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BLACKLIST

Windows messo al bando, Pechino lancia il suo sistema operativo

Non ha ancora un nome ma sarà lanciato a ottobre il sistema operativo destinato a rimpiazzare l’Os di Microsoft bandito a maggio dal governo cinese. Prima tappa la sostituzione su pc e laptop, poi su smartphone e tablet

25 Ago 2014

Domenico Aliperto

Per chi si stesse chiedendo come avrebbe farà la rete informatica pubblica cinese a sopravvivere senza Windows 8 (che, ricordiamo, è stato messo al bando dal governo lo scorso maggio, in seguito ai sospetti generati dalle rivelazioni di Edward Snowden in tema di cyber security), la risposta si può riassumere in una sola parola: autarchia. Pechino sta infatti mettendo a punto un sistema operativo proprietario che a partire da ottobre dovrebbe fare le veci del software di Redmond, giudicato a rischio rispetto alla protezione di informazioni sensibili. L’estromissione di Windows è stato solo il primo passo di una più vasta offensiva nei confronti non solo di Microsoft (al centro pure di un’indagine condotta dall’antitrust che è arrivata a coinvolgere il partner Accenture), ma anche di altri sviluppatori di software internazionali, inclusi Symantec e Kaspersky, depennati dalla lista dei fornitori affidabili per il procurement di Stato. A metà agosto, in un susseguirsi di comunicati e documenti ufficiali, la tensione nel mondo dell’Ict aveva raggiunto livelli di guardia, al punto che si era diffusa la notizia, poi smentita, di un’iscrizione nella black list persino di Apple.

Stavolta invece è confermato. Il progetto era partito a marzo sotto la guida di Ni Guangnan, pilastro dell’IT nel Far East (e non solo, visto che è membro del board di Forbes), cofondatore di Lenovo e professore all’Institute of Computing Technology all’Accademia cinese delle Scienze e presidente del Chinese Information Processing Society. La fine dei lavori preliminari, con l’installazione sui primi desktop, è prevista per ottobre. Così per lo meno ha riportato il People’s Post and Telecommunications News, organo di stampa specializzato che fa direttamente capo al ministero cinese dell’Industria e dell’Information Technology. “Il nostro obiettivo”, ha dichiarato Ni Guangnan. “è cominciare a distribuire il sistema operativo nel giro di un paio di mesi attraverso gli app store. Il nuovo software dovrebbe essere in grado di sostituire i sistemi operativi per desktop nel giro di un anno o due”. Un ottimismo giustificato anche dal fatto che la distribuzione non deve partire da zero. “In realtà esiste già un sistema operativo made in China”, ha aggiunto il professore, “però sussiteva un enorme gap tecnologico tra il nostro prodotto e quello sviluppato in altri Paesi”.

Ma non finisce qui: l’applicativo per Pc e laptop è solo il primo passo di un piano assai più vasto, che prevede l’adattamento del codice all’uso sui dispositivi portatili, entrando in diretta competizione con Android e iOs. “Da questo punto di vista, dovremmo essere pronti nel giro di tre o al massimo cinque anni”, ha detto Ni Guangnan. L’idea che un software made in China possa scalzare i due principali player di un oligopolio di fatto non è così campata per aria. Il mese scorso il produttore domestico Xiaomi era riuscito a superare in termini di vendite il leader di mercato Samsung, dimostrando la grande vitalità dei brand cinesi in patria. Considerato come vanno le cose a Pechino, non è da escludersi che Xiaomi e altri produttori trovino opportuno adottare il nuovo sistema operativo per marcare ulteriormente la differenza con il principale concorrente che, non dimentichiamocelo, sta a sua volta sviluppando la propria piattaforma proprietaria, Tizen, che ha debuttato a giugno sullo smartphone Z. L’iPhone continua a crescere sulla piazza cinese, ma rimane comunque ben lontano dalle performance di vendita di marchi più popolari, e resistere all’offensiva del nuovo software dovrebbe essere più facile. Google potrebbe quindi essere accerchiato. Ma il gigante di Mountain View ha tutto il tempo di prendere le dovute contromisure.

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