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Consob: la pandemia dà sprint al fintech. Ma c’è il rischio esclusione digitale

Il lockdown e il distanziamento sociale favoriscono una rapida evoluzione del fenomeno, sia dal lato dell’offerta sia dal lato della domanda: “Colmare il gap infrastrutturale e di competenze per cogliere le opportunità di crescita sostenibile”

24 Lug 2020

Federica Meta

Giornalista

La pandemia dà sprint al fintech. Nel report “La crisi Covid-19Impatti e rischi per il sistema finanziario italiano in una prospettiva comparata”, la Consob evidenzia come l’emergenza sanitaria, oltre a incidere pesantemente sulla crescita economica dei paesi coinvolti, sta innescando processi di trasformazione radicale del contesto socio-economico di riferimento.

Tra questi, appunto, l’accelerazione del fintech: un fenomeno che negli ultimi anni ha rivoluzionato il comparto dei servizi di pagamento e sta gradualmente sviluppandosi nel comparto dei servizi finanziari.

“Il lockdown prima e la propensione a mantenere volontariamente forme di distanziamento sociale poi, potrebbero favorire una rapida evoluzione del fenomeno sia dal lato dell’offerta sia dal lato della domanda – si legge nel report – Banche e operatori dei mercati finanziari, in grado di rimodulare e adeguare i propri modelli di business in modo efficiente e tempestivo alle nuove tendenze, potrebbero diventare i propulsori di profonde innovazioni dell’offerta di prodotti e servizi bancari e finanziari. Al tempo stesso, si potrebbe registrare una più rapida accettazione della tecnologia da parte degli utenti e una propensione crescente all’utilizzo di canali e piattaforme digitali”. Ma con qualche pericolo all’orizzonte.

L’eventuale accelerazione della digitalizzazione dei servizi finanziari potrebbe aumentare il rischio di esclusione finanziaria di alcune categorie di utenti e rendere attuali profili di attenzione, ai fini della tutela degli investitori e della stabilità dei mercati finanziari, che fino allo scoppio della crisi si era ritenuto prematuro affrontare. “Tra questi, ad esempio – spiegano gli esperti – il potenziamento della connettività e l’innalzamento delle competenze digitali e finanziarie degli italiani, che gli ultimi dati disponibili mostrano essere al di sotto della media dei paesi europei, nonché il rafforzamento dei presidi della privacy e della sicurezza cibernetica”.

L’altro processo che la pandemia potrebbe accelerare riguarda la transizione alla cosiddetta green economy e, parallelamente, lo sviluppo della finanza per la crescita sostenibile. I cosiddetti investimenti sostenibili e responsabili mostrano tassi di sviluppo importanti da alcuni anni, anche se rimangono ancora un comparto marginale.

Secondo il Fmi (2019), a livello globale il patrimonio dei fondi di investimento Esg (ossia dei fondi che tengono in considerazione i fattori Environment, Social and Governance) ha superato 850 miliardi di dollari, pari a meno del 2% dell’Aum (Asset Under Management) globale; a questi si aggiungono prodotti obbligazionari sostenibili per oltre 170 miliardi di dollari. In questo quadro si evidenzia un incremento della raccolta dei fondi Esg soprattutto a partire da fine febbraio 2020, anche a fronte della maggiore tenuta dei relativi rendimenti.

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In ambito europeo, come noto, a partire dal lancio del Piano d’azione per la finanza sostenibile nel 2018 si sono susseguiti vari interventi che trovano nel nuovo European Green Deal, annunciato nel dicembre 2019, e nella consultazione sulla rinnovata finanza sostenibile (in corso al 30 giugno 2020) tappe importanti di un percorso complesso e articolato.

“Nel complesso la crisi Covid-19 restituisce a regolatori e autorità di vigilanza (dei mercati finanziari e non solo) una realtà profondamente cambiata e destinata a subire ulteriori evoluzioni – conclude il report – È dunque importante potenziare la capacità di cogliere con tempestività gli sviluppi in atto e i relativi effetti sul sistema economico-finanziario. A tal fine, è ineludibile rafforzare l’approccio data driven alla regolazione e alla vigilanza, già adottato in risposta alla crisi finanziaria del 2008, anche ampliandone il perimetro di applicazione e utilizzando strumenti propri della data science e della data analytics”.

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