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LA CRIPTOMONETA

“Libra sia a prova di riciclaggio”: la richiesta del Tesoro Usa a Facebook

Per il Dipartimento la valuta digitale dovrà incorporare strumenti contro il riciclaggio di denaro sporco e contro il finanziamento del terrorismo

11 Set 2019

Antonio Dini

Sede legale a Ginevra, ma cuore nella Silicon Valley, nel campus di Facebook. Libra, la criptovaluta voluta da Mark Zuckerberg e costruita attorno a una società non profit di operatori del settore ancora non è nata e già si è attirata sguardi critici o apertamente ostili dalla maggior parte delle istituzioni finanziarie planetarie. Non ultimo arriva il Tesoro americano, che ribadisce: il progetto Libra per poter operare negli Usa dovrà superare gli standard regolamentari americani. Lo ha detto durante un incontro in Svizzera il sottosegretario del Tesoro, Sigal Mandelker, con deleghe al contro-terrorismo e per la intelligence finanziaria.

«Che si tratti – ha detto Mandelker – di bitcoin, Ethereum, Libra o chiunque altro, il nostro messaggio è molto chiaro: queste valute crittografiche devono essere costruite fin dall’inizio incorporando strumenti contro il riciclaggio di denaro sporco e contro il finanziamento del terrorismo».

La sottosegretaria è intervenuta dopo un incontro con funzionari e rappresentanti politici del governo svizzero e di funzionari della Banca dei regolamenti internazionali e altri corpi finanziari, durante i quali si è discusso di criptovalute incluso il progetto Libra, che è promosso da una associazione basata in Svizzera.

Secondo Mandelker, mentre l’industria tecnologica dietro alle criptovalute ha investito moltissimo tempo e attenzione nello sviluppo della parte transazionale puramente tecnologica, la maggior parte degli attori coinvolti ha prestato pochissima attenzione al bisogno che sia garantita la sicurezza delle reti, cioè che non sia utilizzabili dai terroristi o da altri soggetti a rischio, per riciclaggio, spostamento od occultamento di fondi.

«La Svizzera – ha detto Mandelker – come molti altri paesi si è proposta come un hub per il fintech e l’innovazione tecnologica in questo settore. Dal mio punto di vista qualsiasi Paese si promuova su questi temi deve necessariamente prestare moltissima attenzione alle preoccupazioni per la sicurezza e l’affidabilità della criptovaluta». Questi sono i temi che Mandelker ha portato davanti all’ente per la supervisione dei mercati svizzeri, Finma. Secondo il sottosegretario il fatto che la Svizzera abbia garantito ad agosto le prime due licenze bancarie a criptovalute è rilevante. Finma ha anche istituito un hub per criptovalute che le è valso il soprannome di “Crypto Valley”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
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