Zingales: "Telecom Italia stia lontana dal voto plurimo se vuole diventare public company" - CorCom

Zingales: “Telecom Italia stia lontana dal voto plurimo se vuole diventare public company”

Secondo l’economista l’adozione della disciplina del voto maggiorato danneggerebbe l’azienda di Tlc. “Vantaggi solo per chi vuole governare con i soldi altrui, privatizzando i guadagni e socializzando le perdite”

15 Gen 2015

Mila Fiordalisi

“La caratteristica di una public company è di essere contendibile. La contendibilità spinge i manager a massimizzare il valore. Se una società vuole diventare una public company non deve certo ricorrere al voto multiplo”. Insomma Telecom Italia stia lontana dal voto maggiorato: questo in estrema sintesi il parere dell’economista Luigi Zingales. La possibilità di “valorizzare” le azioni fino a triplicarne il loro peso, introdotta dalla nuova normativa contenuta nel decreto competitività (legge 91 del 24 giugno 2014 poi convertito nella legge 116 dell’11 agosto) che ha ottenuto il via libera da parte della Consob nell’approvazione delle modifiche al regolamento emittenti a seguito della relativa consultazione pubblica, non è dunque una soluzione “adatta” a Telecom.

Zingales, la disciplina del voto multiplo arriva in Italia. Per quali tipologie di aziende è più conveniente l’adozione del nuovo sistema?

Il voto multiplo, soprattutto il voto multiplo associato alle loyalty shares, è stato introdotto in Italia per garantire la continuazione del potere delle consorterie nostrane. Dopo aver portato l’Italia al fallimento, non vogliono mollare il potere, ma non hanno più soldi. Per questo hanno inventato il voto multiplo, che non è utile alle imprese ma solo agli imprenditori, specie quelli incapaci.

Andare verso una public company implica un cambio di statuto?

Uno statuto che dia una rappresentazione più proporzionale agli azionisti può essere utile.

Ed è in occasione che cambio di statuto che si può valutare la possibilità di adozione della disciplina del voto multiplo?

Meglio non introdurlo. Il voto multiplo ha una sua logica solo se previsto in statuto prima della quotazione. Almeno uno sa quello che compra.

In un’azienda come Telecom quali azionisti trarrebbero maggiori benefici dall’adozione del voto multiplo?

Quelli che vogliono governare usando i soldi altrui, privatizzando i guadagni e socializzando le perdite.

Concorda con chi sostiene che l’adozione del voto multiplo favorisce gli investimenti esteri?

Assolutamente no. Gli investitori istituzionali esteri si sono battuti contro il voto multiplo. Il voto multiplo, specie se approvato con maggioranza semplice, indebolisce la protezione degli azionisti e stravolge la riforma Draghi. Farà scappare tutti gli investitori istituzionali esteri.

Secondo lei “blindare” gli azionisti forti grazie al valore “aggiunto” dei titoli detenuti rappresenta sempre una garanzia di stabilità?

Sì, la stabilità della morte.

Quali sono gli impatti che il voto multiplo avrebbe sulla governance di un’azienda come Telecom?

Renderebbe più difficile a Telecom fare quello che deve fare, ovvero aggregarsi con altre imprese di telefonia. Tra 10 anni ci saranno solo 3 o 4 grandi imprese di telefonia in Europa. Quale ruolo avrà Telecom?

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