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Nasce Poppy, il primo robot a servizio delle scuole

Il progetto, open source e realizzabile con una stampante 3D, è nato in Francia nato con i finanziamenti del Consiglio europeo per le ricerche. Il creatore Pierre-Yves Oudeyer: “Stimolerà la creatività degli studenti”

28 Ott 2014

Antonello Salerno

Poppy è il primo robot umanoide completamente open-source stampato in 3D: un robot che ognuno può costruire e programmare, non una creazione ad appannaggio di scienziati e ingegneri: il team di sviluppatori l’ha ideato per integrarlo nel percorso didattico delle scuole, dando agli studenti la possibilità di apprendere esercitandosi con lui. A dare la notizia è una nota della Commissione ue.

Poppy è stato messo a punto in Francia dai ricercatori del Flower Lab dell’Inria, che creano modelli informatici e robotici per far comprendere i processi di sviluppo negli esseri umani.

“L’analisi dei benefici della stampa in 3D e delle possibili sinergie con l’informatica nelle scuole è ancora quasi agli albori – afferma Pierre-Yves Oudeyer, che si è aggiudicato una sovvenzione di avviamento del Consiglio Europeo delle ricerche per l’informatica – La nostra piattaforma Poppy ci consente ora di offrire agli istituti scolastici e agli insegnanti un modo per stimolare la creatività degli studenti nello studio di settori come la meccanica, l’informatica, l’elettronica e la stampa in 3D.”

Nello specifico, il “corpo” di Poppy nasce da una stampa in 3D, mentre la sua “anima” è controllata da un software gratuito: chiunque – spiega la nota – può creare parti del corpo di Poppy in maniera semplice e rapida e può programmare il comportamento del proprio robot. “L’hardware e il software di Poppy sono open space – sepiga ancora Oudeyer – Non esiste un unico robot umanoide, ma tanti quanti saranno i suoi utilizzatori. Quel che rende così interessante questo proposito è proprio il fatto che segna il passaggio da un semplice strumento tecnologico a una reale piattaforma sociale”.

Poppy è tra l’altro compatibile anche con la piattaforma Arduino, che consente al robot di interagire con altri strumenti elettronici, come gli indumenti “intelligenti”, luci, sensori e strumenti musicali.

“È un’idea eccezionale che trae origine da un progetto del Cer – afferma Máire Geoghegan-Quinn, commissaria Ue per la Ricerca, l’innovazione e la scienza – una piattaforma a basso costo in grado di contribuire a rendere più interattiva e stimolante l’esperienza didattica, consentendo agli studenti di creare un nesso con il mondo della ricerca e della progettazione”.

La piattaforma Poppy ha preso forma grazie al progetto “Explorers“, cofinanziato dal Cer, in cui Oudeyer studia i meccanismi di apprendimento e sviluppo con l’uso di robot: “Siamo partiti dall’ipotesi che l’organismo sia una variabile fondamentale nell’acquisizione di competenze motorie e sociali nell’uomo – spiega – Per studiare questa teoria abbiamo dovuto creare una piattaforma che consentisse una sperimentazione rapida di nuove morfologie di robot. Così è nata la piattaforma Poppy“.

“Poppy consentirà inoltre agli utenti di condividere le loro idee e risultati in modo estremamente aperto e collaborativo attraverso una piattaforma web dedicata – spiegano dalla Commissione Ue – connettendo persone al di là delle frontiere della scuola, dell’arte, della scienza e dell’industria. Il team del dottor Oudeyer ha già utilizzato Poppy in altri ambiti, compreso il settore artistico. Nel quadro di ‘Êtres et numériques’, un programma per artisti che soggiornano presso istituzioni educative, il gruppo di ricercatori ha collaborato con un ballerino e un artista figurativo per studiare le emozioni e le percezioni legate al linguaggio del corpo e ai movimenti grazie all’uso del robot. E i ricercatori prevedono di estendere questi esperimenti ad altre rappresentazioni artistiche”.

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