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MERCATO UNICO DIGITALE

Web tax, ecco la data ufficiale: proposta Ue il 21 marzo

L’annuncio del commissario Pierre Moscovici: “L’Europa vuole una soluzione condivisa anche con gli Ott”. E rilancia sui negoziati con l’Ocse. Ma l’opposizione di Irlanda e Lussemburgo rischia di essere un freno all’iniziativa di Bruxelles: occorre un sì all’unanimità per qualsiasi modifica alla normativa fiscale

22 Feb 2018

Patrizia Licata

giornalista

“Web tax, la macchina si è messa in moto”: ha commentato così Pierre Moscovici, commissario europeo agli Affari economici e monetari, la manovra con cui la Commissione europea intende arrivare a presentare la sua proposta per il 21 marzo. “So che la notizia non piacerà ad alcuni in questa platea”, ha detto Moscovici durante una conferenza organizzata a Bruxelles dalla lobby DigitalEurope e alludendo alla presenza tra il pubblico di aziende che sarebbero toccate da una web tax, tra cui Google, Microsoft e Intel. “Ma la tassazione digitale non è più una questione di se“, ha aggiunto Moscovici. L’idea è di applicare una tassa del 5%.

Il commissario francese ha ribadito, riporta il sito Euractiv, che esiste una “profonda spaccatura tra dove i profitti digitali vengono generati e dove vengono tassati – se vengono tassati”. Moscovici ha continuato dicendo che le entrate dei giganti della tecnologia sono in costante e veloce crescita e che le leggi fiscali non sono adeguate. La crescita media annua dei ricavi per “le migliori aziende digitali” si è attestata intorno al 14% dal 2011 a oggi, a fronte di un tasso di crescita dello 0,2% per le altre multinazionali e del 3% per le aziende dei settori It e delle telecomunicazione.

Le aziende del digitale sono tassate al 9%, quelle tradizionali al 23%. Non è accettabile”, ha più volte ribadito il commissario. “L’approccio dell’Ue non è protezionistico e non mira a difendere i puri interessi dell’Europa. Si tratta invece di creare un level playing field“. Alla conferenza di DigitalEurope, Moscovici ha però anche chiesto alle aziende del digitale di collaborare per trovare insieme alle autorità una soluzione: “Non c’è alcun bisogno di mettere in contrapposizione i paesi Ue e le digital companies, condividiamo tutti gli stessi interessi”. Anche per questo il 7 marzo a Bruxelles Moscovici ospiterà una tavola rotonda con i rappresentanti di alcune aziende tecnologiche: l’Ue non vuole imbrigliare l’innovazione né muoversi da sola.

A questo proposito il commissario Ue ha confermato di voler lavorare con l’Ocse su una soluzione internazionale. Tuttavia i negoziati globali richiederanno tempo e la proposta Ue di marzo si rende necessaria per rispondere alle crescenti preoccupazioni degli stati membri sui versamenti fiscali da parte dei colossi hitech. Queste preoccupazioni sono “condivise al più alto livello politico in molti governi europei”, ha sottolineato Moscovici. L’Italia è, insieme a Francia, Germania e Spagna, tra i paesi che più insistono sulla web tax; il sostegno degli altri stati membri è diffuso, con l’eccezione di Irlanda e Lussemburgo, che non appoggiano la proposta di modificare la tassazione per le imprese digitali. Occorre un sì all’unanimità per qualsiasi modifica alla normativa fiscale dell’Ue.

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