Wearable device, risorsa preziosa per la Pubblica Sicurezza - CorCom

SCENARI

Wearable device, risorsa preziosa per la Pubblica Sicurezza

La rete di sensori indossati facilita il lavoro degli agenti, aiutandoli a prendere decisioni istantanee e fornendogli informazioni immediate e rilevanti. L’analisi di Massimo Sangiovanni (Motorola)

20 Dic 2016

Massimo Sangiovanni - Vice President Marketing Americas - Motorola Solutions

Tra le tante tecnologie a larga diffusione degli ultimi anni ci sono quelle indossabili: l’utilizzo di dispositivi smart, chiamati comunemente wearable device, è aumentato esponenzialmente in tutti gli ambiti, sia consumer che professional. Progettati inizialmente come prodotti specialistici per misurare performance sportive, con l’avvento della banda larga mobile e degli smartphone il loro utilizzo si è esteso vertiginosamente in tutti i settori passando dall’utilizzo consumer al mondo professionale, inclusa la Pubblica Sicurezza.

Quando si tratta di Pubblica Sicurezza, dove talvolta c’è in gioco la vita degli operatori, la progettazione deve tenere in considerazione le specifiche necessità dell’utilizzatore, sia esso un agente di polizia, un vigile del fuoco o un operatore paramedico quindi con esigenze ed implicazioni molto diverse da quelle pensate per i consumatori.

I dispositivi per la pubblica sicurezza offrono due vantaggi fondamentali:

Il primo consiste nell’aumento della conoscenza della situazione da parte di tutto il team presente nella centrale di comando. Normalmente la comunicazione con la centrale avviene tramite radio, ma quando gli agenti sono impegnati nella gestione di una situazione critica non sempre sono nella condizioni di comunicare in maniera continua. Ed è in queste situazioni che i dispositivi indossabili aumentano notevolmente le quantità di informazioni fornite alla centrale, in modo automatico, senza l’intervento dell’agente impegnato nell’azione. I sensori, connessi tra loro, creano un ecosistema chiamato PAN (Personal Area Network), ossia una rete il cui hub è la persona; le informazioni che essi raccolgono spaziano in vari ambiti, dalla posizione tramite localizzazione GPS, al rilevamento di colpi d’arma da fuoco grazie ai sensori audio, dalla condizione fisica dell’agente tramite i sensori biometrici, sino alla stato dell’arma (ad esempio se l’arma è stata estratta dalla fondina) tramite i sensori di contatto.

Il secondo vantaggio offerto dai dispositivi indossabili riguarda l’utilizzatore stesso.

La rete di sensori indossati riesce a comprendere – sulla base di parametri predefiniti e segnali recepiti – il contesto in cui l’agente sta agendo e interagisce con l’agente per aiutarlo a prendere decisioni istantanee fornendogli informazioni semplici, immediate e rilevanti per situazione.

Un esempio aiuta a capire il concetto: un agente di polizia che arriva sulla scena del crimine, esce dal veicolo estraendo la propria arma e si lancia all’inseguimento di un sospetto.

In queste situazioni di stress elevato il corpo umano riduce alcune capacità cognitive per focalizzare l’attenzione sul pericolo o sulla missione. I principali indicatori di stress sono accelerazione del battito cardiaco, riduzione del campo visivo, minor capacità di comunicare ed ascoltare frasi complesse, oltre alla diminuzione della coordinazione della muscolatura piccola tipica delle mani e delle dita, che si traduce nella difficoltà di utilizzare un piccolo schermo di uno smartphone o una piccola tastiera; l’ultima cosa di cui l’agente ha bisogno è essere distratto dal suo compito, al contrario ha la necessità di essere aiutato tramite procedure e strumenti semplici.

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Il mantra che guida la progettazione dei dispositivi per la sicurezza pubblica è “sguardo in avanti e mani libere” per poter lasciare l’agente focalizzato sulla missione ed in grado di reagire tempestivamente (ad esempio estraendo l’arma). Ed è qui che la tecnologia può venire in aiuto: fornendo informazioni critiche in modo semplice e automatico, ad esempio tramite brevi comandi vocali, vibrazioni o indicazioni luminose.

Un ruolo essenziale, oltre ai sensori, lo gioca pertanto l’interfaccia uomo-macchina.

L’interfaccia tra l’utente, la sala di controllo e i dispositivi indossabili definisce quindi il successo di una tecnologia: la progettazione di questi dispositivi, quando sono destinati agli operatori di Pubblica Sicurezza, deve essere in grado di garantire la capacità di interfacciarsi nel modo più appropriato soprattutto in situazioni di emergenza.

Un esempio sono gli smart glasses o le Smart Body Worn Camera che rappresentano un’occasione davvero formidabile per fornire informazioni visive contestuali, istantaneamente e mantenendo libere le mani degli operatori. Gli smartglass con Heads Up Display (HUD) hanno numerose funzioni che spaziano dalla registrazione video, all’indicazione di una criticità tramite indicatori luminosi tipo “semaforo”, o quando si tratta di indicare la direzione verso un potenziale pericolo.

Le smart Body Worn Camera, oltre alla possibilità di registrare automaticamente un video o scattare una foto, a secondo della situazione, hanno anche la capacità di elaborare quanto acquisito e trasmetterlo in centrale di comando o agli altri agenti di supporto.

Un’altra interfaccia potenzialmente interessante sono i dispositivi tattili. Indossando uno di questi dispositivi tattili al polso o su un dito – che è molto più sensibile alle vibrazioni – semplici brevi sequenze di vibrazioni possono essere usate per avvisare di situazioni critiche.

Come detto in precedenza, qualunque sia l’interfaccia con l’utente, è fondamentale che gli operatori rivolgano la loro attenzione all’ambiente circostante potenzialmente pericoloso e rimangano concentrati sulla missione e non distratti dalla tecnologia; questo è il motivo per cui le radio ed i sistemi vocali rimarranno comunque una componente fondamentale dell’ecosistema dei dispositivi per le attività mission-critical.