Vetrya, il made in Italy digitale che guarda al mercato globale - CorCom

Vetrya, il made in Italy digitale che guarda al mercato globale

La storia di una startup cresciuta a ritmi da record. Dagli m-payment alle piattaforme per la gestione dei contenuti video sulle reti di tlc. Una scommessa tutta basata sull’innovazione. Ora c’è la Borsa, prima dell’estate. L’Ad Tomassini: “Non sarà un’exit. Vogliamo risorse per crescere nei mercati esteri”

13 Mag 2016

Gildo Campesato

«Confermo: contiamo di approdare a Piazza Affari entro l’estate”, ribadisce a CorCom Luca Tomassini, Presidente e amministratore delegato di Vetrya, gioiello italiano dell’innovazione digitale, in particolare piattaforme broadband per la distribuzione di contenuti multimediali e servizi digitali a valore aggiunto. Basta fare un giro nel corporate campus di Vetrya, ad Orvieto, per finire in un altro mondo: più Silicon Valley che periferia industriale italiana. Un giardino di 400 rose (gestite da un’app ad hoc) saluta all’ingresso, vetrate piene di luce, asilo per i figli dei dipendenti, palestra, campi da calcetto e da tennis, lavanderia, centro estetico, sale per iniziative culturali e ludiche, opere d’arte alle pareti, niente badge ma orari flessibili, un clima interno che invita alla collaborazione e al lavoro creativo.

Non sorprende che Great Place to Work abbia giudicato il gruppo di Tomassini il secondo posto in cui si lavora meglio in Italia, gratificandola con un premio speciale per il welfare. Nel palmares aziendale spiccano ben quattro premi nazionali all’innovazione tra cui due “Premi dei Premi” e un riconoscimento significativo di Martin Cooper l’inventore del telefono cellulare: “Congratulations on your contributions to the modern world of mobile telecommunications. Please continue your technological contributions, the world is counting on you”.

Bella soddisfazione.

Direi di sì. La chiave è mettere le persone al primo posto. Il nostro successo dipende soprattutto da loro. Sono le persone a rendere unico il mio gruppo. Lavoriamo con persone intelligenti e determinate, privilegiando le capacità all’esperienza. L’età media è di 30 anni, il 95% sono ingegneri o laureati in scienze della comunicazione. È questa la nostra forza.

In Italia c’è spazio per innovatori come lei? Basta solo crederci?

Innovatori sono le persone che vedono oltre quello che si ha davanti gli occhi, perché lo osservano con le lenti della passione: il motore che muove tutto. Nella vita serve coraggio e determinazione. Spesso si ha poi la fortuna di incontrare persone che contribuiscono al successo dell’impresa e della vita, come mia moglie Katia Sagrafena, Direttore generale del gruppo. Anche questa è innovazione.

Adesso è arrivato il momento dell’exit, l’ambizione di molti imprenditori.

La quotazione sul mercato Aim non è affatto un’uscita. Anzi. Con la Borsa finanzieremo il nostro futuro. Diventeremo una piccola public company internazionalizzata, anche come presenze nel capitale. La quotazione è un modo di continuare il cammino percorso accentuando e rafforzando i progetti di espansione e di crescita.

Quali, in particolare?

Lo sviluppo sui mercati esteri. Le nostre piattaforme garantiscono revenue stream provenienti da broadband services, m-commerce, digital advertising, smart mobile hub distribution, second screen platform, Ottv distribution, mobile payment da qualsiasi device. Sono business che si prestano al mercato globale. Con servizi di mobile payment già operiamo in Portogallo, Spagna, Sudamerica e fra breve in Turchia, Egitto e a Dubai; entro fine anno in altri 6 Paesi europei.

Che numeri mostrate agli investitori?

Nel 2015 abbiamo chiuso con 37 milioni di ricavi ed un Ebitda di 5 milioni, investendo mediamente il 5% dei ricavi innovazione. Siamo cresciuti con un Cagr del 154%. I primi mesi del 2016 confermano la crescita. Si è dimostrata una scelta vincente il posizionamento su piattaforme che distribuiscono servizi su reti broadband, supportando contenuti di qualunque tipo, video in particolare, e su qualunque tipo di device: dagli smartphone agli smartwatch, dai tablet alle connected-tv.

Che tipo di servizi, nello specifico?

Encoding, sistemi di pagamento, protezione, storage, Drm, interattività, sviluppo applicazioni e servizi correlati. Tutte le nostre piattaforme sono in cloud, progettate per essere scalabili e disponibili in qualsiasi parte del mondo. Ciò faciliterà la nostra espansione internazionale. Lavoriamo sul digital advertising con piattaforme che aggregano i flussi di profilazione distribuendoli sui portali di interesse o gestiscono il pre-roll della pubblicità sui video. Ad esempio, contribuiamo alla piattaforma Lena del Gruppo L’Espresso per lo sharing dei contenuti tra le principali testate giornalistiche europee. Ci occupiamo di tante altre cose, come media asset management, mobile entertainment, mobile payment, servizi a valore aggiunto per reti broadband, digital advertising, big data, internet tv, internet degli oggetti e applicazioni consumer.

E siete già sbarcati negli Usa.

Nel 2014. Abbiamo creato Vetrya Inc., basata a Palo Alto, nella Silicon Valley. Serve a dare valore sui mercati internazionali alle tecnologie alle applicazioni che sviluppiamo in Italia nel nostro corporate campus. Abbiamo lanciato Blabel, una piattaforma di instant messaging multidevice che incontra un buon successo in zone come India, Sud America, Afghanistan, Azerbaigian. Paesi in cui non avremmo mai pensato di avere utenti. È la forza delle applicazioni con store globali.

Volete fare concorrenza a WhatsApp?

Nella Rete c’è posto per tutti! Il nostro modello è creare una community di utenti che usano la nostra piattaforma per poi applicarvi modelli di business adeguati in caso di successo. Per questo ne lanceremo altre, già quest’anno.

Oltre le piattaforme di distribuzione contenuti siete molto attivi su mobile payment.

Al di là della tecnologia, Nfc o no, la sfida è creare canali di pagamento complementari agli attuali. Ed il mobile si presta molto. Continuiamo a crederci: abbiamo sviluppato una piattaforma, Digitalpay, per gestire i micropagamenti. Ma senza una legislazione che consideri l’evoluzione tecnologica l’Italia avrà difficoltà a fare passi avanti significativi.

Come vedi il futuro?

Ci troviamo a vivere la più grande rivoluzione culturale, sociale e imprenditoriale dall’avvento di internet: la convergenza del mondo reale e del mondo digitale. Un “nuovo modello di vita”, alimentato e sostenuto dalle nuove tecnologie. Guardando al futuro vedo velocità. Velocità in tutti gli ambiti: accesso internet, realità virtuale, mondo connesso. E soprattutto l’avanzamento dell’intelligenza dei computer. Noi ci crediamo e siamo convinti che il nostro Paese potrà contribuire alla crescita di questo nuovo mondo, che in fondo ha un solo obiettivo: mette l’uomo al centro di tutte le cose; al centro della sua vita.

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