SCENARI

Debiti PA, Galmarini: “Più tecnologia per rispondere a nuove esigenze imprese”

Il 55% delle aziende promuove il factoring ma servono piattaforme online di tipo “open” per scegliere soluzioni e servizi che siano potenzialmente negoziabili con una pluralità di intermediari e finanziatori. I risultati dell’indagine Assifact-Kpmg

Pubblicato il 22 Mar 2023

Domenico Aliperto

galmarini

Alle imprese italiane il factoring piace sempre di più. Tanto è vero che sta crescendo la richiesta di innovazione tecnologica per poter disporre di piattaforme online di tipo “open” attraverso le quali scegliere soluzioni e servizi che siano potenzialmente negoziabili con una pluralità di intermediari e finanziatori. Il mercato punta anche a una serie di semplificazioni e di interventi per migliorare le relazioni con la Pubblica Amministrazione e agevolare il ricorso al factoring per i crediti vantati nei suoi confronti.

A dirlo è un’indagine su un campione nazionale di imprese condotta da Assifact, l’associazione che riunisce le società di factoring, in collaborazione con Kpmg.

Così cresce l’interesse del mercato verso il factoring

Secondo lo studio, oltre il 47% delle imprese integra i sistemi aziendali con una o più piattaforme offerte dai singoli finanziatori per i crediti commerciali, a fronte di un 19% che dichiara di desiderare l’integrazione, ma di non disporne attualmente. Molto meno frequente (10,4%) è l’integrazione con una piattaforma unica che consenta l’accesso a diversi finanziatori e/o forme di supporto al capitale circolante. Dalla ricerca emerge tuttavia che il 45% delle imprese, pur non avendo ancora simili integrazioni, si dichiara interessato. Anche con riferimento alla gestione del ciclo passivo (debiti commerciali), l’interesse è maggiore per soluzioni che consentano l’accesso a piattaforme multifunzionali piuttosto che riconducibili a un unico finanziatore o a un’unica soluzione (34,9% contro 25,5%).

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“La crescita dei volumi nel tempo e l’elevato livello di soddisfazione percepito dai nostri clienti”, spiega il Presidente di Assifact Fausto Galmarini”, testimoniano l’importanza del mercato del factoring per il nostro Paese, che negli ultimi dieci anni ha registrato una sempre maggiore rilevanza in termini di incidenza sul Pil, oggi superiore al 15% a fronte del 10% del 2013. Va inoltre sottolineato che nello stesso periodo la percentuale degli anticipi erogati dal settore rispetto al totale dei prestiti bancari a breve termine ha visto una progressiva espansione: dal 14% del 2013 si è giunti all’attuale 35%. Se consideriamo, peraltro, che nei bilanci delle imprese sono presenti crediti commerciali per oltre 500 miliardi di euro”, prosegue Galmarini, “c’è spazio per un’ulteriore crescita del settore. La tecnologia consente di rispondere in modo adeguato alle nuove esigenze delle imprese di grandi dimensioni e di raggiungere più efficacemente le piccole e medie, sia attraverso un significativo efficientamento dei processi sia attraverso l’offerta di nuove soluzioni appositamente dedicate”.

Le criticità nei rapporti con la Pubblica Amministrazione

Il 42% delle imprese intervistate per l’indagine Assifact-Kpmg è fornitrice della Pubblica Amministrazione. Di questo campione, circa la metà cede i relativi crediti. Ma i rapporti con la PA sono caratterizzati da criticità significative sia riguardo alla cedibilità del credito, sia nelle relazioni tra gli enti e i loro fornitori. L’indagine ha portato alla luce gli interventi che secondo le imprese potrebbero migliorare i rapporti: da una parte la semplificazione degli adempimenti amministrativi in capo all’ente e propedeutici al pagamento delle fatture (32% delle risposte); dall’altra la semplificazione della cessione del credito agevolando il ricorso a soluzioni a supporto del capitale circolante come il factoring, sia riducendo le formalità (21%), sia eliminando la possibilità per l’ente pubblico di rifiutare la cessione stessa (22%).

Factoring, come lo percepiscono le aziende

L’indagine evidenzia in ogni caso un grado elevato di soddisfazione complessivo da parte delle imprese che utilizzano il factoring: il 55% lo giudica “ottimo” mentre un altro 32% lo valuta “buono”. Meno del 6% dà una valutazione appena sufficiente o negativa.

Secondo le imprese intervistate, il factoring rappresenta: una forma di finanziamento complementare al credito bancario (28,6% delle risposte); un modo per ottimizzare il capitale circolante attraverso l’eliminazione dei crediti dal bilancio (24,8%); una forma di garanzia del buon fine dei crediti commerciali (18,1%). La funzione più importante del factoring cambia a seconda della dimensione delle imprese: per le medie e grandi è maggiormente rilevante l’ottimizzazione del bilancio, per le piccole prevale la protezione dalle perdite su crediti e la gestione professionale del credito. Anche rispetto ad altri strumenti di supporto al capitale circolante il grado di soddisfazione per il factoring è generalmente più alto.

“Fra i principali elementi che contribuiscono all’alto livello di soddisfazione della clientela nei rapporti con i factor, vi sono la configurabilità di prodotto in base alle esigenze dell’impresa (per esempio in termini di “normalizzazione” dei flussi di cassa) e l’evoluzione tecnologica dei servizi offerti, che raccolgono giudizi lusinghieri, anche nel confronto sia con le banche sia con i provider di finanza alternativa. L’indagine consegna alle società di factoring una preziosa opportunità per migliorare il profilo della propria offerta al fine di incontrare la domanda di factoring, anche quella inespressa”, chiosa Stefano Zattarin, partner Kpmg.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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