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FISCO

Web tax, l’accordo Macron-Trump rispariglia le carte

Intesa raggiunta al G7 di Biarritz sulla tassa alle big tech voluta dalla Francia. La chiave di volta? Una regolamentazione internazionale in chiave Ocse. E se necessario Parigi rimborserà quanto non dovuto

27 Ago 2019

L. O.

“Un ottimo accordo sulla web tax”. Lo ha annunciato il presidente francese, Emmanuel Macron, nel corso della conferenza stampa congiunta di fine G7 a Biarritz insieme al presidente Usa Donald Trump. Sul tema, ha detto Macron, “c’è stato molto nervosismo a fronte di una serie di malintesi“, ma il lavoro “dei nostri ministri ci ha consentito” di arrivare a un risultato positivo. Il nostro obiettivo, ha detto, “è di arrivare a una regolamentazione della materia a livello internazionale in ambito Ocse e una volta che questa intesa sarà stata raggiunta la legislazione francese verrà superata e nel caso le imposte pagate in eccesso verranno rimborsate”.

L’accordo sulle tasse digitali non è il solo tema toccato. Nel corso dell’incontro sono state gettate le basi per una politica di distensione da parte degli Usa a favore di un “commercio mondiale – recita la dichiarazione mondiale – aperto e giusto” e spunta “alla stabilità dell’economia mondiale. Trump, secondo i media, ha detto di pensare che gli Usa potranno trovare un accordo commerciale equo con la Ue senza imporre le tariffe sull’import di auto europee come aveva minacciato.

L’accordo arriva in un momento di massima tensione, sulla web tax. La Francia ha già intrapreso la strada della tassa sui servizi digitali: il parlamento a luglio ha approvato l’introduzione di un’addizionale del 3% sui ricavi maturati attraverso servizi digitali in Francia per le aziende con più di 25 milioni di euro di fatturato sul mercato nazionale e con 750 milioni di euro di fatturato a livello globale. E dopo Parigi anche Madrid si prepara con il nuovo governo a adottare la web tax, ha assicurato il ministro spagnolo dell’Economia ad interim Nadia Calvino.

Macron aveva definito il sistema che fornisce alle società uno “status di paradiso fiscale permanente” semplicemente “pazzo”. Mentre Trump aveva minacciato di rispondere all’imposta francese sui servizi digitali con l’innalzamento di tasse sulle importazioni di vino francese negli Stati Uniti.

Ma è sull’intero fronte europeo che il tema sta emergendo con forza. La presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, nel presentare il suo programma ha sottolineato la volontà di intervenire su questo fronte convinta che il prelievo fiscale deve avvenire laddove vengono generati i profitti, dando contributo allo stato sociale, ai sistemi scolastici e universitari, alle infrastrutture pubbliche.

Rivolgendosi al governo Trump, Macron aveva chiesto collaborazione per la riforma globale fiscale così da costringere anche i giganti tecnologici a contribuire equamente al bene comune. Ma “i grandi player digitali non lo stanno facendo”, aveva dichiarato: “Io non sono d’accordo con l’attuale sistema, non penso vada bene nemmeno per i lavoratori americani”, riferendosi al fatto che gli Over the Top hanno al momento la facoltà di detenere la propria sede legale europea, e quindi di versare le tasse, in veri paradisi fiscali, come il Lussemburgo e l’Irlanda, a prescindere da dove vengono generate le revenue.

In questo contesto conflittuale il nostro Paese ha annunciato un rinvio della web tax. “Eravamo in attesa di decisioni a livello europeo per avere provvedimenti concordati, poi rimandate – aveva annunciato a luglio il ministro dell’Economia e Finanze, Giovanni Tria, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato -: vedremo quale sarà la decisione e come saranno accolte le proposte dell’Ocse, in ogni caso siamo in tempo per far partire questo provvedimento per l’anno prossimo. Non ci sono problemi di bilancio”.

Una decisione che ha sollevato polemiche, soprattutto nell’opposizione. “La posizione del ministro conferma i nostri sospetti – ha evidenziato Francesco Boccia, deputato PD e responsabile Economia digitale del Partito Democratico – Il governo Conte è completamente subalterno alle evidenti pressioni delle multinazionali del web che hanno interesse a rinviare l’introduzione della tassazione nel nostro Paese così come negli altri paesi europei”.

“Non a caso la Francia – aveva detto ancora – è partita indipendentemente dal resto d’Europa, così come aveva provato a fare l’Italia nel 2013. Il nuovo rinvio ci costerà un ulteriore buco di 150 milioni di euro sul 2019, stimati dallo stesso governo Conte”.

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