Uninettuno, debutto sul referendum per le e-democratic conference - CorCom

Uninettuno, debutto sul referendum per le e-democratic conference

Al dibattito, moderato da Federica Fabrizzi, hanno partecipato Beniamino Caravita di Toritto e Valerio Onida. Pubblico reale e virtuale, con più di cinquecento connessioni per seguire la discussione in live streaming

17 Nov 2016

A.S.

Più di cento persone hanno assistito al dibattito dal vivo e oltre 500 in live streaming attraverso la piattaforma Uninettuno. Sono i numeri del debutto delle e-democratic conference di Uninettuno, dedicato per l’occasione al tema “Referendum costituzionale – le ragioni del sì e del no”, con la partecipazione di Beniamino Caravita di Toritto, docente di Istituzioni di diritto pubblico alla “Sapienza”, e Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale, moderati da Federica Fabrizzi, docente Uninettuno di Istituzioni di diritto pubblico. A porre le domande, oltre al pubblico in sala, nel centro multimediale dell’ateneo, in piazza Grazioli a Roma, anche gli studenti che hanno seguito la diretta e hanno interagito con i loro tweet. A presiedere l’evento il rettore dell’università Uninettuno Maria Amata Garito (nella foto).

È il rettore Garito a dare voce alle tante domande degli studenti tra cui: “Quanto dobbiamo aspettare per avere una nuova riforma costituzionale? Vorrei che sia Onida sia Caravita rispondessero. A questa domanda poi vorrei aggiungere un ricordo – continua Garito – ossia ciò che mi disse l’allora senatore Roberto Ruffilli, nonché responsabile per le riforme istituzionali della DC, il giorno che si insediò il governo De Mita: ‘Le riforme costituzionali non le vedremo né io, né tu, né i figli, né i figli dei figli’. La domanda che vi hanno posto gli studenti, ve la pongo anche io perché abbiamo tutti bisogno di segnali di cambiamento anche nel nostro Paese”.

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Risponde per primo Valerio Onida: “Ha fallito la commissione bicamerale, ha fallito Berlusconi nel 2005, fallisce per ipotesi anche questo governo e non avremo più la ‘grande riforma’. Io sono contento se non c’è più la ‘grande riforma’. Proponete le leggi costituzionali che revisionano punti specifici su cui si può raggiungere un accordo e io credo che questo non richieda tempi biblici, perché ciò eviterebbe la spaccatura del Paese tra riformisti e cosiddetti conservatori”. Di idea opposta Beniamino Caravita che afferma: “Questo modello di bilanciamento non lo puoi avere se approvi pezzo per pezzo. Se da 40 anni tutto il dibattito politico va nella direzione della riforma tenuta insieme ci sarà una ragione. Forse sì, la ragione è che qui si tocca il cuore della distribuzione del potere. O si riesce a mettere tutto quanto in un pacchetto o sennò è evidente che se il NO passa, il Senato rimane così per i prossimi 50 anni”.

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