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Youtube accelera sui contenuti premium

Contatti in corso con i produttori di Hollywood per spingere su programmi ad hoc in grado di attirare maggiori investitori pubblicitari. Sul piatto fino a 3 milioni di dollari

14 Lug 2014

L.M.

YouTube accelera sui contenuti a pagamento. Secondo indiscrezioni avrebbe intrapreso un nuovo giro di consultazioni con le major di Hollywood e con artisti indipendenti per produrre anche programmi Tv. Una stoccata a concorrenti come Amazon e Yahoo, dice Reuters, sebbene quest’ultima si stia attrezzando contro la concorrenza nel settore: nelle ultime ore, infatti, l’azienda di Sunnyvale ha acquisito RayV, startup focalizzata sullo streaming video che produce programmi per l’online e il mondo mobile.

Youtube potrebbe offrire tra uno e 3 milioni di dollari per produrre una serie di programmi e contribuire al marketing. La popolare piattaforma sarebbe interessata a video della durata inferiore a 30 minuti, un format adatto per il web sul quale ha già investito Amazon.

“Stiamo esplorando vari contenuti e idee di marketing per supportare i creativi” ha spiegato un portavoce della popolare piattaforma di condivisione video, non commentando però l’esito degli incontri con Hollywood. Già nel 2001, in via sperimentale, YouTube aveva stanziato circa cento milioni di dollari per un centinaio di canali tematici che ora, spiega un rappresentante dell’azienda, “sono in cima alle classifiche di audience con oltre il 2% di iscritti per ogni canale”.

Sul fronte dei contenuti “premium” musicali, Youtube ha già annunciato da tempo l’intenzione di lanciare un nuovo servizio a pagamento di streaming di musica, che prevede che gli utenti versino una quota mensile per guardare ed ascoltare i video senza inserzioni pubblicitarie. Il debutto potrebbe avvenire entro fine anno.

Il servizio, che dovrebbe chiamarsi YouTube Music Pass, andrà a competere con realtà consolidate come Spotify, ma anche con Amazon, che ha lanciato una piattaforma di streaming musicale, e con Apple, che il mese scorso ha acquistato Beats Music.

Il previsto lancio è stato però già offuscato da una querelle con le etichette indipendenti che, a differenza dei big, si sono rifiutate di firmare i nuovi contratti di licenza “non negoziabili” proposti dalla società posseduta da Google.

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