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INDUSTRIA 4.0

Robot, l’Italia spinge l’acceleratore: l’87% delle industrie li adotterà di qui a 3 anni

Secondo i dati di Boston Consulting Group le aziende sono pronte ad utilizzare i sistemi di AI e machine learning entro il 2021 anche se poche hanno una strategia di adozione di lungo periodo. Nodo competenze. Cina e India all’avanguardia

05 Giu 2019

Silvia Preti

E’ evidente che non ci si può arrendere al futuro. E il mondo delle imprese e del lavoro non può certo sottrarsi a questo assioma. Anzi, per quanto riguarda lo sviluppo tecnologico, il futuro sembra correre ancora più velocemente.

Secondo un’indagine condotta da Boston Consulting Group, “Advanced Robotics in the Factory of the Future”, in Italia quasi nove imprese produttive su dieci entro i prossimi 3 anni utilizzeranno robot di seconda generazione, sistemi avanzati in grado di automatizzare in maniera profonda l’attività industriale, consentendo a macchinari e dispositivi di prendere decisioni e compiere azioni in maniera autonoma, di auto-adattarsi ai cambiamenti della produzione o delle condizioni ambientali e di lavorare anche in situazioni di rischio.

L’indagine che ha coinvolto 1314 dirigenti di imprese in 12 Stati diversi, tra cui l’Italia, ha rilevato che il 52% degli intervistati a livello globale ritiene che queste tecnologie diventeranno una parte essenziale della produzione industriale entro il 2025. L’86% delle aziende internazionali intende impiegarli nel proprio sistema produttivo entro 3 anni, con un picco del 91% proprio tra le imprese tecnologiche. In Italia ben l’87% delle imprese utilizzerà robot di seconda generazione, un valore vicino alla media globale, addirittura superiore a quello rilevato in Giappone (72%), UK (75%), USA (80%), anche se inferiore a quello di Germania e Francia (92%) e dalle capofila Cina (96%) e India (97%).

“Per la maggioranza delle aziende, questo inciderà sulle competenze richieste al personale- ha spiegato Jacopo Brunelli– Partner e Managing Director di BCG, il modello di produzione abilitato dalla robotica avanzata produrrà una riqualificazione della forza lavoro e una nuova organizzazione della fabbrica. Aumenteranno i dipendenti più qualificati e con conoscenze interdisciplinari in grado di gestire i processi produttivi automatizzati; diminuirà, invece, la domanda di forza lavoro tradizionale. Rispetto al modello tradizionale, con poche persone al vertice e una base di operai che svolgono attività semplici e ripetitive, la fabbrica intelligente del futuro avrà una gestione più orientata alla motivazione, al lavoro di squadra e per obiettivi”.

Tuttavia l’indagine rileva che esiste un gap evidente quando dalle intenzioni si passa all’azioni. Se la consapevolezza dell’importanza dei sistemi avanzati di robotica sulla produzione è piuttosto diffusa, emerge, però, che poche imprese hanno veramente pianificato le tappe necessarie a realizzare questo cambiamento.

Solo un’impresa su dieci, infatti, (11%) ha ad oggi introdotto con successo i robot di nuova generazione nelle fasi produttive e solo il 20% ha stabilito un piano per convertire la produzione nei prossimi 3-5 anni. Le altre sono frenate dall’attuale sistema di sviluppo delle nuove tecnologie, che solo dal 30% sono ritenute mature ed efficaci.

Prendere tempo è però perdere tempo, un lusso che potrebbe costare caro a molte imprese visto che i cambiamenti avverranno in fretta ed è proprio ora il momento di definire i passaggi necessari alla completa trasformazione digitale della produzione. Per vincere le sfide dei prossimi anni, infatti, secondo BCG, le imprese devono cominciare ad adottare al più presto i processi necessari alla  trasformazione digitale, seguendo tre linee guida: definire il proprio obiettivo complessivo, acquisire competenze al proprio interno e dotarsi di un’immagine di insieme che rappresenti il funzionamento dell’intero sistema produttivo. Solo così sarà possibile beneficiare del progresso tecnologico e sbloccare il potenziale inespresso.

Del resto da azienda a “smart factory” il processo non è facile, ma è un’avventura che vale veramente la pena tentare. Pena: perdere in partenza il treno dell’Industria 4.0.

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