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L'APPROFONDIMENTO

Pagamenti digitali, la svolta è vicina?

La Manovra ha introdotto una serie di strumenti di contrasto all’uso del contante e all’evasione fiscale. L’analisi di Valeria Portale e Giorgia Sali dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano

27 Dic 2019

D. A.

Il 2020 potrà essere un anno importante per i pagamenti digitali in Italia? Forse sì, o almeno così la pensano Valeria Portale e Giorgia Sali dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano. Merito, sostengono le due ricercatrici, anche dell’impulso normativo che darà nuova linfa al settore. La finanziaria – il Decreto Legge n. 124/2019 del 26 Ottobre relativo alle disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili approvato in Senato il 17 dicembre – ha infatti introdotto una serie di interessanti novità in materia di lotta al contante e all’evasione fiscale.

Le nuove misure introdotte

È stata innanzitutto confermata la lotteria degli scontrini. Dall’1 luglio 2020 i consumatori potranno partecipare ad una lotteria degli scontrini. Per prenderne parte, il cittadino dovrà richiedere un «codice lotteria» su un portale dedicato, ad oggi non ancora disponibile, e dovrà comunicarlo al commerciante prima dell’emissione dello scontrino elettronico (che non servirà conservare al fine della potenziale vincita). Qualora il pagamento avvenga con contanti, sarà necessario fornire oltre al codice lotteria anche il codice fiscale. Il commerciante, che deve aver adattato il proprio registratore alla trasmissione telematica, dovrà inviare le informazioni dello scontrino all’Agenzia delle Entrate. Qualora l’esercente rifiuti il codice fiscale del contribuente o non trasmetta i dati all’Agenzia delle Entrate, si prevede una sanzione amministrativa tra i 100 ed i 500 euro. La lotteria, che inizialmente vedrà un’estrazione di tre codici al mese e poi una alla settimana dal 2021, darà a chi paga con carta una probabilità di vincita doppia. L’esito delle estrazioni potrà essere verificato sul sito dedicato, che diventerà attivo con l’inizio del nuovo anno.

Sono inoltre stati stanziati tre miliardi di euro per il 2020 e 2021 da assegnare come incentivo ai cittadini che sceglieranno di utilizzare prevalentemente strumenti di pagamento alternativi al contante, quali carte di pagamento tradizionali o app di pagamento su smartphone. Secondo le dichiarazioni del Premier, i rimborsi pro capite potrebbero raggiungere i 2.000 euro annui, ma il dettaglio delle modalità di ripartizione delle risorse non è ancora stato definito. Si attendono quindi bonus e detrazioni fiscali con la Legge di Bilancio 2020 ed il Decreto Fiscale collegato. Nella Legge di Bilancio saranno introdotte presumibilmente le seguenti novità: saranno detraibili soltanto le spese pagate con mezzi tracciabili (tra cui il bancomat, ma anche il bonifico); saranno detraibili ulteriori spese qualora pagate in modalità diversa dal contante.

È stata introdotta la riduzione del tetto massimo di utilizzo del contante, dall’1 luglio 2020 fino al 31 dicembre 2021, a 2.000 euro. Dall’1 gennaio 2022 tale limite scenderà ulteriormente a 1.000 euro.

Gli esercenti che abbiano ricavi non superiori a 400 mila euro potranno ottenere un credito di imposta pari al 30% delle commissioni bancarie pagate a fronte dell’accettazione di pagamenti con carta da parte dei consumatori.

I pagamenti elettronici e l’evasione fiscale: la situazione italiana

Il ritardo dell’Italia sul tema pagamenti elettronici è evidente, dicono Portale e Sali: guardando ai dati Bce il nostro Paese, infatti, seppur con una crescita dei pagamenti con carta pro-capite del 16% rispetto al 2017, risulta ancora uno dei fanalini di coda tra i 27 paesi dell’Unione Europea, occupando il 23esimo posto (su 27) nella classifica delle transazioni con carta pro-capite con soli 65 pagamenti all’anno a testa (la media EU è ben superiore alle 100 transazioni a testa e i best performer superano le 350 transazioni a testa).

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Come è cambiato in Italia il quadro normativo dei pagamenti digitali verso la PA?

