I PROGETTI

Green networks, 6 best practice nella mobile industry

La Ngmn Alliance individua gli use case al top in tema di sostenibilità della supply chain frutto delle partnership fra telco e tech company. Deutsche Telekom, Ericsson, Hpe, Ibm, Kpn e Orange i “campioni”

Pubblicato il 17 Gen 2023

Domenico Aliperto

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La riduzione delle emissioni di carbonio della catena di fornitura è di importanza cruciale per le roadmap degli operatori Tlc che stanno indirizzando i propri sforzi verso un’operatività a minor impatto ambientale. A dirlo è la Next Generation Mobile Networks Alliance (Ngmn) che con lo studio “Green Future Networks: Telco Supply Chain Sustainability“, ha identificato sei casi di successo all’interno delle filiere della mobile industry
Si tratta della prima pubblicazione della Fase 2 del programma Green Future Networks di Ngmn per il 2023, vengono delineate le principali sfide che gli operatori di telefonia mobile devono affrontare per sviluppare catene di fornitura sostenibili, fornendo una revisione dell’ambiente normativo e degli standard emergenti e identificando gli approcci e le best practice per lo sviluppo di catene di fornitura sostenibili, mettendo in relazione l’ambiente commerciale e normativo emergente con esempi di cambiamenti che gli operatori e i loro partner della catena di fornitura potrebbero dover apportare, sia a livello strategico che operativo. Ecco le sei best practice individuate dalla Ngmn Alliance.

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Deutsche Telekom punta su supply chain tracciate e formazione

Per Deutsche Telekom, la sostenibilità e la responsabilità sociale svolgono un ruolo fondamentale nelle attività aziendali da oltre due decenni. Basti pensare che a partire dal 2022, circa il 98% delle emissioni complessive di Deutsche Telekom sono generate nella catena di fornitura. Per poter avviare un rapporto commerciale con l’azienda, dunque, i fornitori devono registrarsi su un apposito portale e sottoporsi a un processo di qualificazione. Coloro che lo fanno sono pienamente informati dei principi e dei valori fondamentali di Deutsche Telekom, anche per quanto riguarda la responsabilità d’impresa e la sostenibilità.
La sostenibilità viene presa in considerazione anche nelle decisioni di acquisto: sempre a partire dal 2022, i criteri di sostenibilità sono applicati pure alle gare d’appalto su grandi volumi per la fornitura di prodotti hardware It e di rete e per la scelta dei provider. La capacità di generare un’offerta sostenibile pesa per il 20% nella selezione dei fornitori.
Dal 2018, inoltre, il gruppo ha portato avanti un programma di sviluppo dei fornitori trasformandolo in un vero approccio di settore, a cui hanno aderito Telefónica e Swisscom.
Il Codice di condotta imposto stabilisce i diritti umani fondamentali e gli standard etici, sociali ed ecologici che devono essere riconosciuti dai partner, che hanno l’obbligo di sottoporsi regolarmente a verifiche di sostenibilità interne ed esterne. Un processo di audit standardizzato viene utilizzato per valutare regolarmente gli standard lavorativi, sociali e di vita in loco e la situazione ambientale, in particolare per i fornitori di importanza strategica o associati a un rischio maggiore. Deutsche Telekom infine forma i propri utilizzando specifici moduli online, che trattano ditemi di conformità come la prevenzione della corruzione e le leggi antitrust, di diritti umani e di altri temi di sostenibilità.

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Ericsson spinge i fornitori a dimezzare le emissioni entro il 2030

L’obiettivo dichiarato di Ericsson è portare i propri fornitori a dimezzare le loro emissioni in meno di un decennio. A tal fine, i provider devono fissare i propri obiettivi climatici allineandoli a 1,5°C per le emissioni della loro catena di fornitura a valle. Impegnandosi in questo senso, i fornitori dovrebbero riuscire a dimezzare le proprie emissioni entro il 2030 e comunicare pubblicamente i propri obiettivi.

Il valore più grande di questo approccio risiede nella sua capacità di supportare una transizione della catena di fornitura per l’intero settore, poiché le catene di fornitura sono spesso condivise tra aziende dello stesso settore. Ericsson lo fa congiuntamente attraverso il 1.5 degree Supply Chain Leaders e il Sme Supply Chain Hub, che sono partnership nell’ambito dell’iniziativa Exponential Roadmap.

