L'APPELLO

Digitale, le multinazionali Ue: “Serve un piano di reindustrializzazione”

La European Roundtable of Industrialists scrive alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen: “Mercato unico chiave di volta”. Ma avverte: “L’Inflation Reduction Act rischia di frenare gli investimenti”

Pubblicato il 28 Mar 2023

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L’Ue deve correre con urgenza ai ripari per “limitare” la perdita di posti di lavoro e di competenze, con un piano che miri a “reindustrializzare” l’Europa: l’Inflation Reduction Act (Ira) adottato dagli Usa, infatti, rende “molto più difficile”, anche per una multinazionale europea, decidere di investire nel Vecchio Continente. In particolare, il mercato unico deve essere “approfondito” in vari ambiti: “Digitale, energia, ambiente e capitali”. Rimuovere le barriere nazionali oggi presenti nel mercato unico mobiliterebbe “oltre 700 mld di euro”, una somma quasi pari al Next Generation Eu, con il vantaggio che sarebbe “neutrale per i bilanci” pubblici.

Lo scrive la European Roundtable of Industrialists (Ert), associazione che riunisce una sessantina di ceo e presidenti di grandi multinazionali europee, in una lettera inviata alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. 

“La vigilia di una recessione economica”

Dalla fine del 2022, l’esecutivo Ue ha accelerato nella risposta all’Ira voluto da Joe Biden, anche se finora l’unico passo concreto è stata la riforma del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato, che rischia di aumentare la frammentazione dell’Unione poiché avvantaggia gli Stati più grandi e con i bilanci più floridi. L’Ert nella lettera sottolinea anzitutto che “i prezzi dell’energia in crescita stanno attualmente causando un allarmante declino della competitività dell’industria europea” e stanno “rimuovendo rapidamente le basi della nostra capacità di raggiungere obiettivi coraggiosi di decarbonizzazione”. Il “leakage energetico”, cioè la concorrenza basata su prezzi dell’energia inferiori in altre aree, e la “deindustrializzazione” stanno “già avvenendo” e ci troviamo “alla vigilia di una recessione economica“.

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Appello ad “agire per evitare la perdita di lavoro e competenze”

L’Ert esorta quindi i “leader politici” europei ad “agire”, per “evitare la perdita irrimediabile di una parte vitale del tessuto industriale e tecnologico europeo”, in settori “fondamentali”, come “acciaio, alluminio, vetro, chimica, cemento”, che “stanno già soffrendo la riduzione e anche la cessazione permanente dell’attività”. Pertanto, per “limitare la perdita di posti di lavoro e di competenze in Europa” e per “aumentare la competitività” del continente, serve un “grande piano per il futuro che superi la modalità di mera sopravvivenza”.

Usare Kpi per misurare i progressi sulla competitività

Devono essere “accettati”, continua l’Ert, i “danni” prodotti dalla crisi energetica, utilizzandoli “per concordare una nuova politica industriale Ue, che consenta alle compagnie di raggiungere gli obiettivi climatici”. Il piano dovrebbe includere, per l’Ert, un “ampio programma per approfondire in modo strutturale il mercato unico e per guidare l’innovazione” e un “piano congiunto europeo per aumentare gli investimenti, che si focalizzi sulla reindustrializzazione dell’Europa”. Per quanto riguarda il primo programma, l’Ert sottolinea la necessità di “rimuovere” le molte barriere tuttora presenti all’interno del mercato unico, di creare un “ambiente” più favorevole all’innovazione e di “tracciare i progressi sui fattori di competitività usando gli indicatori chiave di performance”, o Kpi. La presidente appare ricettiva agli input della grande industria: l’uso dei Kpi è stato sostenuto con forza da von der Leyen nel discorso del 15 marzo 2023 al Parlamento Europeo.

Lavorare su transizione green e competenze

Per quanto riguarda invece il piano per reindustrializzare l’Europa, secondo l’Ert occorre essere “pragmatici” nella transizione verso la decarbonizzazione, formare “partnership pubblico-private”, focalizzarsi sul generare “investimenti” e “opportunità di crescita” per le aziende, nonché trovare “il giusto mix” di incentivi fiscali e sussidi.  Realizzare il Green Deal, avverte l’Ert, richiede un mercato unico dell’energia “pienamente funzionante”. Pertanto, vanno “accelerati” i permessi per realizzare infrastrutture transfrontaliere, va “aumentata in modo massiccio” la distribuzione di elettricità e deve essere “migliorato” il trasporto di gas.
Egualmente importante è creare le giuste “competenze”: per queste ragioni, l’Ue ha bisogno “con urgenza” di un piano europeo per “guidare questi investimenti pubblici e privati”.  E’ “essenziale”, per le multinazionali europee, rispettare le regole dell’Omc e bisogna “evitare” le distorsioni del mercato unico, considerando che “alcuni Stati dell’Ue hanno più spazio nei bilanci rispetto ad altri”. Sono essenziali “supporti mirati”, che vanno concessi “rapidamente, in modo pragmatico e senza eccessiva burocrazia”. Gli Ipcei (Important projects of common european interest) vanno “ampliati” e i processi autorizzativi “vanno semplificati e accelerati di molto”.

L’Ert esorta infine i decisori Ue a interagire con gli Usa per trovare una “soluzione negoziata” alle clausole discriminatorie dell’Inflation Reduction Act. Cosa che von der Leyen ha iniziato a fare, recandosi in missione a Washington D.C. il 10 marzo scorso, a trattare direttamente con Joe Biden.

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