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CRIPTOVALUTE

Bitcoin, la Francia pronta ad alzare barriere. E la Germania appoggia

Il ministro delle Finanze Le Marie ha incaricato un ex della Banca centrale di Francia di redigere la normativa. Intanto la Cina stringe ancor di più il cerchio e la Corea del Sud ipotizza il bando totale. In forte calo le quotazioni delle criptovalute

16 Gen 2018

Patrizia Licata

giornalista

La Francia alza le barriere contro i Bitcoin e tutte le criptovalute nel tentativo di bloccarne l’utilizzo in attività illecite, dall’elusione fiscale all riciclaggio al finanziamento del terrorismo. Il ministro delle Finanze Bruno Le Marie ha incaricato l’ex vice-governatore della Banca centrale di Francia Jean-Pierre Landau di redigere delle regole per vigilare sullo sviluppo delle valute virtuali, indicando che Bitcoin e le criptovalute comportano “alti rischi di speculazione e possibile manipolazione finanziaria”.

La Francia è il primo paese europeo a proporre la stesura di norme specifiche per le valute virtuali anche se altri potrebbero seguirne presto l’esempio. Al G20 dello scorso dicembre il ministro delle Finanze tedesco Peter Altmaier e il ministro delle Finanze italiano Pier Carlo Padoan vevano apprezzato la proposta già da allora avanzata dal francese Le Maire di chiedere al gruppo dei 20 di valutare l’introduzione di norme comuni sulle criptovalute e si erano detti disposti a sedersi a un tavolo comune. Ieri a Francoforte il membro del consiglio di amministrazione della Bundesbank, Joachim Wuermeling, ha affermato che le criptovalute dovrebbero essere regolamentate con norme globali. “Regole nazionali non sono sufficienti per gestire un fenomeno mondiale; una regolamentazione efficace delle valute digitali richiede una cooperazione internazionale”, ha detto Wuermeling.

Molti politici e regolatori in varie parti del mondo chiedono una regolazione temendo sia le speculazioni legate alle criptovalute sia il potenziale utilizzo per attività illecite. La Cina ha adottato da mesi una linea dura nella vigilanza del fenomeno Bitcoin, nel timore dello scoppio di una bolla finanziaria che avrebbe un impatto senza precedenti: molti piccoli risparmiatori cinesi hanno investito in Bitcoin e altre monete online. L’anno scorso le autorità cinesi hanno vietato il trading dalle piattaforme di scambio e limitato l’attività delle miniere di criptovalute, anche se lo scambio e le operazioni in Bitcoin proseguono attraverso canali alternativi. Ora, come chiesto dal vice governatore della Banca centrale cinese Pan Gongsheng, Pechino potrebbe arrivare a bloccare tutti i siti web e le app che consentono scambi centralizzati di monete virtuali.

La Corea del Sud a sua volta sta valutando misure per regolare le criptovalute che includono, tra le varie opzioni, il divieto totale, ha indicato il ministro delle Finanze Kim Dong-yem. La proposta di mettere al bando i Bitcoin e le altre monete virtuali è al vaglio del governo di Seul, ma la sola ipotesi, insieme alle altre notizie sul pugno duro dei regolatori, ha fortemente inciso sul valore sia del Bitcoin, scivolato sotto i 12.000 dollari, sia di altre criptovalute come Litecoin e Ethereum.

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