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EUROPA

Pirateria, l’Europa battezza il libro nero dei Paesi “canaglia”

La Commissione Ue apre una consultazione pubblica sull’istitutuzione della prima “watch-list” mondiale dei mercati extra-Ue dove è prassi comune contraffazione, pirateria e altre forme di violazione della proprietà intellettuale. Il commercio di prodotti “fasulli” ammonta a circa 338 miliardi di euro

22 Gen 2018

Merci contraffatte, la Commissione Ue apre una consultazione pubblica sull’istituzione della prima lista mondiale di controllo della contraffazione e della pirateria. L’obiettivo è l’identificazione di mercati extra-UE dove contraffazione, pirateria e altre forme di violazione della proprietà intellettuale sono prassi comune.

Il progetto rientra nella strategia della Commissione annunciata nel 2017 (“Un sistema equilibrato di tutela della proprietà intellettuale per affrontare le sfide della società odierna”): sulla base delle osservazioni delle parti interessate, la futura lista di controllo aiuterà a sensibilizzare i consumatori che potrebbero acquistare prodotti su tali mercati, e a incoraggiare gli operatori e i proprietari a combattere le violazioni della proprietà intellettuale.

La Commissione monitorerà inoltre le misure adottate dalle autorità locali per ridurre la disponibilità sui mercati identificati di beni e servizi che violano i diritti di proprietà intellettuale.

La violazione della proprietà intellettuale è “una piaga per l’industria europea”, spiega la Ue: ostacola gli investimenti e l’occupazione in industrie basate sulla creatività e l’innovazione. Secondo l’Ufficio europeo per la proprietà intellettuale e l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico a livello mondiale il commercio di prodotti contraffatti o usurpativi ammonta a circa 338 miliardi di euro e l’Unione europea ne è particolarmente colpita. Questi prodotti costituiscono infatti circa il 5% delle sue importazioni per un valore di 85 miliardi di euro l’anno.

La consultazione rientra nel progetto annunciato a novembre che punta a garantire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, “incoraggiando in tal modo – spiega la Commissione Ue – le imprese europee, in particolare Pmi e startup, a investire in innovazione e creatività”.

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