MERCATI

Big tech, il rialzo dei tassi della Fed affossa i titoli

Forti difficoltà per il comparto Ict all’indomani della decisione della banca centrale Usa: Amazon fra i peggiori, con un calo del 7,56%. Ma il presidente della Federal Reserve Powell rassicura: “Non ci sono segni di recessione”

06 Mag 2022

Veronica Balocco

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Intenso sell-off, ieri a Wall Street, all’indomani del rialzo dei tassi deciso dalla Fed. Il Dow Jones ha perso 1.310,68 punti (-3,85%), lo S&P 500 ha ceduto 183,93 punti (-4,28%), il Nasdaq ha chiuso in calo di 747,27 punti (-5,76%), nella peggiore giornata dall’inizio dell’anno. I cali più pesanti li hanno vissuti i settori comunicazione, tecnologia e beni di consumo discrezionali, che hanno perso rispettivamente il 4%, il 4,83% e il 5,79%. In grossa difficoltà i Big tech: Microsoft -4,36%, Alphabet -4,71%, Apple -5,57%, Meta -6,77%, Amazon -7,56%.

Aumento dei tassi di interesse

La Banca centrale statunitense, come atteso, ha annunciato un aumento dei tassi d’interesse di 50 punti base allo 0,75%-1%, il primo rialzo di mezzo punto percentuale dal maggio 2000. La Fed ha inoltre annunciato l’inizio del programma di riduzione del suo bilancio. Jerome Powell, presidente della Banca centrale, ha rassicurato gli investitori, escludendo che la Fed possa procedere con aumenti di 75 punti base, ma la Banca resta aperta alla possibilità di portare i tassi d’interesse sopra il loro livello di neutralità. In altre parole, sarebbe anche disposta, pur di frenare l’inflazione, a passare a una politica monetaria restrittiva.

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Il petrolio Wti al Nymex ha guadagnato 45 centesimi, lo 0,4%, e ha chiuso a 108,26 dollari al barile. Continua la corsa del gas naturale, spinto dalla guerra in Ucraina e dalle sue conseguenze: ieri, ha guadagnato il 4,4%, chiudendo a 8,783 dollari per milioni di unità termiche britanniche, la chiusura più alta dal primo agosto 2008. Oro in rialzo dello 0,3% a 1.875,70 dollari all’oncia. Euro in calo dello 0,7% a 1,0550 dollari. Bitcoin in calo quasi del 9% a 36.250 dollari. Sui bond, forti rialzi per i rendimenti dei titoli a 10 e 30 anni, con il decennale salito al 3,10%, ai massimi dal dicembre 2018.

Trend negativo da quattro mesi

Gli indici sono reduci da quattro mesi terribili: tra gennaio e aprile, lo S&P 500 ha perso il 13,3%, registrando il peggior inizio d’anno dal 1939; il Nasdaq Composite, reduce dal peggiore mese dal 2008, ha ceduto il 21,2%, il peggior inizio d’anno dalla sua creazione, avvenuta nel 1971. Per il Dow Jones, calo del 14,69%. A pesare sugli indici, in questi mesi, sono l’inflazione, i problemi alle filiere, la guerra in Ucraina e la nuova ondata di casi di Covid-19 che fa temere per la crescita economica in Cina.

Attesa la creazione di 400.000 posti di lavoro

Powell ha dichiarato che “ci sono buone possibilità” di far abbassare i prezzi ed evitare, allo stesso tempo, una recessione. “Dovrebbe esserci spazio per eliminare la domanda in eccesso senza far perdere il lavoro alle persone”, ha aggiunto. “L’economia sembra che stia rallentando”, ha dichiarato, “ma non c’è nulla che faccia pensare che siamo sull’orlo di una recessione”. Ieri, registrato un crollo della produttività, nel primo trimestre, del 7,5%, il peggior calo dal 1947, e nuove richieste dei sussidi di disoccupazione in rialzo di 20.000 unità a 200.000, con il numero totale di percettori comunque sceso ai minimi dal gennaio 1970. Oggi, in programma il rapporto sull’occupazione: per il mese di aprile, attesa la creazione di 400.000 posti di lavoro, dopo i 431.000 di marzo; la disoccupazione è attesa in calo dal 3,6% di marzo al 3,5%.

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