GOVERNO MELONI

PA digitale e smart working, Zangrillo: “Avanti tutta, Pnrr strategico”

Il neo ministro: “La macchina amministrativa è fattore di competitività. Ma serve investire sui talenti e le competenze per ridare orgoglio ai dipendenti”. E sul lavoro agile: “Va ripristinato, ma a patto di trovare una quarda con i sindacati. Necessario monitorare i risultati”

24 Ott 2022

Federica Meta

Giornalista

Il ministro Zangrillo

Avanti sulla PA digitale per rendere la macchina amministrativa più efficiente. E ripristinare lo smart working, monitorando i risultati. Paolo Zangrillo, neo ministro della Pubblica amministrazione, delinea la strategia che ospiterà il suo mandato, discutendo con Il Messaggero e Radio24.

“La Pubblica amministrazione è un fattore di competitività per il sistema economico – ha detto Zangrillo – Lavorerò di conseguenza continuando a fornire, come già sta avvenendo grazie al Pnrr, tutti gli strumenti necessari a renderla efficiente, digitalizzata e moderna. Ma la Pubblica amministrazione non è un carrozzone. Al suo interno ci sono professionalità di grande spessore. È vittima di una cattiva narrazione portata avanti per anni”.

Sul fronte dei concorsi pubblici, strumento per rendere la macchina amministrativa più attrattiva per i giovani talenti, Zangrillo è chiaro: bisogna coltivare il capitale umano, ridando orgoglio ai dipendenti pubblici.  “Da questo punto di vista non credo ci siano differenze tra il pubblico e il privato, mondo dal quale provengo – ha sottolineato – Non ho mai conosciuto un’organizzazione con dipendenti disillusi e disamorati in grado di produrre risultati positivi”.

Salvare il lavoro di Brunetta

E la bussola sarà il lavoro fatto dal predecessore, Renato Brunetta. “Il ministro Brunetta – ha detto Zangrillo – ha avviato una profonda riforma della pubblica amministrazione che contiene tutto quello che serve per far diventare la pubblica amministrazione uno dei motori dello sviluppo del nostro Paese. Quindi – ha proseguito – modernizzazione che significa digitalizzazione della pubblica amministrazione, semplificazione, quindi la possibilità di presentarci ai nostri clienti che sono i cittadini e le imprese avendo la possibilità che ci vivano non come un intralcio ma come un’opportunit”.

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“Lavorerò sull’orgoglio di appartenenza. Sono dispiaciuto quando sento parlare di fannulloni o di persone che stanno a scaldare la sedia. Ho incontrato i dirigenti, ho trovato persone appassionate e di grande professionalità”.

Alla domanda su cosa ci sia da aggiungere al lavoro del ministro Brunetta Zangrillo ha risposto “la velocità e l’essere virtuosi nel far accadere le cose. Il vero riscontro si ha – ha detto – se poi i nostri utenti riconoscono il lavoro. Dobbiamo essere capaci di misurare i risultati”. Zangrillo ha parlato dell’importanza del dialogo con il sindacato. “Il mio sforzo – ha detto spiegando che lo scontro non porta a nulla di buono – sarà quello di far comprendere che le proposte che faccio sono proposte intese a migliorare il contesto nel quale viviamo. Non penso che il sindacato sia contrario al pensiero di premiare il merito, va a vantaggio dei dipendenti. Dobbiamo dimostrare di essere capaci di valorizzare i talenti e le capacità delle persone. La pubblica amministrazione deve puntare alla valorizzazione del suo capitale umano. Farò un ragionamento con i sindacati, mi incontrerò con loro, su questo dobbiamo lavorare. Così come io prendo l’impegno di lavorare sui contratti loro devono prendersi l’impegno di aiutarmi a comprendere come si può migliorare lo stato delle cose. I dipendenti devono sentirsi motivati”.

Il nodo smart working

L’ex ministro Renato Brunetta aveva decretato il ritorno in ufficio per i dipendenti pubblici, fatti salvi quelli con fragilità. L’idea di Zangrillo è invece quella di ripristinare lo smart working, a patto che si trovi una quadra con i sindacati e si monitorino i risultati.

“Parto da una premessa. Prima della pandemia in Italia non c’erano neanche 500 mila lavoratori che ricorrevano allo smart working – ha ricordato – Con la pandemia siamo passati a 5 milioni. E devo dire che tutte le aziende che vi hanno fatto ricorso non hanno subito particolari cali dal punto di vista dei risultati. Lo smart working è un modo diverso di organizzare il lavoro ed è una modifica strutturale del rapporto di lavoro, si passa da un concetto di controllo del lavoratore a un concetto di verifica dei risultati. Visto in quest’ottica è una opportunità anche per la Pubblica amministrazione. Perciò non lo limiterei a una soluzione per il risparmio energetico”.

