SCENARI

Vola il venture capital britannico. E batte Usa e Cina

Crescono del 44% i finanziamenti alle startup hi-tech in Uk contro il -20% degli Usa e il -65% della Cina. Fintech, AI ed energy i settori vincenti. Ma sul futuro pesa l’incognita Brexit

15 Gen 2020

Patrizia Licata

giornalista

Nel 2019 gli investimenti nelle startup tecnologiche britanniche sono cresciuti del 44% per raggiungere la cifra-record di 13,2 miliardi di dollari: lo rivela lo studio condotto dall’associazione industriale Tech Nation e dalla società di ricerca Dealroom per conto del governo del Regno Unito. Il ritmo con cui è aumentata l’infusione di venture capital alle imprese innovative britanniche è in decisa controtendenza rispetto alle prestazioni di Stati Uniti e in Cina, entrambe col segno meno e con un vero crollo per la Cina (-65%, gli Usa calano del 20%).

Usa e Cina restano leader per valore totale degli investimenti: le startup americane hanno attratto 116 miliardi di dollari di venture capital nel 2019, quelle cinesi 33,5 miliardi.

Deal milionari nel fintech e nell’AI

Le statistiche di Tech Nation e Dealroom indicano che quasi la metà (5,9 miliardi di dollari) del capitale di ventura investito nelle startup britanniche arriva da investitori statunitensi e asiatici. 

Una delle maggiori aree di interesse sono le nuove imprese del fintech: in quest’ambito startup come la banca online Monzo e la società dei pagamenti Internet Klarna hanno attratto finanziamenti da decine di milioni di dollari dagli americani (144 milioni per Monzo e 460 milioni per Klarna).

Altri settori emergenti in cui investono capitalisti di ventura americani e asiatici in Uk sono quelli dell’intelligenza artificiale, della “deep tech” e delle energie pulite. Per esempio Benevolent AI (intelligenza artificiale applicata al settore sanitario) ha ricevuto 90 milioni di dollari l’anno scorso; Melody (realtà virtuale) ne ha ricevuti 60 milioni, Ovo (energia) 260 milioni.

“Il Regno Unito e l’Europa sono stati visti finora come mercati marginali nell’economia tecnologica globale, ma adesso il Regno Unito è uno dei maggiori player“, ha commentato su Cnbc.com Saul Klein, co-fondatore del venture fund LocalGlobe.

In Europa in generale, “gli investitori stanno valutando le opportunità nel settore hitech che fino ad oggi consideravano meno interessanti”, ha evidenziato sul Financial Times Frederic Court, fondatore e managing partner del fondo di investimento Felix Capital.

Europa col segno più

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Lo scorso anno la Gran Bretagna ha attratto un terzo di tutti gli investimenti di venture capital (40 miliardi di dollari) nelle startup dell’Europa, secondo i dati diffusi da Tech Nation e Dealroom. Anche altri paesi del vecchio continente hanno registrato una crescita: i finanziamenti alle startup della Germania sono aumentati del 41% a 7 miliardi di dollari e quelli per le startup della Francia sono saliti del 37% a 5,2 miliardi. Ma il valore totale attratto dalle imprese hitech del Regno Unito (13,2 miliardi di dollari) è quasi il doppio delle concorrente più vicina, la Germania.

Per Dealroom la capacità di creare competenze hitech e di remunerare gli investitori anche nelle prime fasi di sviluppo delle startup è ciò che rende il mercato Uk attraente. Il ministro britannico al Digitale Matt Warman sottolinea anche l’ambiente favorevole al business, la posizione geografica e la lingua.

Il Regno Unito conta 77 startup tecnologiche con valutazione oltre un miliardo di dollari, i cosiddetti unicorni, il doppio di qualunque altro paese europeo e terzo solo a Usa e Cina.

La trade war e l’incognita Brexit

Per gli analisti americani, tuttavia, anche le tensioni commerciali tra Usa e Cina sono responsabili del crollo degli investimenti nelle startup americane e cinesi. I capitalisti di ventura sentono di avere meno certezze e volgono lo sguardo all’Europa. Secondo Klein di LocalGlobe, tutte le nuove imprese europee del deep tech hanno enormi opportunità di vendere tecnologie a Usa e Cina, visto che le due superpotenze difficilmente scambieranno tecnologie tra di loro negli anni a venire.

Anche le valutazioni-boom delle startup cinesi e americane spingono gli investitori a guardare ai mercati dell’Europa, nel timore che le imprese rampanti della Silicon Valley e degli hub tecnologici cinesi siano oggetto di speculazioni che rendono l’investimento molto più rischioso.

Resta da vedere quale potrebbe essere il peso della Brexit nello sviluppo dell’industria hitech britannica: potrebbe rafforzare gli ecosistemi locali e limitare la fuga di talenti verso altri hub europei come Berlino, Parigi e Barcellona oppure isolare un mercato finora vibrante convincendo gli investitori ad allargare di più lo sguardo verso gli altri mercati europei.

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