LA PROPOSTA

Fintech, il regolatore britannico apre a Google & co.

La Financial conduct authority avvia la revisione della normativa per i servizi finanziari per consentire alle big tech di entrare nel mercato: al vaglio il data sharing. Si punta a stimolare l’innovazione e la concorrenza sui prezzi

17 Dic 2019

Patrizia Licata

giornalista

L’ente di regolamentazione finanziaria britannico apre le porte al data sharing su vasta scala nel mercato finance. La Fca (Financial conduct authority) ha infatti avviato uno studio per valutare l’opportunità di allargare le regole dell’open banking, che già hanno aperto le porte dei servizi bancari e di pagamento a nuovi player del digitale e del fintech, anche agli altri settori della finanza, come assicurazioni, investimenti, prestiti, gestione dei risparmi, pensioni integrative. La Fca vuole capire se il data sharing nell’industria nel suo complesso possa creare maggiore concorrenza e ampliare la scelta per i consumatori. La proposta fa parte della revisione dell’intera normativa per i servizi finanziari.

Cruscotti digitali per comparare i prezzi

La Fca britannica fa così un passo verso l’open finance ipotizzando dei cruscotti digitali, accessibili online, dove i consumatori potranno tenere traccia delle loro finanze, con una visione complessiva dei dati relativi ai propri conti, e trovare e confrontare le diverse opzioni sul mercato. Otterrebbero così prezzi migliori, proposte più convenienti e personalizzate e consulenza finanziaria. “Vogliamo capire che cosa serve per far sì che l’open finance si sviluppi nel miglior interesse dei consumatori e quale dovrebbe essere il ruolo del regolatore”, afferma l’Fca.

L’authority afferma che ci sono stati diversi casi di discriminazione sui prezzi per i clienti delle assicurazioni e sul mercato dei mutui e tali disparità di trattamento sono “esacerbate dalla difficoltà per il cliente di accedere a offerte alternative. L’open finance potrebbe essere una soluzione di lungo termine”.

Rivoluzione open banking

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L’open banking è normato oggi dalla direttiva europea Psd2 e permette la condivisione dei dati dei clienti in possesso delle banche e dei fornitori di servizi di pagamento (previo consenso dei clienti), aprendo così il mercato a attori innovativi, dai grandi over the top e colossi del digitale alle startup del fintech. Attraverso le API aperte (terze parti, c.d. TPP, Third Party Providers) la Psd2 prevede la trasmissione di informazioni complete a terze parti permettendo l’ingresso nell’industria finanziaria.

Diverse fra le imprese cosiddette “BigTech” (Google, Amazon, Facebook, Apple, Samsung) hanno già ottenuto licenza come IP e Imel e gli operatori esistenti si attendono che le stesse in futuro partecipino molto più attivamente al mercato dei servizi di pagamento europeo, in ragione del livello di sviluppo delle tecnologie innovative, dei servizi cloud, dei portafogli digitali e connessi ai dispositivi di telefonia mobile (si pensi anche all’impatto dello sviluppo del 5G) e del crescente interesse nei confronti dell’uso dell’intelligenza artificiale, dell’analisi dei Big data e della biometria.

La condivisione dovrebbe però essere a due sensi: il Financial stability board, organismo internazionale che promuove la stabilità del sistema finanziario, ha detto che le Big tech potrebbero a loro volta essere soggette a obbligo di sharing con le banche e le società del fintech dei dati sui clienti dei loro servizi finanziari per tutelare una concorrenza equa.

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