Digital banking alla svolta, il 2021 anno spartiacque - CorCom

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Digital banking alla svolta, il 2021 anno spartiacque

Un’inchiesta di Cnbc mette in evidenza come la crisi innescata dal Covid polarizzerà il mercato del fintech: da una parte le “neobank” che saranno in grado di rispondere alle nuove esigenze, dall’altra le aziende che invece saranno travolte o assorbite dai player tradizionali. Ecco cosa succederà

30 Dic 2020
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In un anno che ha visto l’online banking decollare in Europa, la cosa più immediata da pensare è che le nuove banche digitali abbiano registrato ottime performance di business. Ma così non è stato. Lo sottolinea Cnbc in un approfondimento che ha coinvolto diversi esperti del settore.

Una ricerca di Mastercard ha rilevato che il 42% degli europei gestisce le proprie finanze attraverso gli strumenti digitali più frequentemente di quanto facesse prima della pandemia di coronavirus, mentre il 62% pensa di passare del tutto dal banking fisico alle piattaforme digitali. Ciononostante, molte delle cosiddette “neobank” sono inciampate nel 2020, con player del calibro di Monzo e Revolut che hanno rivelato perdite profonde e sono stati colpiti da una moltitudine di reclami sul servizio da parte dei clienti. Ora, dice Cnbc, le neobank sono sottoposte a un’enorme pressione: devono dimostrare al mercato di saper fare sul serio. Gli investitori, in particolare, stanno pungolando i nuovi attori del fintech affinché mettano in chiaro la loro capacità di monetizzare i loro prodotti e, alla fine dei giochi, realizzare un profitto. Gli esperti e i diretti interessati parlano di uno scenario ormai maturo per un consolidamento.

L’esperienza dell’olandese Bunq

“Grazie a questa crisi, c’è stato un campanello d’allarme per alcune di queste neobank”, ha per esempio detto alla Cnbc Ali Niknam, Ceo e fondatore della banca online olandese Bunq. “Per gestire un’attività sana, è necessaria una condotta aziendale sana.” Per Niknam, non tutti i nuovi arrivati del digital banking riusciranno a superare la pandemia Covid-19. “La complessità di avere una start-up, dover competere con questi giganteschi operatori storici e avere un così pesante fardello di regolamentazione è un mix che non molti possono affrontare”, ha detto l’imprenditore. “Coloro che riusciranno a sopravvivere a questa recessione economica avranno davanti a sé un grande futuro”.

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Come molte startup, anche Bunq è in perdita, con Niknam che si aspetta che l’azienda perda circa 14 milioni di euro quest’anno. Il fondatore dell’azienda ha assicurato però di essere in grado di finanziare tali perdite con i profitti che realizza da un’altra società di sua proprietà, il provider di nomi di dominio Internet TransIp. Ad oggi, Bunq non ha accettato alcun finanziamento esterno da venture capitalist e Niknam rimane il suo unico azionista.

Il punto di vista del fondatore di Revolut

Nik Storonsky, fondatore e Ceo di Revolut, è d’accordo con il numero uno di Bunq, e ha aggiunto che alcune aziende potrebbero diventare l’obiettivo delle offerte pubbliche di acquisto. “Alcune banche non saranno in grado di sopravvivere alla crisi innescata dal Covid perché dipendono troppo dai pagamenti e dall’interscambio, specialmente qui in Europa”, ha detto parlando con la Cnbc. Gran parte dei ricavi delle banche in fase di avviamento, infatti, proviene da commissioni generate ogni volta che un cliente utilizza la propria carta per effettuare un pagamento. “Vedremo chiaramente alcuni vincitori e alcuni perdenti in questo gioco, e forse anche alcune attività di fusione e acquisizione”, ha precisato Storonsky. Il mese scorso, il quotidiano britannico Times ha per esempio riferito che JPMorgan e Barclays avevano mostrato interesse ad acquistare Starling. Ma Anne Boden, fondatrice e Ceo della fintech, ha smentito il rapporto, dicendo che semmai era Starling stessa disposta a fare acquisizioni. “È molto lusinghiero quando si sentono voci su operazioni del genere”, ha commentato Boden.

La prossima sfida per le neobank: riuscire a fare scala

Tom Merry, a capo della strategia bancaria di Accenture, ha affermato che l’acquisizione di una grande banca di una neobank sarebbe discutibile a causa delle valutazioni “altissime” del settore e poiché molte fintech hanno lottato per convertire i propri utenti in titolari di conti primari. Possono realizzare un profitto? Le neobank europee hanno guadagnato milioni di utenti grazie all’offerta di commissioni minime o nulle oltre a un’esperienza utente brillante. Ma “mancano ancora di scala” rispetto agli operatori storici come Hsbc, Barclays, NatWest e Lloyds, ha detto Merry alla Cnbc. “Se le neobank saranno in grado di trasformare una grande affinità di clienti e numeri in crescita dei ricavi pur mantenendo il loro vantaggio in termini di costi, la redditività seguirà”, ha aggiunto. Gli sfidanti si sono dati da fare per lanciare nuovi prodotti nel tentativo di portare nuovi flussi di entrate e migliorare la redditività. Revolut, Monzo e N26 ora hanno tutti abbonamenti premium, mentre alcune aziende si stanno espandendo nel business banking. Revolut, di gran lunga la più grande neobank in Europa con oltre 13 milioni di utenti e una valutazione di 4,5 miliardi di euro, a novembre ha pareggiato per la seconda volta, riprendendosi da un forte calo dei ricavi all’inizio della pandemia. Allo stesso modo Starling è riuscita a entrare in positivo in ottobre, ottenendo un profitto di 800 mila sterline (885 mila euro). La società è attualmente in procinto di raccogliere un nuovo round di finanziamenti in vista di un’espansione europea prevista per il prossimo anno.

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