5G, l'appello di Pileri: "Frequenze a costi contenuti" - CorCom

STRATEGIE

5G, l’appello di Pileri: “Frequenze a costi contenuti”

Il presidente di Anitec chiede al Governo di non essere “esoso” nella determinazione del prezzo di cessione per i diritti d’uso dello spettro. In modo che le risorse “vadano dove creeranno maggiore sviluppo”. Serve partire col piede giusto: “I prossimi smartphone stanno arrivando sul mercato già abilitati alla fruizione delle nuove frequenze”

11 Apr 2017

F.Me

Il 5G abiliterà servizi fondamentali e saranno necessari grandi investimenti. Ma proprio per questo serve che il prezzo delle frequenze non sia elevato “per lasciare che le risorse vadano dove creeranno maggiore sviluppo”. Lo ha detto Stefano Pileri presidente Anitec illustrando i vantaggi che scaturiranno dallo sviluppo del nuovo standard di comunicazione mobile. “Potrebbe decollare bene in poco tempo – ha detto Pileri -. Per la prima volta, la concorrenza tra gli operatori potra’ giocarsi sulla varieta’ e qualita’ dei servizi supportati, dalla telemedicina ai collegamenti per i veicoli che si guidano da soli, a tutte le applicazioni di Industria 4.0″. Gli operatori non hanno ancora condiviso una stima sugli investimenti necessari ma saranno comunque cospicui: dalle attuali 50mila antenne, voluminose e invasive, che funzionano oggi, si passera’ a 500 mila ma piccole e poco invasive, sia sul piano fisico che soprattutto su quello dell’elettrosmog”. Quanto all’iniziativa del governo per le 5 città in 5G a concorrere stanno schierandosi Telecom, Vodafone, Fastweb, Wind. “Tutto questo – ricorda Pileri – procede di pari passo con lo sviluppo dell’ultrabroadband sulla rete fissa, che sta mobilitanto investimenti per 10,5 miliardi da quest’anno al 2019, che porteranno il nostro Paese a fare un salto qualita’ enorme affinche’ tutte le aziende possano disporre presto di una connettivita’ di oltre 1.000 megabit al secondo”. Pileri sottolinea che la prossima generazione di smartphone – dall’I-Phone 8 al Samsung 8 – stanno arrivando sul mercato gia’ abilitate alla fruizione delle nuove frequenze: “Per questo e’ importante cominciare a sperimentare col passo giusto, vista anche la buona competizione tra operatori che sta iniziando anche sulla sola fase della sperimentazione”.

Del resto “la digitalizzazione è il fattore cardine per la trasformazione competitiva digitale dell’intero Paese ha detto Pileri intervenendo all’Italian Investment Showcase di Milano. “In Italia il processo è avviato e l’attenzione delle istituzioni è cresciuta in questi ultimi anni. Tuttavia, siamo ancora indietro rispetto a molti altri Paesi europei, e questo si riflette, in rapporto causa-effetto, sulla capacità di attrarre investimenti per far decollare la ripresa”.

Secondo i dati diffusi nel 2017 in relazione al Digital Transformation Enablers’ Index, l’indice che indica la predisposizione del Paese a recepire la trasformazione, collocano l’Italia al 16° posto.

“E’ necessario investire in capitale umano, infrastrutture, sviluppo del digitale ed, infine, migliorare ancora i processi della Pubblica Amministrazione, se vogliamo aumentare la capacità del nostro Paese di attrarre investimenti e, con essi, velocizzare la trasformazione – spiega Pileri – Secondo l’indice Desi (Digital Economy and Society Index) – aggiunge Pileri – l’Italia si colloca infatti solo al 25° posto della classifica Europea del livello di digitalizzazione: l’indicazione di Anitec è continuare ad incoraggiare le nostre imprese a investire sul digitale, sui nuovi modelli di business e nella ricerca affinché garantisca l’innovazione che è vita per le imprese stesse”.

Come illustrato da Pileri nel suo intervento, la realizzazione dei progetti in essere quali il piano ultra broadband, Industria 4.0, la PA Digitale, le tempestiva transizioni al 5G e al nuovo Digitale Terrestre (Dvb-T2) e lo sviluppo delle applicazioni Smart City, Building e Home, quale primo tassello della smart community sono tra gli elementi chiave per abilitare una crescita più sostenuta del nostro Paese anche grazie agli investimenti della comunità internazionale.

Realizzare dunque investimenti in innovazione “a tutto tondo”, partendo dall’assunto che l’innovazione è un concetto trasversale e che oggi è sempre più permeata dal “fattore digitale” presente infatti in tutti i settori dell’economia e della vita sociale, è dunque la ricetta.

L’innovazione anche è “culturale”. E su questo punto il nostro Paese, e l’Europa possono e devono giocare un ruolo da leader se intendono mantenere la propria competitività. L’Italia, in particolare, può “avverare” il processo di internazionalizzazione delle proprie Pmi valorizzando, attraverso il digitale, le competenze specifiche ed hi-level di cui dispone e che le sono già riconosciute all’estero.

In questo scenario, il tema della collaborazione con il Sistema universitario e della Ricerca, Sviluppo e Innovazione è da sempre centrale nelle attività di Anitec e delle aziende associate quali principali interpreti e fornitori delle tecnologie, apparati, soluzioni e servizi innovativi ed evoluti gioca un ruolo fondamentale.