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IL CASO

Contrordine: il blockchain non è quel che appare. E le banche ci ripensano

Un’inchiesta di Reuters mostra i limiti della tecnologia e cade il “mito” della rivoluzione alle porte. Molti i progetti bloccati e i disinvestimenti. Troppe aspettative, i risultati non sono quelli sperati. E i tempi slittano

29 Mar 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

È stata annunciata come una delle tecnologie più promettenti dei prossimi anni. Al punto da essere identificata come la soluzione per “blindare” le transazioni finanziarie ossia di renderle sicure, affidabili, a prova di hacker. Ma un’inchiesta di Reuters rivela a sorpresa che la tecnologia blockchain non solo non avrebbe raggiunto finora i risultati sperati ma avrebbe deluso, almeno per ora, le aspettative anche in termini di affidabilità e abbattimento dei costi.

Numerosi i progetti che si sono arenati nel passare dalla teoria alla pratica, fra cui quelli portati avanti da alcuni grossi gruppi finanziari, fra i massimi fautori nonché investitori della tecnologia alla base del fortunato bitcoin su cui pure si sono accesi i riflettori dello scetticismo. Nell’inchiesta di Reuters figurano nomi del calibro di Bnp Paribas, Dttc (Depository Trust & Clearing Corporation) e Six Group.

Dtcc, il “contabile” di Wall Street, ha deciso di rallentare un progetto che puntava sull’adozione del blockchain per le attività di compensazione e di regolazione delle operazioni di riacquisto nonché di gestione degli accordi relativi alla transazioni. Il progetto, che era stato testato con successo insieme con la startup Digital Asset Holdings (DA), sarebbe stato archiviato poiché un numero elevato di banche e altri potenziali utenti sarebbero giunti alla conclusione che gli stessi risultati in termini di affidabilità e gestione siano ottenibili attraverso tecnologie tradizionali a costi molto più convenienti.

Da parte sua Six Securities Services – fornitore di servizi di post-negoziazione e unità del gruppo che gestisce la Borsa svizzera – ha deciso di non mettere in produzione un prototipo della piattaforma, sempre a firma di DA, per il trattamento dei titoli. “Abbiamo deciso di procedere in altre direzioni”, ha dichiarato a Reuters Jürg Schneider, portavoce di Six.

La francese Bnp Paribas aveva annunciato nel 2016 una serie di partnership in chiave blockchain insieme con più di una startup, fra cui SmartAngels, con l’obiettivo di dare vita ad una piattaforma per la gestione delle attività di sicurezza legate allo small business. Ma anche in questo caso il progetto è stato bloccato e l’istituto finanziario ha deciso di aderire all’iniziativa LiquidShare, che vede in campo altri attori dell’universo bancario. “Per dare vita a una piattaforma blockchain davvero robusta e affidabile è necessaria la cooperazione dell’ecosistema”, ha dichiarato a Reuters una fonte Bnp Paribas.

E ancora: JpMorgan starebbe considerando di abbandonare il progetto Quorum. E a luglio scorso è stata sciolta la partnership tra Euroclear e la startup Paxos per lo sviluppo di un servizio blockchain.

Ma a cosa si deve la retromarcia? “I problemi sono dovuti perlopiù alle elevate aspettative sulla tecnologia. Aspettative che al momento non risultano soddisfatte”, ha spiegato a Reuters Tim Swanson, fondatore del technology advisor Post Oak Labs. Insomma i tempi non sarebbero maturi, di qui i ripensamenti sugli investimenti per lo sviluppo delle piattaforme. Molti però i progetti che restano in piedi, ma sono in corso tutta una serie di “aggiustamenti”.

Six sta ad esempio lavorando insieme con il Nasdaq e l’Asx (la Borsa australiana) ad uno dei più ambiziosi progetti blockchain al mondo che vede protagonista, ancora una volta, la startup DA.

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