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DIGITAL MINDS - 7

Van Rompuy: “L’Europa deve potenziare le innovazioni digitali”

Il presidente del Consiglio europeo sposa le politiche sull’innovazione e spinge sulla cooperazione pubblico-privato e la formazione di competenze adatte alle sfide future

30 Set 2014

Patrizia Licata

Digital Minds for a new Europe” è il titolo della serie di interventi raccolti sul sito di Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione Ue e commissario uscente all’Agenda digitale. Quaranta contributi che fino al 31 ottobre accompagneranno con proposte e idee sui temi dell’innovazione il periodo che manca alla fine del mandato.

Oggi è la volta di Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio europeo. Ecco una sintesi del suo intervento (qui in versione integrale):

“Oggi la sfida per l’Europa è proteggere il suo modello sociale tramite l’innovazione. E l’innovazione è più che solo ricerca e sviluppo, l’innovazione consiste nella capacità di un sistema non solo di produrre nuove idee ma di portarle al mercato e tradurle in crescita economica e ricchezza. Per questo l’innovazione, di cui l‘Agenda digitale è parte fondamentale, dovrebbe essere una priorità oggi per l’Europa a ogni livello, europeo, nazionale, regionale, locale. Ma non basta!

Quel che ancora ci manca oggi è un modello integrato per guardare all’innovazione in un contesto globale. E ancora non basta! Una politica per l’innovazione completa legata a un modello integrato non significa una sola politica per l’innovazione: ci vogliono più politiche adattate alle specifiche caratteristiche di ciascun settore.

Dobbiamo infatti evitare di applicare un approccio uniforme a mercati eterogenei: abbiamo bisogno di una ‘smart specialisation’, dobbiamo promuovere politiche industriali settoriali, anche per Internet, che è essenziale allo sviluppo di altri settori.

E ora arrivo a quella che è l’essenza dell’innovazione e che chiamiamo “dati”. I dati sono la nuova moneta dell’economia, o, per usare le parole di Neelie Kroes, il nuovo petrolio. E ora abbiamo una sola domanda: Come ripristinare la leadership online dell’Europa.

L’Ue deve potenziare le innovazioni digitali, legate ai dati, in tutti i settori dell’economia, perché una forte economia digitale è vitale per la crescita e la competititivtà dell’Europa nel mondo globalizzato. Perciò ho sposato in pieno la politica di Neelie Kroes e quanto ha fatto con l’Agenda digitale in Europa.

L’ho sostenuta in ogni modo possibile, mettendo la “pratica innovazione” in cima ai compiti del Consiglio europeo (…). Ho sempre insistito sulla necessità di completare il Mercato unico digitale entro il 2015. Metà della crescita della produttività europea già deriva dall’Ict e creare un mercato unico digitale potrebbe da solo generare un aumento del 4% del pil entro il 2020. Non dimentichiamo che Internet crea cinque nuovi posti di lavoro ogni due che se ne perdono.

Per concludere vorrei essere più specifico su tre temi, cui dobbiamo dare enfasi. Il primo è l’innovazione nel settore pubblico: una politica per la crescita in Ue deve essere supportata dall’innovazione nel settore pubblico. C’è bisogno di innovazione da parte del settore pubblico (la PA deve dare un impulso all’innovazione), ma ancor di più abbiamo bisogno di innovazione nel settore pubblico, cioè il pubblico deve diventare più innovativo. Gli enti pubblici possono ottenere risparmi sui costi del 15-20% abbracciando l’e-Government, l’e-health, l’e-Procurement e la fatturazione elettronica.

Il secondo tema riguarda le competenze. Nel 2011, l’Ue aveva una carenza di 300.000 figure profesionali nell’Ict; entro il 2015 ne mancheranno 900.000. Nel 2020 circa l’85-90% di tutti i posti di lavoro vacanti richiederanno competenze digitali. Non siamo preparati per i posti di lavoro del futuro e questo è un danno per la nostra economia e per le nostre politiche sociali.

Per questo il Consiglio europeo ha insistito perché vengano incluse le competenze digitali nei percorsi formativi, a tutti i livelli. La disoccupazione oggi è in gran parte legata alla mancanza delle competenze che il mercato richiede. Perché l’economia dell’Europa cresca, dobbiamo rifornirci di skill, è così che possiamo trasformare e rilanciare le nostre economie.

Infine, ma non meno importante, vorrei sottolineare la necessità di stabilire un modello “cooperativo”, che mette insieme tutti i portatori di interesse, attori del pubblico e attori del privato. Questo modello dovrebbe incoraggiare un processo interattivo in cui il settore privato trova e produce informazioni su nuove o rinnovate attività e le autorità pubbliche non solo ne valutano il potenziale ma danno gli strumenti necessari agli attori più capaci di realizzare tale potenziale.

E’ evidente che la società è più sana e le economie crescono di più e in modo più sostenibile laddove università, istituzioni pubbliche e industria lavorano costantemente e apertamente insieme e non separate tra loro, quando ci si ascolta per raggiungere posizioni condivise, quando gli stakeholder concordano su un obiettivo comune e si impegnano insieme per raggiungerlo. Questo è il modello cui ci dobbiamo ispirare”.

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