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#INNOVATIONFIRST

Santoni (Cisco): “L’ultrabroadband resti una priorità Paese”

Per l’amministratore delegato dell’azienda bisogna “puntare sul digitale, una delle leve principali per la produttività, per la competitività e per affrontare le sfide economiche e sociali”

19 Feb 2018

Gildo Campesato

Direttore responsabile

Per i governi Renzi e Gentiloni la banda ultralarga è stata una priorità. È un impegno da proseguire o c’è stata eccessiva enfasi sul tema?

“Lo sviluppo di infrastrutture di rete di nuova generazione deve restare una priorità per il nostro Paese – osserva Agostino Santoni, amministratore delegato di Cisco Italia – In questi ultimi anni abbiamo recuperato terreno prezioso in un ambito essenziale per poter cogliere appieno le opportunità della digitalizzazione e dobbiamo continuare, perché se guardiamo ai dati sulla connettività c’è ancora molto da fare, unendo le forze del settore pubblico e del settore privato, continuando a migliorare condizioni e contesto per attirare investimenti a sostegno di iniziative di lungo periodo. Avere più banda oggi è il presupposto per essere pronti anche all’evoluzione tecnologica futura.

Che pensa dell’affermazione di Gentiloni per cui Internet a banda larga è un servizio universale?

Penso che sia vero. Il nostro mondo è un mondo in cui il digitale è parte integrante del modo di vivere, lavorare, apprendere; è una delle leve principali per la produttività, per la competitività e per affrontare le sfide economiche e sociali. La definizione delle comunicazioni elettroniche come servizio universale è parte delle nostre normative – e di quelle europee da noi recepite – da molti anni, ed il concetto di servizio universale nasce dall’esigenza di assicurare uguaglianza nell’accesso a opportunità essenziali. Il vero potenziale del digitale non sta nell’infrastruttura in sé ma nei servizi, nelle connessioni, nella sua capacità di essere un canale per fare spazio ad idee e progetti innovativi ovunque si trovino le persone, le aziende che hanno queste idee e questi progetti. Lavorare per garantire parità di condizioni a tutti è anche un modo per non disperdere le nostre risorse.

Le infrastrutture da sole non bastano, è necessario anche lo sviluppo dei servizi digitali. Concorda? Come la politica può favorire la digitalizzazione di imprese, pubblica amministrazione, cittadini?

Concordo, l’infrastruttura è una condizione assolutamente necessaria, che diventa un asset strategico solo se sappiamo usarla bene e quindi sviluppare servizi digitali efficienti, che servano davvero, moderni, aggiornati. Una scelta che la politica può fare è quella di lavorare per una diffusione ampia e capillare di competenza e consapevolezza sulle opportunità del digitale. Più persone competenti abbiamo nelle aziende, nella PA, nella popolazione, più capacità avremo di innovare veramente processi e servizi.

Come va affrontata la trasformazione digitale?

È importante adottare “dall’alto” una visione che consideri il digitale non come una opzione, ma come una necessità: uno strumento che faccia parte non solo delle politiche legate alla tecnologia, ma di tutte le politiche. Una pubblica amministrazione che investe nella sua trasformazione digitale, considerato l’impatto che tutti i processi che la PA governa ha sulla vita delle persone, sull’operatività delle aziende, è una grande opportunità per tutto il Paese.

L’Italia ha detto di volere essere all’avanguardia in Europa sul 5G tanto da sperimentarne i servizi in 5 città. La convince tale enfasi?

Se guardiamo al modello messo in campo in Italia per accelerare lo sviluppo delle reti e delle opportunità che il 5G porta, penso che questa ambizione sia giustificata. Il MISE ha messo in campo condizioni che hanno aiutato a creare un ecosistema che ha permesso di iniziare a lavorare sulle sperimentazioni con condizioni chiare, in attesa dell’asta vera e propria delle frequenze. La cosa è ancora più importante se pensiamo che stiamo parlando di una tecnologia per cui si prevedono le prime applicazioni di mercato intorno al 2020: giocando d’anticipo ci stiamo preparando a cogliere appieno il vero potenziale del 5G, legato alla capacità di supportare modelli di business e servizi del tutto nuovi. La risposta positiva dell’ecosistema, con iniziative che coinvolgono non soltanto operatori del settore, partner industriali, vendor tecnologici ma anche start up ed enti di ricerca, è la migliore conferma dell’opportunità di crescita che abbiamo davanti.

E a quali condizioni l’Italia può effettivamente diventare leader nel 5G?

In primo luogo continuando a credere in questo percorso, non è possibile pensare di fare passi indietro; e facendo spazio al potenziale di innovazione che abbiamo paese supportandolo, creando condizioni perché abbia uno sviluppo il più possibile libero da vincolo non necessari e che vada nell’interesse del Paese. Se guardo al 5G vedo anche un’opportunità di crescita incredibile per il nostro settore ICT: potremmo crearci una nuova eccellenza a rafforzare la nostra competitività.

Siamo prossimi alle aste delle frequenze sul 5G. Quali sono gli obiettivi da privilegiare? La massimizzazione delle entrate pubbliche? L’ingresso di nuovi player? Gli investimenti nelle reti consentendo una rapida infrastrutturazione del 5G?

Non è detto che i diversi obiettivi, tutti legittimi e rilevanti, non possano essere perseguiti trovando un punto di incontro. La cosa fondamentale a nostro avviso è che gli obiettivi siano definiti nell’ottica di non frenare lo slancio che si è creato nel nostro Paese.

Che ruolo può avere Cisco?

Come Cisco noi abbiamo definito una roadmap tecnologica che si basa su una visibilità che già abbiamo di alcuni use case in evoluzione, e può anche aiutare a definire alcuni elementi di contesto da considerare. Ci sono dei passi fondamentali. Il primo passo è rendere tutte le reti “pronte per il 5G” e uno degli elementi importanti che individuiamo è abilitare servizi, non vincolarli, e ricordare l’importanza dell’infrastruttura IP, in fibra sottostante.

In che senso?

Questo significa che il percorso 5G nel nostro Paese deve essere parte integrante di tutto il percorso di infrastrutturazione già disegnato e avviato. Più performanti saranno le reti e più orientate a una gestione innovativa, quella che noi definiamo “reti programmabili”, più efficacemente si potranno sfruttare in ottica di generazione di domanda e competizione, in una fase successiva, le caratteristiche di adattabilità e flessibilità del 5G nel gestire le esigenze dei servizi più diversi.

Un tema decisivo è la sicurezza.

Infatti. A tutti dovrà essere richiesto di adottare un approccio totalmente pervasivo per quello che riguarda la sicurezza: sappiamo benissimo, non servono altri fatti di cronaca a dircelo, che è sulla capacità di coniugare progresso e difesa dalle minacce che si gioca il successo della trasformazione digitale. Di fatto, dal nostro punto di vista l’investimento in 5G deve riguardare tutti i domini tecnologici: la sicurezza e le reti intent-based, ma anche le piattaforme cloud, gli analytics, le piattaforme per l’esperienza utente. È una trasformazione così pervasiva che è necessario affrontarla con un approccio altrettanto pervasivo e di insieme.

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