Pagamenti cashless, Emilia-Romagna e Puglia le regioni più virtuose - CorCom

LA RICERCA

Pagamenti cashless, Emilia-Romagna e Puglia le regioni più virtuose

L’85% degli italiani orientato all’utilizzo di metodi diversi dal contante: dominano le carte ma gli smart payment sono già oggi la soluzione preferita dal 25% con prospettive di crescita ulteriore del 20%

09 Giu 2021

A. S.

La percentuale degli italiani che preferiscono effettuare pagamenti cashless piuttosto che in contanti è ormai arrivata all’80%. La motivazione prevalente è che i pagamenti elettronici sono considerati più comodi, rapidi e sicuri rispetto a quelli effettuati utilizzando banconote e monete. Ma al là delle preferenze, un dato significativo viene dall’effettivo utilizzo del cashless: oggi infatti più del 63% dei pagamenti in Italia avviene con transazioni elettroniche, mentre il 95% della popolazione nazionale utilizza le carte e il 29% è orientato verso gli smart payments. E’ quanto emerge da una recente ricerca realizzata da Ipsos per conto di Ayden, piattaforma di pagamento internazionale che gestisce i pagamenti di brand come Spotify e Microsoft nonché di aziende del Made in Italy del calibro di Prada e Ferragamo.

 Solo il 25% degli Italiani è legato al contante

 La percentuale degli italiani che si orienta verso soluzioni di pagamento cashless è secondo la ricerca dell’85%: a trainare sono le carte di debito e credito, utilizzate dal 50% degli italiani. A seguire ci sono gli smart payments, quelli effettuati attraverso digital wallet e app, utilizzati dal 29% della popolazione.

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La classifica delle Regioni

La ricerca Ipsos evidenza tra le altre cose che il divario tra Nord e Sud nel campo dei pagamenti digitali si stia progressivamente riducendo, come anche quella tra grandi e piccoli centri. Ad aver contribuito a questa dinamica è stata secondo gli analisti l’emergenza Covid-19 e il distanziamento sociale imposto alla popolazione per limitare i contagi. In testa alle Regioni che utilizzano maggiormente i pagamenti digitali si piazza l’Emilia-Romagna, dove il 43 % della popolazione utilizza pagamenti smart, seguita dalla Puglia dove la percentuale scende al 39%, rispetto a una media nazionale che si ferma al 35%

Sicurezza in cima ai vantaggi dei pagamenti cashless

La percezione degli italiani sui benefici dei pagamenti digitali porta in primo piano il tema della sicurezza. Il 70% degli intervistati che ritiene importante incentivare l’utilizzo di queste soluzioni per emancipare il paese dall’arretratezza e migliorare la qualità della vita di consumatori e negozianti. E se il 67% del campione pensa che i pagamenti digitali siano da preferire a quelli in contanti per ragioni di comodità, e il 58% cita come ragione principale la velocità di utilizzo, è del 33% la percentuale di chi ritiene che i pagamenti cashless siano più sicuri di quelli in contanti. Inoltre il 61% degli italiani ritiene che i pagamenti elettronici contribuiscano a limitare l’evasione fiscale, il 37% afferma che possano aiutare a diminuire i rischi di scippi, mentre il 28% pensa che garantiscano maggiore igiene.

Gli italiani promuovono il cashback

Ad accogliere positivamente il programma cashback del governo sui pagamenti con carta di credito è il 68% degli Italiani, una percentuale più alta di quella delle persone che hanno aderito all’iniziativa, che si ferma al 44% della popolazione. Soltanto il 6% del campione afferma di non essere a conoscenza di questa iniziativa da parte dello Stato Inoltre l’aumento della soglia fino a €50 dei pagamenti contactless senza pin è valutato positivamente da oltre 7 italiani su 10, mentre il 20% degli intervistati apprezzerebbe un ulteriore innalzamento del limite.

 I pagamenti digitali in-store

I pagamenti senza contanti nei negozi sono cresciuti stabilmente nel corso degli ultimi due anni, soprattutto grazie alla diffusa adozione di carte di credito o di debito utilizzate nei negozi dal 69% degli italiani. La crescita degli smart payments contribuirà a far proseguire la tendenza verso il cashless nei negozi: Il 26% dichiara di averli utilizzati negli ultimi 24 mesi e si prospetta una crescita ulteriore del 9% nel corso dei prossimi 2 anni. Ma quali sono i principali ostacoli utilizzo dei pagamenti elettronici in-store? il 73% degli italiani ritiene che gli alti costi di transazione limitino una maggiore accettazione dei pagamenti elettronici da parte dei negozianti, soprattutto per importi meno elevati.

“Come abbiamo constatato con le nostre aziende clienti, la chiusura dei punti vendita durante i periodi di lockdown ha spinto i grandi marchi ad adottare nuove soluzioni di pagamento e a offrire servizi innovativi per andare incontro alle restrizioni e alle mutate esigenze di consumo – afferma Philippe De Passorio, Country Manager di Adyen Italia (nella foto sopra) – Con soddisfazione constatiamo che la stragrande maggioranza delle persone (87%) si ritenga soddisfatto della reazione messa in campo dai brand. Un processo di digitalizzazione accelerata al quale anche noi abbiamo contribuito e continueremo a farlo con le nostre soluzioni sviluppate per abilitare l’omnicanalità delle vendite”.

La pandemia ha inoltre spinto i retailer anche ad offrire nuovi servizi agili e flessibili – a metà strada tra il negozio fisico e l’online – per continuare a garantire ai consumatori un livello di servizio pari alle aspettative, come la consegna a casa, apprezzata dall’81% degli intervistati, la possibilità di ritirare il prodotto in negozio (71%) ma anche l’opportunità di provare un prodotto a casa per poi pagarlo on line (66%) o, ancora, finalizzare un acquisto telefonicamente a seguito dell’invio di un link di pagamento (63%).

“La pandemia ha segnato un punto di svolta epocale in questo senso – conclude De Passorio – I consumatori hanno potuto beneficiare di nuove modalità di acquisto e pagamento, che si sono rivelate molto più affini al loro stile di vita. I confini fra esperienza offline e online stanno diventando sempre più sfumati, perché così sono percepiti dal cliente odierno che non ragiona in ottica di canali ma di desideri. È il paradigma dell’omnicanalità che diventa il ‘new normal’”.

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