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#INNOVATIONFIRST

Vanhille (Prysmian): “Fare sistema per accelerare sul 5G”

Intervista al senior vice president Telecom Business: “L’Italia ha le carte in regola per diventare leader. Il Governo dovrà impegnarsi a garantire la parità di fruibilità per tutti gli attori ma sarà il mercato a decidere la direzione”

20 Feb 2018

“Il Governo faccia tutto il possibile per proseguire lungo questo percorso, pensando non solo al presente ma soprattutto al futuro”. E’ l’appello che lancia Philippe Vanhille, senior vice president Telecom Business di Prysmian Group in vista delle elezioni.

Per i governi Renzi e Gentiloni la banda ultralarga è stata una priorità. È un impegno da proseguire o c’è stata eccessiva enfasi sul tema?

Rispetto agli altri Paesi europei, ma anche al resto del mondo, ad esempio Stati Uniti e Cina, l’Italia paga un ritardo che negli ultimi anni ha creato un divario per quanto riguarda la banda ultralarga. Tuttavia, nel 2017 si è fatto tanto e i primi segnali positivi e incoraggianti cominciano a vedersi. Siamo sulla strada giusta ed è assolutamente necessario che il Governo faccia tutto il possibile per proseguire lungo questo percorso, pensando non solo al presente ma soprattutto al futuro.

Alla banda ultralarga sono state destinate molte risorse pubbliche attraverso Infratel. Si tratta di andare avanti sulla via indicata dalla legislatura appena finita o è necessario un ripensamento, magari con un ruolo più significativo dei privati rispetto al pubblico?

Investire in aree dove vi è un ritorno economico nel breve periodo è chiaramente conveniente per aziende che hanno come scopo principale quello di creare un profitto. Se consideriamo la banda larga un servizio abilitante per il cittadino al pari di acqua, luce, fognature, gas etc. – come deve essere in realtà – allora il discorso cambia e di sicuro con un sistema che agevoli l’investimento di supporto in capex è molto più efficace la realizzazione dell’infrastruttura anche dove il ritorno economico è molto diluito nel tempo.

 Che pensa dell’affermazione di Gentiloni per cui Internet a banda larga è un servizio universale?

Sono assolutamente d’accordo con lui. Credo che un Paese moderno abbia il dovere di garantire a tutti i cittadini, compresi quelli che vivono nelle cosiddette aree a fallimento di mercato, il diritto e la possibilità di usufruire di tutti quei servizi digitali, dall’intrattenimento all’Internet Of Things, accessibili solo attraverso una rete a banda ultralarga efficiente e affidabile.

 Quanto sono importanti stabilità e supporto normativi per aiutare gli investimenti delle telco?

Un sistema più è stabile più è in grado di attirare investimenti, per questo sono necessarie regole chiare e precise. Un continuo cambio di direzione in ambito normativo non favorisce la crescita.

 Le infrastrutture da sole non bastano, è necessario anche lo sviluppo dei servizi digitali. Concorda?  Come la politica può favorire la digitalizzazione di imprese, pubblica amministrazione, cittadini?

Avere un’infrastruttura adeguata sia a livello di efficienza che di qualità rappresenta il punto di partenza, la condizione necessaria per potere offrire ai cittadini e alle imprese un numero sempre maggiore di servizi digitali. In questo processo di digitalizzazione anche la politica deve fare la sua parte, sensibilizzando le persone e valorizzando questo tipo di servizi. Parallelamente, deve renderli possibili attraverso l’attuazione di misure concrete.

I voucher per l’uso dell’ultrabroadband possono essere una buona idea? A che condizioni?

L’ipotesi di fornire dei voucher per l’utilizzo della banda ultralarga da parte di famiglie e imprese è un’idea positiva e sicuramente può rivelarsi un prezioso incentivo per dare una spinta al processo di digitalizzazione del Paese. È ovvio che da sola non può bastare, deve essere una parte che si inserisce in un più ampio piano di investimenti e di sviluppo.

L’Italia ha detto di volere essere all’avanguardia in Europa sul 5G tanto da sperimentarne i servizi in 5 città. La convince tale enfasi?

L’Italia ha tutte le carte in regola per essere competitiva nel 5G, perché investe tante risorse in ambito tecnologico e dispone del know-how e dell’esperienza necessari per essere all’avanguardia non solo in Europa, dove sicuramente può essere un player di riferimento, ma anche in tutto il mondo.

E a quali condizioni l’Italia può effettivamente diventare leader nel 5G?

È fondamentale farsi trovare preparati dal punto di vista infrastrutturale: una tecnologia come quella del 5G necessita di una rete di antenne adeguata, supportata da una rete ottica molto densa e di alta qualità.

Che ne pensa del “modello francese” con lo Stato che ha dato in uso pressoché gratuito le frequenze 5G agli operatori esistenti in cambio di una veloce e diffusa posa delle nuove reti?

Può essere un esempio valido. Anche da noi in Italia sono state assegnate delle frequenze agli operatori in alcune aree per fare delle sperimentazioni.

Cosa dovrà fare il nuovo governo per favorire l’uso e i servizi delle reti 5G?

Non è un compito che riguarda solamente il Governo, ma è l’intero sistema che deve essere organizzato. Sarà poi il mercato a decidere in quale direzione, il Governo dovrà impegnarsi a garantire la parità di fruibilità per tutti gli attori.

 Rete fissa e rete mobile vanno sempre più integrandosi. È immaginabile un modello di rete condiviso tra operatori?  A che condizioni?

A condizione che chi investe abbia un pay-back ragionevole, la condivisione di rete o il co-investimento sono concetti che permettono l’accelerazione della costruzione dell’infrastruttura, ottimizzando il costo dell’investimento.

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