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IL PROGETTO

Più vicino il supercomputer europeo, ecco i primi chip low-power

Taglia il traguardo del primo anno di attività l’European Processor Initiative che punta a sviluppare i processori del futuro. Annunciato per il 2021 il debutto sul mercato della famiglia di microprocessor Rhea

05 Nov 2019

L. O.

Europa più vicina al microprocessore in grado di farle incassare l’indipendenza nelle tecnologie per l’High Performance Computing, il calcolo a elevate prestazioni. Lo annuncia The European Processor Initiative (EPI), consorzio di 27 partner provenienti da 10 paesi europei (Università di Pisa, di Bologna e Cineca i partner italiani), che ha appena chiuso il primo dei suoi tre anni previsti di attività.

L’obiettivo è la progettazione di un microchip alla base dello sviluppo di supercomputer europei con capacità a esascala, in grado di eseguire un miliardo di miliardi di calcoli al secondo. Grazie a una partnership (Framework Partnership Agreement), il progetto rientrerà nel programma triennale Horizon 2020 e sarà finanziato dall’Unione Europea.

Il consorzio ha presentato alla Commissione europea i dettagli architetturali delle prime famiglie di processori ed è pronto a mostrare al pubblico la tabella di marcia aggiornata. La famiglia di chip di prima generazione, chiamata Rhea, arriverà sul mercato nel 2021. I primi chip Rhea saranno fabbricati con la tecnologia N6 e saranno integrati nelle piattaforme di test, sia nelle stazioni di lavoro che nei supercomputer, al fine di convalidare le unità hardware e sviluppare le interfacce software necessarie all’esecuzione delle applicazioni.

Rhea punta a essere il processore europeo per più piattaforme sperimentali per l’HPC exascale e futuri progetti automobilistici, spiega Epi: la famiglia di chip di seconda generazione, chiamata Cronos, è prevista per il 2022-23, seguita da una famiglia di terza generazione – ancora senza nome – nel 2024.

L’Epi ha inoltre annunciato un impegno a lungo termine per armonizzare l’ambiente informatico definendo un approccio comune grazie a  specifiche di architettura globale (hardware e software), metodologie di progettazione comune e approccio globale per la gestione dell’alimentazione e della sicurezza.

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