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Zucchetti si rinnova. Il futuro è in salsa 2.0

Presentato in anteprima ai partner l'”Infinity Project”

04 Mag 2009

La principale novità annunciata da Zucchetti nell’annuale
meeting rivolto alla rete distributiva, è stato l’avvio di
“Zucchetti 2.0”, che si concretizza nel frame work applicativo
“Infinity Project”. È questo lo strumento con il quale il
gruppo di Lodi intende rinnovare in logica web tutta la propria
offerta e competere sul mercato aziendale di fascia media a cui
stanno guardando anche le multinazionali del software per
compensare la contrazione del mercato di fascia alta.

“Siamo un’azienda italiana e rispetto ai player stranieri
abbiamo il vantaggio di distribuire un software realizzato
appositamente per il mercato italiano”, sottolinea il presidente
dell’azienda Cristina Zucchetti.Infinity è una piattaforma di
sviluppo, basata su tecnologie web e open source, che vuole offrire
ai clienti un virtual workspace, uno spazio per condividere,
collaborare, comunicare, socializzare, partecipare. Presentata  in
anteprima all’ecosistema dei partner, la piattaforma – che
diventerà il punto di partenza per tutti i nuovi prodotti
(gestionali ed Erp, soluzioni per professionisti e PA)  – già
conta le prime applicazioni, come la suite per la gestione del
personale. Con questo strumento Zucchetti gioca d’anticipo con
una scelta di innovazione per continuare a crescere, nonostante un
mercato in contrazione, e a migliorare il risultato del 2008 che
con un fatturato di 220 milioni di euro ha fatto segnare una
crescita del 10% rispetto all’esercizio precedente.

“Stiamo assumendo -puntualizza l’Ad Alessandro Zucchetti -. A
differenza di nostri competitor, indebitati a causa delle
acquisizioni, noi possiamo investire nello sviluppo di nuove
soluzioni senza dover rendere conto a nessuno”. Zucchetti è una
tipica storia di capitalismo familiare che ha realizzato un
passaggio generazionale agevolato da una scelta di organizzazione
basata su manager di lungo corso.“Proseguiamo la strategia di mio
padre che, credendo nell’innovazione, non ha mai prelevato utili,
ma ha sempre reinvesto tutto nell’azienda, con l’obiettivo di
creare nuove soluzioni e competere su nuovi mercati – spiega
Cristina Zucchetti -. Lo facciamo anche perché ci sentiamo
responsabili verso i nostri 1800 dipendenti e l’ecosistema dei
partner: oltre 800 aziende che lavorano con noi, un indotto di
alcune migliaia di persone “.

Una scelta che ha portato Zucchetti a resistere alle offerte di
molte banche di affari che proponevano la quotazione, scegliendo
invece l’indipendenza per poter fare scelte industriali e non
finanziarie. “Una delle ragioni per cui alcune aziende si quotano
è di attirare manager di valore nel momento del cambio
generazionale – prosegue -. Il problema per noi non si è posto,
visto che la scelta di delegare a manager competenti la gestione
operativa del business e dello sviluppo era già stata fatta da
tempo”.Questa strategia  ha consentito – spiega il vice
presidente Giorgio Mini, di avviare quasi 4 anni fa il progetto
Infinity, costato alcuni milioni di euro. “Quando perseguiamo un
progetto strategico, non intendiamo ingabbiarci dentro regole
economiche stringenti che possono limitarne gli sviluppi. Questo
approccio è reso possibile da spalle finanziarie robuste”, dice
Mini.

La nuova linea di prodotti, con cui Zucchetti punta ad ampliare la
propria base clienti, non intende “uccidere” la gallina dalle
uova d’oro costituita dalle soluzioni tradizionali la cui
manutenzione ed evoluzione saranno garantite finché raccoglieranno
il favore dei clienti. Fondamentale il ruolo strategico dei partner
che fa parte del Dna dell’azienda, come sottolinea Mini con un
esempio: “L’open source è stato scelto in quanto offre maggior
autonomia dal punto di vista tecnologico, ma nasce soprattutto
dalla volontà di offrire maggiore marginalità alla rete”.