Questo potrebbe aprire a un maggiore lavoro agile nella Pubblica amministrazione superando il concetto di “prevalenza in presenza”. “Personalmente non sono per i modelli estremi, come lo smart working totale, al 100 per cento – ha evidenziato – Sono convinto che per il buon funzionamento di un’organizzazione non si può rinunciare alla à Va coltivato il senso di appartenenza e lo spirito di squadra”, ha detto, precisando che è la logica del risultato che deve animare la transizione al lavoro agile.

“Intendo procedere – ha proseguito Zangrillo – cercando di comprendere con quali modalità possiamo utilizzare questo strumento. E’ evidente che comporta un modo diverso di gestire il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore. Si passa da una logica di controllo a una logica di verifica dei risultati. Ci vuole maturità. Se il sindacato rivendica la possibilità di avere smart working deve essere consapevole che lo smart si può fare a determinate condizioni”.

Smart working, i risultati della Commissione tecnica

Smart working nella pubblica amministrazione: solo l’11,8% delle istituzioni pubbliche che ha svolto una qualche forma di monitoraggio ha asserito che vi siano stati effetti negativi, ma solo un terzo delle amministrazioni ha segnalato effetti positivi. E mentre quasi la metà delle istituzioni pubbliche ha evidenziato la necessità di nuove competenze o professionalità digitali,  un effetto positivo del lavoro agile in termini di produttività è stato segnalato solo nel 44,8% dei casi. Risultato? “Il lavoro da casa durante l’emergenza Covid non ha certamente consentito di avviare quei processi di trasformazione organizzativa da tutti auspicati, volti a riconoscere maggiore autonomia e responsabilità del dipendente, che invece dovrebbero essere al centro della adozione dello smart working”.

Sono alcuni dei passaggi – peraltro fondati su dati Istat relativi al 2020 e dunque in attesa delle rilevazioni aggiornate – che chiudono la relazione finale (SCARICA QUI IL DOCUMENTO COMPLETO) della Commissione tecnica sul lavoro agile nella Pa, nominata l’8 marzo 2022 con decreto del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.

I 14 esperti, coordinati da Michele Tiraboschi, ordinario di diritto del lavoro dell’Università di Modena e Reggio Emilia, avevano il mandato di “definire e implementare l’attuazione e le modalità del lavoro agile nelle amministrazioni pubbliche a regime nella fase post emergenziale”, secondo la nuova regolazione costruita a partire dal 2021 coerentemente con il rinnovo dei contratti di lavoro e la riapertura delle attività economiche e sociali.

Dal report emerge che la Commissione si è mossa in due direzioni: da un lato, verso il monitoraggio empirico del fenomeno del lavoro agile nella Pa, per raccogliere informazioni ed esperienze, in modo da disporre di dati ed elementi fattuali “utili a superare l’estrema (e sterile) polarizzazione oggi presente nel dibattito pubblico”; dall’altro lato, verso la ricostruzione del quadro normativo e istituzionale di riferimento per il settore pubblico.

Relativamente al monitoraggio empirico, in attesa – come detto – dei nuovi dati Istat (l’ultima rilevazione, riferita al 2020, aveva evidenziato come solo un’amministrazione su tre avesse analizzato l’impatto dello smart working sulla produttività dell’ente), la Commissione ha operato in sintonia con il Dipartimento della Funzione pubblica, predisponendo una bozza di questionario da somministrare alle amministrazioni, in collaborazione con Formez PA. L’ipotesi è quella di indirizzare l’indagine, che era stata programmata per l’estate e poi sospesa in seguito alla caduta del Governo, a un campione di 284 amministrazioni, tra centrali e locali.

Quanto al secondo profilo, l’analisi ha preso il via dalla sottoscrizione, il 10 marzo 2021, del Patto governo-sindacati per l’innovazione del lavoro pubblico e l’innovazione sociale “con l’obiettivo di delineare gli snodi tecnici della necessaria transizione dal lavoro agile emergenziale (poco più di un lavoro domiciliare forzato) a una nuova organizzazione del lavoro nelle amministrazioni pubbliche”.

La svolta dalle nuove linee guida

Centrali sono state le Linee guida del 30 novembre 2021 (CONSULTA QUI IL TESTO ORIGINALE), emanate d’intesa con i sindacati nell’ambito delle trattative dei rinnovi contrattuali 2019-2021, che la relazione definisce come “la cifra concreta del più generale processo di trasformazione e modernizzazione della Pubblica amministrazione e, al tempo stesso, un chiaro segnale di come il lavoro pubblico possa davvero rappresentare un tassello non marginale e non in controtendenza rispetto alle grandi trasformazioni in atto per ripensare il lavoro nel nostro Paese”.

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