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L'INCONTRO

Web tax e fake news, prove di accordo Ue-Facebook

Nel faccia a faccia con la Commissione, Mark Zuckerberg si è detto pronto a collaborare a patto che alle piattaforme non siano addebitate responsabilità editoriali per i contenuti postati. Bruxelles non ci sta: “Pronti ad andare avanti da soli”. Apertura sul fisco. Intanto il magnate George Soros chiede la rimozione del ceo dalla guida del social

18 Feb 2020

F. Me.

Un compromesso tra le big tech e l’Unione europea è possibile. Bruxelles inizia a fare sul serio sul digitale e, davanti alla possibilità di norme più severe, Facebook è pronto a collaborare. Ma non su tutto.  Sul tavolo temi chiave come la web tax, la fake news e la tasparenza degli algoritmi.

Fake news e privacy

Zuckerberg accetta limiti alla privacy, la definizione del confine sulla liceità della pubblicità elettorale, l’equilibrio tra tutela della privacy e diffusione di dati personali che, dice, devono essere definiti da autorità percepite dai cittadini come legittime, in grado di costruire un vasto consenso. Ma al tempo stesso il fondatore di Facebook non accetta responsabilità editoriali per i contenuti e invita a non varare regole troppo stringenti che limiterebbero la capacità dei grandi gruppi di sviluppare soluzioni innovative.

Ecco perché il commissario all’Industria, Thierry Breton, ha annunciato che l’Unione europea è pronta a mettere in atto “misure vincolanti” se i colossi del web non si auto-regoleranno sul fronte dell’hate speech e delle fake news. “Se tutte le piattaforme che operano nel continente europeo non rispettano le condizioni – ha chiarito dopo l’incontro con Zuckerberg – saremo costretti a intervenire in modo più rigoroso”.

Web tax

A due anni dall’audizione su Cambridge Analytica, Zuckerberg si è detto pronto anche a subire “danni nel breve periodo” da una maggiore regolamentazione, conscio dell’importanza che la sfida rappresenta “nel lungo termine”. A partire dalla web tax, che porterebbe nelle casse europee fino al 4% in più di entrate per ogni Stato. “Le aziende tecnologiche – ha assicurato Zuckerberg – dovrebbero servire la società e pertanto sosteniamo gli sforzi dell’Ocse per creare regole fiscali globali eque per Internet”. E, se non si dovesse trovare l’accordo internazionale osteggiato dagli Usa, Bruxelles ha promesso di agire da sola.

Nella bozza del white paper in cui mercoledì scoprirà le sue carte sull’intelligenza artificiale, l’esecutivo Ue parla chiaro: “Le compagnie che vogliono giocare in Europa devono pagare in Europa, è inaccettabile che alcune società paghino le tasse e altre no”. Il tono conciliante di Facebook quindi non appaga l’Ue. Perché, dice la commissaria per la Trasparenza, Vera Jourova, le big tech sono “parte dei problemi che esse stesse hanno contribuito a creare”. Tra cui algoritmi e trattamento dei dati personali opachi, diffusione di fake news e discorsi di odio. Su cui a Bruxelles non vogliono più transigere. “Se tutte le piattaforme che operano in Europa non rispetteranno le condizioni” per frenare l’odio e la disinformazione online, “saremo costretti a intervenire in modo più severo”, ha avvertito il commissario per il Mercato interno, Thierry Breton, che attende una presa di responsabilità da parte delle Big Tech “nei confronti dei cittadini e della democrazia”. Raramente c’è una risposta “giusta” per il web, ha sottolineato Zuckerberg, “ma è altrettanto importante che le decisioni vengano prese in un modo ritenuto legittimo dalle persone”. Proprio quelle che l’Ue vuole tenere al centro dell’innovazione: a Facebook la scelta tra essere “una forza del bene o del male”.

L’affondo di George Soros

Il magnate George Soros chiede di rimuovere Mark Zuckerberg dal suo ruolo il ceo di Facebook, perché colpevole, a suo dire, di “oscurare i fatti” e di “essere impegnato in una sorta di accordo di assistenza reciproca con Donald Trump che lo aiuterà a essere rieletto”. La richiesta è contenuta in una breve lettera pubblicata dal Financial Times. Secondo Soros, Zuckerberg “dovrebbe smetterla di offuscare i fatti sostenendo con religiosa devozione di essere a favore di una regolamentazione del governo” americano sulle Big tech. “Facebook non ha bisogno di aspettare per una normativa governativa che impedisca loro di accettare ogni pubblicità politica nel 2020 fino al termine delle elezioni del 4 novembre” negli Stati uniti, continua la lettera, “se c’è un dubbio sul fatto che una pubblicità sia politica dovrebbe mantenersi cauto e rifiutare di pubblicarla. Ma è improbabile che Facebook segua questa procedura”. “Quindi – scrive Soros – ripeto la mia proposta: Zuckerberg e Sheryl Sandberg (direttrice operativa di Fb, ndr) dovrebbero essere rimossi dal controllo di Facebook. Va da sè che io supporti una regolamentazione del governo sulle piattaforme online”.

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