Vestager: "Regole più severe per le big tech, singole azioni antitrust non bastano" - CorCom

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Vestager: “Regole più severe per le big tech, singole azioni antitrust non bastano”

La vicepresidente della Commissione europea: “Stiamo lavorando per predisporre norme che stabiliscano chiaramente cosa un’azienda è autorizzata a fare e cosa no, sia sul fronte della condivisione dei dati sia sul searching”. E chiarisce: “Abbiamo bisogno di un Internet aperto per continuare ad essere innovativi”

23 Feb 2021

F. Me

L’Europa è determinata ad imporre regole più severe alle multinazionali tecnologiche come Amazon, Microsoft, Google e Facebook. Lo assicura la vicepresidente dell’Ue e commissaria Antitrust Margrethe Vestager, in una intervista a Repubblica.

“Stiamo lavorando su regole che stabiliscono chiaramente cosa un’azienda è autorizzata a fare e cosa no. Per esempio, imporremo a grandi piattaforme come Amazon di condividere propri dati con aziende che dipendono dall’accesso alle piattaforme – ha spiegato Vestager – E faremo in modo che le aziende rivelino i criteri in base ai quali vengono generati i risultati di una ricerca o i newsfeeds. Gli operatori dominanti nel mercato non devono usare il loro potere per impedire la concorrenza. Questo è il prerequisito affinché noi in Europa possiamo beneficiare appieno della prossima fase di digitalizzazione”.

“L’importanza delle grandi aziende tecnologiche per la società è cambiata radicalmente negli ultimi cinque anni. Oggi sono più importanti che mai per noi. Ma nella crisi del coronavirus sono emersi con chiarezza anche i problemi – ha sottolineato – Durante il mio ultimo mandato, ho avviato molti procedimenti in materia di concorrenza contro grandi aziende tecnologiche, e mi è diventato chiaro che contro Google o Facebook abbiamo bisogno di armi più potenti dei singoli procedimenti antitrust. II successo e il potere sono inseparabili dalla responsabilità, e i giganti della tecnologia non l’hanno ancora capito. Dobbiamo costringerli a essere all’altezza delle loro responsabilità”.

E ha aggiunto: “L’Europa ha tutte le premesse per essere in prima linea a livello mondiale nella prossima fase di digitalizzazione. Nella prima fase sono emerse aziende gigantesche che realizzano profitti principalmente mettendo in contatto persone e imprenditori. Commercianti con acquirenti, siti Web con utenti di Internet o persone con altre persone. Nella prossima fase l’industria sarà digitalizzata e tutto, proprio tutto, sarà collegato digitalmente. Qui l’Europa può svolgere un ruolo di primo piano. L’industria del continente è forte, siamo innovativi, rilasciamo più brevetti di qualsiasi altra grande economia e abbiamo uno spirito imprenditoriale”.

L’infrastruttura tecnologica proviene principalmente dagli Stati Uniti: “Internet è effettivamente dominato dalle grandi società statunitensi e il loro potere minaccia non solo le nostre democrazie, ma anche le nostre imprese. Democrazia ed economia sono correlate. Google e Co. non possono privatizzare lo spazio pubblico di cui abbiamo bisogno per lo scambio democratico. Abbiamo bisogno di un Internet aperto, anche per restare innovativi” e “gli americani temono i giganti della tecnologia tanto quanto noi. Molti Stati degli Usa stanno partecipando alle cause contro Google e Facebook e alcuni Stati hanno già approvato rigide regole sulla protezione dei dati. L’Europa è stata un pioniere in questo campo” e “sento che l’atmosfera a Washington è decisamente cambiata. Mi aspetto molto dal presidente Biden”.

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