IL REPORT

Rifiuti elettronici: gli italiani fra i maggiori accumulatori di vecchi smartphone

Secondo una ricerca del consorzio Weee siamo in pole position in Europa sui piccoli elettrodomestici, laptop e tablet con una quota del 29%. E quel che preoccupa è che un cittadino su sei quando decide di liberarsene non si reca presso gli appositi centri di raccolta

14 Ott 2022

Veronica Balocco

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Più di cinque miliardi dei 16 miliardi di telefoni cellulari stimati in tutto il mondo saranno gettati o accantonati nel 2022: impilati l’uno sull’altro, questi telefoni dismessi si innalzerebbero per 50.000 chilometri, più di cento volte più in alto della Stazione spaziale internazionale. Un problema che riguarda in primo luogo gli italiani: secondo un report del consorzio di ricerca Weee, i cui i risultati sono stati consolidati dal Programma dei cicli sostenibili (Scycle) dell’Istituto delle Nazioni Unite per la formazione e la ricerca (Unitar), su sei Paesi Ue analizzati, il nostro è al primo posto per quota di piccoli elettrodomestici, laptop e tablet accumulati sull’intero stock posseduto da ogni famiglia: ben 29%. 

L’accumulo di molti tipi di prodotti plug-in e alimentati a batteria piccoli, inutilizzati, guasti o rotti ha rappresentato il focus della quinta Giornata internazionale annuale dei rifiuti elettronici.  In occasione dell’evento, la ricerca Weee ha rivelato che, nonostante contengano oro, rame, argento, palladio e altri componenti riciclabili, la quasi totalità di questi dispositivi indesiderati verrà gettata o incenerita, causando danni significativi alla salute e all’ambiente.  “Gli smartphone sono uno dei prodotti elettronici che ci preoccupano di più”, dichiara Pascal Leroy, direttore generale del Forum Raee, un’associazione no-profit che rappresenta quarantasei organizzazioni di responsabilità dei produttori.

Fino a cinque chili di device accumulati per persona

I telefoni cellulari in disuso sono solo la punta dell’iceberg di 44,48 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici generati ogni anno e non riciclati. Secondo l’indagine, che ha coinvolto sei Paesi europei tra giugno e settembre 2022, molti dei cinque miliardi di telefoni ritirati dalla circolazione verranno accumulati piuttosto che gettati nella spazzatura. Questo accade perché le famiglie e le aziende dimenticano i cellulari in cassetti, armadi, credenze o garage invece di portarli a riparare o riciclare. Secondo il rapporto, in una famiglia media europea si accumulano fino a cinque chili di dispositivi elettronici per persona.

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Accumulare per potenziali usi futuri

Nel dettaglio, il sondaggio mostra che, su 8.775 famiglie di Portogallo, Paesi Bassi, Italia, Romania e Slovenia e Regno Unito, la famiglia media contiene 74 prodotti elettronici come telefoni, tablet, laptop , utensili elettrici, asciugacapelli, tostapane e altri elettrodomestici (escluse le lampade).  Di questi, 13 vengono accumulati (9 dei quali inutilizzati ma funzionanti, 4 rotti). Ma perché? Secondo la ricerca, il 46% delle 8.775 famiglie intervistate ha considerato il potenziale uso futuro come la ragione principale per accumulare piccole apparecchiature elettriche ed elettroniche. Un altro 15 percento accumula i propri gadget con l’intenzione di venderli o regalarli, mentre il 13 percento li conserva per “valore sentimentale”. 

Ma c’è una buona notizia: proprio pochi giorni fa, il Parlamento europeo ha approvato una nuova legge che prevede che l’Usb-C diventi lo standard unico per i caricabatterie di tutti i nuovi smartphone, tablet e fotocamere a partire dalla fine del 2024. Si prevede che l’iniziativa genererà un risparmio annuo di almeno 200 milioni di euro e ridurrà più di mille tonnellate di rifiuti elettronici nell’Ue ogni anno.

Ogni italiano possiede in media 9 dispositivi inutilizzati o rotti

E che le case degli italiani siano piene di Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) è confermato anche dalla ricerca “Raee e Rpa. Livelli di conoscenza, opinioni e comportamenti. Cosa nascondono nei loro cassetti gli Italiani?” realizzata – sempre in occasione dell’E-waste day – da Ipsos per conto di Erion su un campione di 1.400 cittadini italiani (dai 18 ai 75 anni). Secondo l’indagine, ogni concittadino ha in media 9 dispositivi inutilizzati o rotti. In particolare, l’81% degli italiani dichiara di possedere almeno un vecchio dispositivo in casa ancora funzionante, ma inutilizzato, e il 61% lo tiene anche se rotto (tra quest’ultimi per il 33% si tratta di vecchi cellulari, per il 23% di caricabatterie e per il 17% di laptop). Il motivo principale? Il 39% pensa di poterlo riparare, mentre il 30% di poterne utilizzare le parti di ricambio, il 23% dichiara ancora di non conoscere la corretta procedura di smaltimento e il 15% ha difficoltà nel raggiungere un centro di raccolta. Stessa situazione per le batterie: più di 1 italiano su 2 dichiara di avere in casa pile e batterie esauste. 

Riguardo alle modalità di dismissione, a fronte di un 63% di intervistati che si sono liberati di almeno un Race negli ultimi 12 mesi, 1 su 6 dichiara di averlo fatto in modo inappropriato, gettandolo nel sacco dell’indifferenziata, nel cassonetto stradale o nel bidone della plastica. Ai primi posti per conferimento scorretto: asciugacapelli (22%), tostapane e frullatore (20%) e caricabatterie per cellulari (18%). Questo nonostante il 79% dichiari di conoscere i rischi ambientali di un errato conferimento. 

Nuove generazioni sempre più propense alla condivisione

Guardando ai comportamenti degli italiani in fatto di sostenibilità, l’indagine rileva un trend in calo rispetto al 2021 tra chi dichiara di fare spesso la raccolta differenziata (80% rispetto all’85%). Ed è solo il 39% (-14%) che preferisce riparare un oggetto piuttosto che sostituirlo con uno nuovo. Le nuove generazioni risultano le più propense alla condivisione, come sharing/noleggio, e all’acquisto di prodotti riciclati e ricondizionati. 

“Il quadro che ci presenta Ipsos è allarmante: sono davvero ancora troppi i Raee e i rifiuti di pile e accumulatori dimenticati nelle case degli italiani, rifiuti che, se avviati al corretto riciclo, potrebbero rappresentare una miniera strategica di materie prime di cui il nostro Paese è sempre più povero – commenta Danilo Bonato, direttore generale di Erion -. Occorre maggiore informazione, questo è chiaro. È importante però che ci sia anche più responsabilità da parte di noi cittadini nello sfruttare maggiormente i servizi a disposizione per conferire le proprie apparecchiature non più utilizzate o non più funzionanti: tenerle dimenticate nei cassetti, in soffitta o in cantina è esso stesso un gesto contro l’ambiente. Bisogna invertire questa tendenza”.

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