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IL PROGETTO

Zuckerberg mette in cantiere il dispositivo che legge i segnali del cervello

Frutto delle ricerche di un team dell’Università di Berkeley e della startup Cortera, Wand, il device creato grazie agli investimenti della Chan Zuckerberg Initiative, potrebbe diventare una terapia per i disturbi delle funzioni motorie. Positivi i primi test eseguiti su alcune scimmie

03 Gen 2019

Si chiama Wand e potrebbe rappresentare una possibile terapia per disturbi che coinvolgono le funzioni motorie, come l’epilessia e il morbo di Parkinson. Il dispositivo è frutto del progetto di ricerca medica alimentato dalla Chan Zuckerberg Initiative, a cui hanno dato vita Mark Zuckerberg e sua moglie Priscilla Chan vendendo circa 30 milioni di azioni di Facebook, e sta venendo sviluppato da un team dell’università di Berkeley, in collaborazione con la startup Cortera. Secondo quanto pubblicato sulla rivista Nature, la soluzione permetterebbe di arrestare i segnali elettrici inviati dal cervello prima che raggiungano i muscoli, evitando movimenti involontari.

Il progetto è già arrivato allo stadio della sperimentazione, i cui test sono stati effettuati su alcune scimmie. Configurandosi come una sorta di pacemaker cerebrale, Wand può monitorare il segnale di 128 punti diversi del cervello, su cui sono piazzati degli elettrodi, riuscendo a influenzarli a sua volta con una scarica. A risolvere il problema più complesso c’è un algoritmo, che separa il segnale proveniente dal cervello da quello di ritorno generato dallo stesso dispositivo. Nel test descritto su Nature, Wand interagiva con il cervello delle scimmie che dovevano muovere un joystick per seguire un obiettivo su uno schermo. Il dispositivo, posto sulla testa delle scimmie, percepiva in anticipo il momento in cui gli animali stavano per compiere il gesto ed era in grado di fermarlo in tempo reale emanando un impulso elettrico.

“Questo dispositivo può avere davvero un grande impatto”, ha spiegato Rikky Muller, ricercatrice dell’Università di Berkeley, confondatrice di Cortera e, secondo il Mit, tra gli scienziati under 35 più promettenti. “Il soggetto è completamente libero di muoversi e la macchina comprende autonomamente quando e come interferire con i movimenti. Un giorno potrebbe avere applicazioni per una serie di malattie che colpiscono la mobilità corporea, inclusi i traumi della spina dorsale e l’epilessia”. Oltre a essere sostenuto da Zuckerberg, il progetto ha ottenuto finanziamenti anche dal Darpa, il braccio scientifico del dipartimento della Difesa statunitense, e si differenzia nell’approccio al problema da altre iniziative promosse dalla stessa Facebook e da altri investitori illuminati, come Elon Musk, che mirano invece a fare in modo che gli utenti riescano a controllare i device con il cervello.

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