Si tratta di uno strumento per coinvolgere e facilitare le Pmi e altri fornitori nella transizione verso operazioni a basse emissioni di carbonio. L’iniziativa fornisce una guida comune per la definizione degli obiettivi climatici, un metodo di lavoro comune e un supporto con strumenti e linee guida.

Sviluppando risorse pubbliche come guide e strumenti che chiunque può utilizzare, non solo i membri, l’obiettivo è quello di sostenere tutte le aziende a de-carbonizzarsi e a impegnarsi con i rispettivi fornitori.

Hpe sfrutta la data analysis per diminuire l’impatto delle forniture

Uno degli obiettivi di Hpe è quello di aiutare i clienti a ridurre l’impatto ambientale delle loro infrastrutture senza compromettere le prestazioni e a prendere decisioni basate sui dati che aumentino la sostenibilità delle loro operazioni oltre che l’impatto positivo dei loro prodotti e servizi. Tutto ciò richiede una stretta collaborazione con i fornitori globali. Hpe quindi lavora gomito a gomito con il 95% della catena di produzione per aiutare i provider a migliorare la gestione delle emissioni di gas serra, dell’acqua e dei rifiuti. Utilizzando un software di gestione dei dati della catena di fornitura, la società condivide i cruscotti di gestione con i partner, fornendo dati sulle emissioni specifiche dell’azienda e indicando obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra basati su modelli scientifici, con la possibilità di monitorare i progressi verso i goal dichiarati pubblicamente e di visualizzare le proprie prestazioni rispetto a quelle dei colleghi.

Il programma di gestione della catena di fornitura di Hpe richiede inoltre ai fornitori, che contribuiscono a quasi il 25% dell’impronta di carbonio globale del gruppo, di fissare obiettivi di riduzione delle emissioni basati su dati scientifici per le proprie attività e di comunicare pubblicamente ogni anno le proprie emissioni e i progressi compiuti.

Ibm persevera in una strategia di lungo periodo

Fin dalla sua fondazione, oltre un secolo fa, Ibm si è ancorata a una serie di valori fondamentali che modellano e definiscono l’azienda e permeano tutti i rapporti con i dipendenti, gli investitori, i clienti, le comunità in cui opera il gruppo e la rete globale di fornitori.

La società è un membro fondatore (2004) della Responsible Business Alliance (Rba), un gruppo industriale no-profit che aiuta i suoi membri a sostenere il miglioramento continuo della responsabilità sociale, ambientale ed etica delle loro catene di fornitura. Ibm stessa aderisce al Codice di Condotta (CoC) di Rba, che contiene disposizioni in materia di lavoro, salute e sicurezza, requisiti ambientali, etica e sistemi di gestione, e richiede ai propri fornitori di primo livello di hardware, software e servizi di aderire al CoC di Rba. Attraverso l’Rba e altre associazioni imprenditoriali, collabora con colleghi e fornitori per creare strumenti, condividere l’apprendimento, condurre valutazioni e verifiche per migliorare continuamente le prestazioni e aumentare la trasparenza in tutte le aree della responsabilità aziendale.

Ibm ha emanato requisiti ambientali per i fornitori che risalgono a quasi cinque decenni fa, come la valutazione ambientale, e ha continuato a migliorare i propri programmi. Dal 2010, Ibm ha stabilito nuovi requisiti per tutti i suoi fornitori di primo livello, tra cui il mantenimento di un sistema di gestione per affrontare le loro responsabilità sociali e ambientali, la misurazione delle prestazioni, la definizione di obiettivi e la divulgazione pubblica dei risultati, e la diffusione a cascata dei requisiti ai loro fornitori che eseguono lavori rilevanti per i beni e i servizi forniti a Ibm. Nel 2021 ha fissato un obiettivo che richiede ai principali fornitori dei settori di attività ad alta intensità di emissioni di stabilire un obiettivo di riduzione delle emissioni entro il 2022, in relazione alle loro emissioni di gas serra Scope 1 e Scope 2, in linea con le raccomandazioni scientifiche dell’Ipcc delle Nazioni Unite per limitare il riscaldamento della Terra a 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali.

Kpn: carbon neutrality entro il 2040

Kpn ha già raggiunto l’obiettivo per le emissioni Scope 2 e Scope 1 e mira a raggiungere l’obiettivo della carbon neutrality entro il 2040. Negli ultimi decenni, il gruppo si è affermato come una delle aziende di telecomunicazioni più ecologiche al mondo, motivato dalla convinzione che un business sostenibile sia un business migliore. La partecipazione dei fornitori e dei clienti è fondamentale lungo tutta la catena del valore per costruire le soluzioni necessarie a raggiungere l’ambizioso obiettivo di Kpn.

