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FINTECH

Lagarde cauta sulla valuta digitale europea: “Servono ulteriori analisi”

La presidente della Banca centrale europea interviene sulla possibilità che l’istituto possa erogare criptomoneta: “Implicherebbe grandi rischi, tra cui quello di alterare i meccanismi di trasmissione della politica monetaria”

02 Dic 2019

L’ipotesi di una valuta centrale digitale richiede “ulteriori analisi” da parte della Bce, perché se da un lato potrebbe essere utilizzata direttamente dai cittadini, dall’altro implicherebbe “rischi”, tra cui quello di alterare i meccanismi di trasmissione della politica monetaria. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde nella sua prima audizione al Parlamento europeo. Una valuta digitale della banca centrale potrebbe anche avere ripercussioni “sul funzionamento del sistema finanziario globale e sulla sua stabilità. Per questo – ha concluso Lagarde – la questione delle valute digitali centrali e della loro ottimale configurazione richiede ulteriori analisi”.

Nel mesi scorsi Lagarde aveva guardato con interesse alla proposta di Mark Carney, governatore della Banca di Inghilterra, di una valuta digitale emessa dalle principali banche centrali. La presidente designata della Bce ha però voluto precisare che bisogna “distinguere” tra monete digitali come le Bitcoin che sono strumenti speculativi e volatili e le “monete stabili che sono un animale diverso e probabilmente hanno un futuro diverso”.

“Le monete stabili, che siano la Libra o le valute digitali delle banche centrali –spiegava – devono rispettare tutte le regole e i regolamenti che si applicano a questi prodotti” in termini di stabilità finanziaria, riciclaggio e finanziamento del terrorismo”.

I dubbi di Bankitalia

Scetticismo sulle valute digitali è stato espresso anche da Bankitalia. In un documento che analizza gli aspetti economici e regolamentari delle cripto-attività si mette un paletto all’uso delle valute digitali come strumenti finanziari “per l’assenza di valore intrinseco, l’indeterminatezza del loro prezzo e la non controllabilità da parte del regolatore”.

Un altro elemento evidenziato è la mancanza di trasparenza dato che nella maggior parte delle giurisdizioni, alle operazioni in cripto-attività, non si applicano presidi specifici di trasparenza. A mancare dunque è un quadro regolamentare ben definito che espone gli utentI a una serie di rischi, tra cui perdita permanente dei gettoni digitali a causa di malfunzionamenti, attacchi informatici, smarrimento delle password (o chiavi private), rilevanti diminuzioni di valore a causa della elevata volatilità del prezzo.

Venendo al punto della gestione nei bilanci delle criptovalute Bankitalia  evidenzia che l’analisi contabile esclude la possibilità di considerare, sulla base dei principi contabili internazionali Ias/Ifrs, le cripto-attività tipo bitcoin, una valuta o uno strumento finanziario. La normativa esistente sembra lasciare spazio all’uso dei due categorie contabili. La prima sarebbe «attività immateriale», definita come attività senza sostanza fisica, identificabile (separabile, quindi trasferibile), non-monetaria (senza un diritto a ricevere, o un obbligo a pagare, un importo fisso o determinabile in unità in valuta). La seconda possibilità sarebbe la categoria “rimanenza”, in quanto essa include anche le commodity intangibili.

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