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MERCATI

Le febbre del bitcoin fa la fortuna dei produttori di chip

La crescente domanda di processori per il mining di criptovalute spinge il business delle aziende del comparto: rialzi fino al 10%. In pole la taiwanese Tsmc

19 Gen 2018

F. Me.

Il rialzo delle criptovalute ha fatto la gioia di alcuni investitori. Ma la febbre da bitcoin e soci sta facendo anche la fortuna dei grandi produttori di chip. Tsmc, società di Taiwan,  ha chiuso il quarto trimestre con una crescita del 10,1% rispetto a quello precedente. La responsabile finanziaria Lora Ho ha spiegato che a spingere i conti sono stati due elementi: “I nuovi prodotti mobile lanciati e la crescente domanda di processori per il mining di criptovalute”. Come di consueto, gli ultimi mesi dell’anno, grazie alle festivita’ natalizie, sono stati il periodo più proficuo per gli smartphone. Accanto a questa costante, Tsmc sottolinea il crescente peso del mercato delle monete digitali. Per “minarle”, cioè per crearne di nuove, sono necessarie elaborazioni sempre più complesse, serve più capacità di calcolo, più dispositivi in grado di sostenerla e (di conseguenza) più chip.

Anche se la società non ha rivelato dettagli sulle fonti di incassi, si può già certificare quello che era impensabile fino a pochi mesi fa: la domanda di criptovalute è tale da impattare sui conti di un produttore che, nel quarto trimestre, ha registrato un fatturato di 9,21 miliardi di dollari. Un impatto che non dovrebbe essere volatile come il prezzo dei bitcoin: la richiesta di chip per estrarre nuove monete digitali è destinata a rimanere quantomeno stabile. “Per il primo trimestre 2018 – afferma Ho – ci aspettiamo che continui la forte domanda per il mining di criprovalute, mentre la stagionalita’ del mercato mobile fa prevedere un calo”.

Quanto pesano i processori utilizzati da chi estrae valuta digitale? Niente dati ufficiali. Ma le stime per il trimestre in corso forniscono un indizio: Tsmc prevede di chiuderlo con un fatturato compreso tra gli 8,4 e gli 8,5 miliardi di dollari. Una flessione contenuta rispetto al trimestre d’oro per la vendita degli smartphone e probabilmente ammortizzata dai chip per le criptovalute: il mining non ha “stagionalità”.

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