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INTERNET

Unilibro contro Google, riflettori sull'”algoritmo killer”

Il Tribunale di Bologna nomina un team di specialisti. Dovranno individuare il malfunzionamento del software di indicizzazione. Secondo l’accusa avrebbero determinato l’oscuramento della libreria online

23 Dic 2014

Lorenzo Forlani

Una squadra di periti nominata dal Tribunale civile di Bologna per comprendere il meccanismo di funzionamento dell’algoritmo di Google, che ha permesso all’azienda di Mountain view di essere il principale motore di ricerca al mondo. Il loro obiettivo sarà quello di dimostrare l’ipotesi che il software di indicizzazione del colosso presenti alcuni difetti, tali da aver probabilmente determinato l’oscuramento della storica libreria online, la Unilibro, che fino al 2010 era il secondo portale del settore per utenti unici davanti a marchi celebri come Bol.it, libreriauniversitaria.it e lafeltrinelli.it.

Oltre al crollo del traffico negli ultitimi quattro anni, a far pensare all’oscuramento sono una serie di comportamenti anomali che i legali di Unilibro Gianluigi Fioriglio e Giuseppe Croari, credono siano il risultato di un malfunzionamento dell’algoritmo di indicizzazione di Google.

Digitando sul motore di ricerca “Unilibro più il titolo di un libro – spiega Croari – i risultati mostrati da Google mostravano ai primi posti sempre le pagine di Ibs.it, come se Mountain view avesse confuso il rapporto di relazione tra due concorrenti, identificandoli invece come siti affiliati alla stessa casa madre”.

Queste in sostanza le motivazioni alla base della causa che Unilibro – di proprietà di Mailtrade – ha deciso di intentare contro Google stessa circa undici mesi fa, con il processo che ora entra nelle fasi finali. Unilibro continua ad avere sul motore di ricerca circa il 50% dei risultati omessi, con i suoi concorrenti Amazon e Ibs che si attestano solo al 15%.

Secondo la tesi accusatoria il presunto “oblio da algoritmo” sarebbe perciò da ascrivere tutto a Google, che però invita a rovesciare le prospettive. In una nota Mountain view “preferisce non fare commenti su una causa che è tuttora in corso”, segnalando che “la ricerca è sviluppata a beneficio degli utenti e non a beneficio dei siti”.

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