Parlando poi di evasione fiscale, secondo le stime dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano nel 2016 il transato degli italiani evaso da parte degli esercenti (sul quale quindi non è stata versata l’Iva e tutte le altre tasse) valeva tra i 120 e i 150 miliardi di euro, per un mancato gettito per le casse dello Stato italiano di circa 27 miliardi di euro. L’incidenza del nero è nettamente più alta sui pagamenti effettuati in contanti (30% del transato) rispetto a quelli effettuati con strumenti di pagamento elettronici (12% del transato).

Una manovra con luci e ombre: le criticità

La volontà del Governo di incentivare i pagamenti elettronici, in ottica di un’Italia cashless rappresenta dunque un importante passo in avanti per il nostro paese. Tuttavia, l’efficacia delle misure previste non è scontata. Se da un lato siamo soddisfatti che finalmente è stata data la giusta attenzione al tema, dall’altro abbiamo il timore che non si raggiungano i risultati sperati. Guardando alle misure premiali dei pagamenti cashless, i livelli di efficacia e di persistenza degli effetti variano molto a seconda della tipologia e delle caratteristiche dell’incentivo stesso. Guardando alla manovra segnaliamo due criticità.

La prima criticità è, lato consumatore: l’efficacia della lotteria degli scontrini (già sperimentata da altri paesi europei quali Portogallo, Slovacchia, Croazia, Grecia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Malta, Lituania, Polonia, Slovenia e Romania) dipende strettamente dalla semplicità di partecipazione da parte dei consumatori e dal meccanismo di funzionamento, oltre ad avere un effetto che si limita alla durata dell’incentivo, poiché ha uno scarso effetto sulle abitudini ricorrenti di pagamento. Ecco, quello che si legge sulla lotteria italiana ci fa temere che non sarà semplice partecipare e quindi l’efficacia possa essere minore rispetto ad una lotteria di altro tipo.

La seconda criticità è, lato esercente: il credito di imposta previsto dal decreto, seppur rappresenti un’agevolazione rispetto al passato, difficilmente renderà agli occhi dei commercianti i pagamenti con carta “meno costosi” di quelli in contante (soprattutto per gli esercenti che fanno nero). Questo, infatti, rimane ancora lo strumento preferito in accettazione, sia perché i costi percepiti sono inferiori rispetto ai pagamenti elettronici, sia perché, essendo uno strumento non tracciabile, rappresenta la scelta prediletta da chi vuole fare nero: un credito di imposta medio per esercente tra i 70 e i 115 euro, recuperabile a fine anno, difficilmente può rappresentare una alternativa valida al risparmio immediato percepito in relazione a una transazione in contante oppure a una transazione in nero. E questo a fronte di una spesa per lo stato che si aggirerebbe tra i 100 ed i 165 milioni di euro, considerando che gli esercenti che potrebbero beneficiare dell’incentivo sono circa 1,5 milioni (stime dell’Osservatorio Innovative Payments).

Emerge, infine, come grande assente nella manovra l’articolo 23, che introduceva sanzioni amministrative per la violazione dell’obbligo di Pos per commercianti e professionisti e che è stato rimosso dal decreto. Di fatto, l’obbligo di detenere un Pos e accettare le transazioni cashless che vige dal 2013 verso gli esercenti non diventerà operativo, dal momento che non viene prevista alcuna sanzione per chi non lo rispetti. In questo caso, crediamo che le sanzioni e gli obblighi siano ben poco efficaci, soprattutto se non vengono ben progettati dei controlli, tuttavia sarebbe potuto essere un segnale per gli esercenti.

Una manovra con luci e ombre quindi: l’importante passo in avanti nel puntare i riflettori sui temi dei pagamenti elettronici e dell’evasione fiscali, a lungo rimasti a torto ai margini della discussione politica, si contrappone a un insieme di azioni che risultano essere ancora troppo timide per essere veramente incisive. Confidiamo molto sui 3 miliardi stanziati dal Governo, ma ancora non spiegati. È fondamentale agire su tutti i soggetti coinvolti, dai consumatori agli esercenti (come si sta facendo), dalle Pubbliche Amministrazioni all’Agenzia delle Entrate e le banche (con le quali il Governo non sembra aver chiuso accordi per ridurre a monte le commissioni bancarie).

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