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MERCATO UNICO DIGITALE

Web tax, Moscovici: “A marzo pacchetto regole Ue, Google pronta a collaborare”

“Le aziende del digitale sono tassate al 9%, quelle tradizionali al 23%. Non è accettabile, è questione di level playing field”, afferma il commissario agli Affari economici. Bacchettata ai ministri Ue sulla black list dei paradisi fiscali: “Senza trasparenza, credibilità a rischio”

30 Gen 2018

Patrizia Licata

giornalista

Il commissario Ue per gli Affari economici e monetari Pierre Moscovici proporrà a marzo una web tax valida per tutta l’Unione. Nonostante i caveat arrivati dall’Ocse (il segretario generale Angel Gurria ha chiesto all’Unione europea di frenare al momento sulla tassa sulle imprese del digitale), Moscovici in un’intervista al sito Euractiv si dice pronto a mettere sul tavolo “un pacchetto di proposte per la tassazione delle aziende digitali in Ue basata Common Consolidated Corporate Tax Base (CCCTB)”, ovvero la base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società. Moscovici intende anche proporre “misure di breve termine capaci di generare entrate. Ci stiamo lavorando, stiamo discutendone con i paesi Ue”.

Moscovici conferma di voler collaborare con l’Ocse e cercare soluzioni multilaterali. “Stiamo cercando insieme di definire che cosa si debba intendere per presenza digitale, ma abbiamo anche assoluto bisogno di una legislazione europea”, chiarisce il commissario europeo. “L’approccio dell’Ue”, afferma Moscovici, “non è protezionistico e non mira a difendere i puri interessi dell’Europa. Si tratta invece di creare un level playing field. Per quanto ne sappiamo, le aziende del digitale sono tassate al 9%, quelle tradizionali al 23%. Non è accettabile”.

Moscovici ha già incontrato rappresentanti di Google a Davos, in occasione del World Economic Forum, e continua i suoi negoziati a Bruxelles. “Le imprese del digitale capiscono che lo stato di cose attuale non può essere mantenuto”, afferma Moscovici. “Devono pagare le tasse in misura proporzionale al volume d’affari. Non vuol dire essere contro il digitale, ma a favore di regole con cui tutti i player competono ad armi pari”.

Sul tema dei paradisi fiscali il commissario Ue considera inaccettabile il rifiuto da parte dei paesi membri di rendere noti gli impegni presi con le giurisdizioni incluse nella “black list” dell’Unione europea. Gli Stati Ue si giustificano dicendo di non voler violare la riservatezza di questi accordi ma Moscovici taglia corto: “Non ci credo! I ministri devono rendersi conto che a rischio è la stessa credibilità della lista dei paradisi fiscali. Un processo credibile richiede tre elementi: screening severo dei paesi nella lista grigia, trasparenza, sanzioni. Parlamenti, media, Ong e cittadini devono sapere quali impegni sono stati presi da queste giurisdizioni per uscire dalla black list: ai ministri non basta dire che c’è la lista e difendere lo status quo, l’Europa vuole e può vincere la battaglia dell’elusione e dell’evasione fiscale“.

Lo scorso dicembre i paesi dell’Ue-28 hanno approvato una lista di 17 paradisi fiscali. Allora Moscovici aveva esortato i paesi membri ad adottare sanzioni a livello nazionale contro le imprese che hanno rapporti con i paradisi fiscali inseriti nella lista nera, ma senza esito.

Il commissario non si lascia sfuggire un commento sulle politiche di Donald Trump e sul potenziale impatto sulle cooperazioni internazionali nonché sulle iniziative Ue in materia fiscale: “E’ chiaro che la priorità di questa amministrazione Usa non è il multilateralismo”, dice Moscovici, che sulla riforma fiscale di Trump scuote la testa: “Potrebbe inficiare il lavoro svolto da G20 e Ocse contro l’evasione”.

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