La strategia di sostenibilità adottata consiste nell’incidere sull’effetto ambientale dell’intera catena di fornitura, dai fornitori ai clienti. L’obiettivo primario è quello di raggiungere una circolarità quasi perfetta entro il 2025. Kpn intende riprogettare almeno 15 prodotti tipici per la circolarità entro il 2022, ad esempio utilizzando materiale rigenerato. Ciò riguarda le apparecchiature di rete e i dispositivi domestici come modem e set-top box – rispetto ai quali dovrà essere massimizzato il riutilizzo e il riciclaggio, evitando l’incenerimento e lo smaltimento – ma anche la flotta di veicoli aziendali, che sarà composta da auto a emissioni zero.

Orange accelera sul programma O’Green

Complessivamente, sono dieci i principi chiave che regolano le azioni di Orange sul fronte dell’approvvigionamento responsabile: equità finanziaria, focus sui fornitori strategici, limitazione dei rischi, profondo coinvolgimento nel settore, approccio Tco, integrazione degli aspetti ambientali e sociali, impatti territoriali, processo di acquisto equo, Supplier Relationship Management, professionisti dell’approvvigionamento e della Supply Chain formati e certificati.

Dal punto di vista operativo, nel 2020 il dipartimento Supply Chain del gruppo ha lanciato un progetto denominato O’Green per misurare e ridurre l’impronta di carbonio delle attività di Supply Chain, principalmente in termini di consumo energetico dei magazzini e di consegne a clienti e negozi.

Tra la fine del 2019 e il primo semestre del 2020, Orange ha testato lo strumento Bec (BearingPoint’s Emission Calculator) sui flussi in Francia e Romania, individuando uno strumento ottimale per la raccolta dei dati sulle emissioni di CO2 e per elaborare modelli di calcolo. – Dall’inizio del 2022, sotto il coordinamento del Group Supply Chain Centre of Excellence, il programma O’Green ha raggiunto con successo un obiettivo importante: la misurazione dell’impronta di carbonio di tutti i flussi di distribuzione delle apparecchiature dei clienti e delle operazioni logistiche di magazzino, in tutti i Paesi europei, per gli anni 2019, 2020 e 2021.

All’inizio del 2022, il programma aha iniziato a coinvolgere i Paesi dell’area Mea, prima con Orange Marocco e poi con Orange Egitto. Parallelamente, sono stati raccolti i dati sui flussi di rete delle infrastrutture in tutta l’impronta di Orange in Europa.

O’Green agisce su quattro elementi per contribuire alla strategia Engage 2025 del gruppo Orange: Kpi affidabili per misurare adeguatamente le emissioni della catena di fornitura (flussi logistici e consumo energetico dei magazzini); report extra-finanziari in stretta collaborazione con i team Csr; dati affidabili; solida analisi dell’impatto delle azioni che agiscono direttamente sulle emissioni di CO2 della catena di fornitura.

La vision e la missione della Ngmn Alliance

“Le Green Future Networks sono una priorità strategica fondamentale di Ngmn”, commenta Anita Doehler, Ceo di Ngmn. “Telco Supply Chain Sustainability è la prima di diverse pubblicazioni previste per il 2023, ed è giusto che riguardi la catena di fornitura, dove la collaborazione tra gli operatori e i loro partner è così fondamentale per il successo di entrambe le parti nell’affrontare il cambiamento climatico”.

La vision della Ngmn Alliance è d’altra parte quella di fornire una guida d’impatto per ottenere servizi di telecomunicazione mobile innovativi e convenienti per l’utente finale, con particolare attenzione al supporto della piena implementazione del 5G, alla padronanza del percorso verso la disaggregazione, alla sostenibilità e alle reti verdi, nonché al 6G.

La missione di Ngmn Alliance si fonda su quattro pilastri: valutare e guidare l’evoluzione tecnologica verso la piena implementazione del 5G; stabilire una rotta verso la disaggregazione guidando lo sviluppo di soluzioni aperte, virtualizzate e cloud native con un’attenzione particolare al modello operativo end to end; costruire soluzioni sostenibili e attente all’ambiente; sostenere l’avvento del 6G, evidenziando le tendenze chiave tra i requisiti tecnologici e sociali e i casi d’uso da affrontare.

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