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TRADE WAR

Huawei alle vie legali: nel mirino il sequestro delle apparecchiature Tlc

L’azienda cinese fa causa al Dipartimento del Commercio Usa. I materiali spediti dalla Cina e poi rimpatriati non sarebbero più soggetti ai dazi doganali

24 Giu 2019

Antonio Dini

Si aggiunge un nuovo capitolo legale allo scontro tra Huawei e il governo americano. Subito prima della chiusura degli uffici per il fine settimana infatti i rappresentati legali dell’azienda cinese hanno presentato una causa contro il Dipartimento del commercio americano per via del sequestro di apparecchiature per le telecomunicazioni spedite dalla Cina negli Usa e poi indietro nuovamente. Nel caso di rimpatrio del materiale, questo secondo i legali dell’azienda, dovrebbe uscire dal perimetro della Export Administration Regulations, cioè non essere soggetto ai dazi doganali né essere sequestrabile.

Secondo Washington gli apparecchi per le telecomunicazioni dell’azienda cinese potrebbero essere usati da Pechino per spiare gli Usa. Huawei nega che sia vero. Nella causa, Huawei ha dichiarato di aver spedito apparecchiature di telecomunicazione dalla Cina, tra cui un server per computer e uno switch Ethernet, a un laboratorio di test in California. Dopo il test, l’attrezzatura è stata rispedita in Cina. Non è stata presentata alcuna domanda di licenza perché non era necessario, sostiene Huawei.

Ma l’attrezzatura è stata sequestrata in Alaska dal governo degli Stati Uniti, e secondo la causa presentata da Huawei non è stata presentata alcuna decisione in merito alla richiesta di una licenza per la spedizione.

“L’attrezzatura – dice Huawei secondo quanto riportano Reuters e Bloomberg – al meglio delle conoscenze di Huawei Usa, rimane in un limbo burocratico in un magazzino dell’Alaska”. Il Dipartimento del commercio Usa non ha risposto alle richieste di commento.

Huawei sostiene che l’apparecchiatura non richiede una licenza perché non rientra in una categoria controllata e perché era stata realizzata al di fuori degli Stati Uniti e veniva restituita allo stesso Paese da cui proveniva. Huawei ha chiesto che l’attrezzatura sia rilasciata per la spedizione o che il Dipartimento del commercio decida in maniera ufficiale che è stata spedita illegalmente.

Le apparecchiature – secondo i legali dell’azienda – erano state spedite a un laboratorio californiano per dei test nel luglio del 2017. Erano sotto il controllo degli ingegneri di Huawei Usa e dovevano essere riportati in Cina quando sono stati sequestrati in Alaska, mentre gli ispettori doganali dovevano controllare se fossero necessari dei documenti di esportazioni. L’azienda cinese sostiene che ha provveduto a fornire tutte le informazioni richieste sulle apparecchiature, che al momento della spedizione non richiedeva alcuna licenza secondo l’Export Administration Regulations dell’epoca.

Intanto l’amministrazione Trump potrebbe richiedere che tutte le attrezzature usate negli Stati Uniti per lo sviluppo della rete 5G, secondo un’anticipazione del Wall Street Journal, siano prodotte al di fuori della Cina. Una mossa che potrebbe spingere gruppi come Nokia ed Ericsson a trasferire le loro attività dal Paese asiatico.

A maggio, l’amministrazione Trump ha aggiunto Huawei all’elenco delle entità, escludendo l’acquisto di parti e componenti da parte delle aziende Usa senza l’approvazione del governo degli Stati Uniti. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che gli Usa potrebbero risolvere i reclami riguardanti Huawei come parte di un accordo commerciale. Però a dicembre è stata arrestata in Canada Meng Wanzhou, Cfo dell’azienda e figlia del fondatore, su richiesta degli Usa. Wanzhou è ancora in prigione a Vancouver, in attesa di estradizione verso gli Usa. La difesa sostiene che sia stata arrestata con accuse che celano un motivo politico.

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