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LE NUOVE NORME

Web tax, la palla passa al nuovo governo. Ma la vera partita si gioca in Europa

Il provvedimento contenente la tipologia di servizi soggetti a tassazione deve essere varato entro il 30 aprile. In attesa delle indicazioni di Bruxelles i tempi si allungano e l’elaborazione toccherà all’esecutivo che verrà. Intanto la Commissione presenterà a marzo una sua proposta che rischia di mandare in cantina la legge italiana

21 Feb 2018

Federica Meta

Giornalista

“Entro fine marzo la Commissione europea esprimerà una posizione e in base a questo orientamento si potrà decidere come andare avanti”. Lo ha detto il vice ministro dell’Economia Luigi Casero a margine di un convegno sul fisco organizzato oggi al ministero in merito al decreto ministeriale, atteso entro il 30 aprile sull’applicazione della web tax (in vigore dal 2019), che dovrà stabilire quali servizi saranno tassati e quali no. Il decreto dovrà individuare “le prestazioni di servizi effettuate tramite mezzi elettronici” rientranti nell’ambito del nuovo tributo. La Commissione Ue esprimerà una posizione sottoforma di direttiva e/o raccomandazione e il decreto dovrebbe quindi limitarsi ad elencare i servizi coinvolti. “Sarebbe inutile – ha precisato Casero – fare una cosa che rischia di essere bocciata dall’Europa”.

La tassa sarà applicata come ritenuta alla fonte sulle transazioni e colpirà solo i soggetti che effettuano oltre 3mila transazioni di servizi nell’anno solare. Scompaiono sia le comunicazioni all’agenzia delle Entrate e dunque lo spesometro per tracciare le imprese digitali, sia il credito d’imposta riconosciuto alle imprese residenti per evitare doppie tassazioni e scompare anche il ruolo di sostituti d’imposta a carico delle banche. Non saranno comunque penalizzate le piccole imprese in contabilità semplificata e i cosiddetti minimi. L’entrata in vigore resta fissata al 1° gennaio 2019 e, con l’addio al credito d’imposta, il gettito già stimato in 114 milioni al senato aumenta di altri 76 milioni.

La tabella di marcia si incrocia dunque con le elezioni perviste il 4 marzo e con la fasi convulse della formazione del nuovo governo. Una cosa è certa: se non verrà varato il decreto attuativo la web tax resterà una chimera. Bisognerà capire che intenzioni avranno i nuovi vertici del Mef cui toccherà la redazione del decreto.

Altro nodo riguarda la durata della web tax italiana che rischia di diventare “carta straccia” se la Ue rispetterà la road map della proposta comunitaria. Il commissario Ue per gli Affari economici e monetari Pierre Moscovici proporrà a marzo una tassa valida per tutta l’Unione. Nonostante i caveat arrivati dall’Ocse (il segretario generale Angel Gurria ha chiesto all’Unione europea di frenare al momento sulla tassa sulle imprese del digitale), Moscovici in si è detto pronto a mettere sul tavolo “un pacchetto di proposte per la tassazione delle aziende digitali in Ue basata Common Consolidated Corporate Tax Base (CCCTB)”: la base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società.

L’accordo di massima tra tra Commissione ed Europarlamento  è stato raggiunto. La riscossione avverrà a livello centrale, niente ripartizione tra gli Stati membri

I ricavati della tassazione non saranno ripartiti tra gli Stati membri ma saranno di proprietà esclusiva della Commissione che li metterà a bilancio come risorse proprie”. Il progetto prenderà forma nel Bilancio 2020.

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