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IL CASO

Criptovalute per il trading, la Svizzera apripista

La Swiss National Bank insieme con lo Stock Exchange nazionale gestito da Six Group sta valutando l’adozione di una valuta digitale nell’attività di regolamentazione degli scambi di asset tokenizzati

10 Ott 2019

Antonio Dini

Una partnership di alto livello in uno dei cuori pulsanti della finanza mondiale per introdurre le criptovalute come strumento di scambio nel trading.

È quanto sta accadendo in Svizzera, dove la Swiss National Bank (Snb) con la Borsa nazionale, gestita dal Six Group, sta valutando la possibilità: «Stiamo esplorando – ha dichiarato in una nota il Six Group – i modi con i quali una banca centrale può usare la valuta digitale nell’attività di regolamento degli scambi di asset tokenizzati tra i partecipanti al mercato».

Un quadro operativo di questo tipo vuol dire connettere il meccanismo di clearing dei pagamenti in Svizzera con uno stock exchange digitale, o l’emissione di una versione del Franco svizzero in formato elettronico da parte della Snb.

La ricerca però non ha una valenza esclusivamente nazionale. Infatti il lavoro viene svolto all’interno di un hub organizzato da Snb in partecipazione con la Banca dei regolamenti internazionali (in inglese, Bank for International Settlements o BIS) che è l’organizzazione internazionale con sede a Basilea che si occupa di gestire promuovere la cooperazione tra banche centrali del pianeta(è stata fondata nel 1930 e si tratta della più antica istituzione finanziaria internazionale).

In pratica, il lavoro avviene all’interno di un quadro che, se gli esiti sono positivi, potrebbe rapidamente scalare e coinvolgere anche altre banche centrali di altri Stati.

Al centro dei lavoro c’è la trasformazione in token digitali degli asset finanziari, un progetto al quale Six Group lavora da tempo e che prevede l’utilizzo della blockchain, cioè la tecnologia alla base delle varie criptovalute come i Bitcoin. La tokenizzazione degli asset prevede la trasformazione di obbligazioni e azioni, che a oggi sono scambiate nella loro forma elettronica ma poi sono in originale delle cedole cartacee, in certificati digitali sicuri grazie alla blockchain. Il vantaggio, secondo il Six Group, deriverebbe dalla dematerializzazione sicura di azioni e obbligazioni, che potrebbero essere comprate e vendute in pochi secondi anziché in giorni (il tempo necessario ad effettuare il deposito delle azioni fisiche presso l’acquirente).

Mentre consorzi di aziende private, come ad esempio Libra guidato da Facebook, stanno cercando di costruire le proprie criptovalute, le banche centrali di molti paesi al mondo studiano la possibilità di creare le proprie valute digitali. La Banca centrale cinese ha annunciato recentemente che è vicina al rilascio della sua moneta digitale, mentre la Banca d’Inghilterra ha proposto una alternativa digitale al dollaro americano come valuta di riserva planetaria.

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