L'INTERVISTA

Impresa 4.0, Pisino: “Più risorse per le pmi che investono in tecnologia”

Il ceo di Cim4.0: “Serve incentivare le imprese ad adottare sistemi e strumenti digitali. Cruciale il ruolo dei competence center come punti di raccordo tra distretti industriali ed ecosistemi territoriali”

Pubblicato il 03 Feb 2023

Enrico-Pisino-Cim40

Dare continuità d’azione al piano Impresa 4.0, mettendo a disposizione delle pmi più incentivi per l’accesso alle tecnologie e valorizzando il ruolo dei competence center come punti di raccordo tra distretti industriali ed ecosistemi territoriali. È questa la “ricetta” di Enrico Pisino, ceo di Cim4.0, il competence center realizzato dal Politecnico di Torino uni­ta­men­te a 22 azien­de part­ner.

Nell’ultima legge di Bilancio, non sono stati rifinanziati gli incentivi per Impresa 4.0. Cosa servirebbe a questo punto per non vanificare i risultati ottenuti finora?

Occorre a mio avviso dare continuità di azione rispetto a quanto già realizzato e rendicontato dalla rete dei Competence Center in questi primi tre anni, favorendo il più possibile la connessione tra distretti industriali ed ecosistemi territoriali. Il ruolo dei Centri di Competenza Nazionale non è in discussione, lo testimoniano i risultati raggiunti: essi sono e devono rimanere puntelli solidi e concreti verso le imprese italiane, visto che l’innovazione è un treno che corre ad altissima velocità. Devono però essere messi nella condizione di poter continuare a garantire alle aziende il miglior aiuto possibile, sia relativamente ai servizi di formazione sia in merito al supporto a progetti di ricerca e innovazione, compresa la fase del “testing before invest”, fondamentale per le pmi oggi in grande ritardo sul fronte della transizione digitale e quindi su quell’eccellenza necessaria per competere in contesti internazionali. Occorre poi garantire e semplificare l’accesso alle nuove tecnologie e questo significa incrementare l’ammontare delle risorse con cui sostenere la domanda delle imprese stesse.

In questo quadro, il ministero delle Imprese che ruolo può svolgere?

Il Ministero dovrà avere un ruolo propulsivo nella promozione degli investimenti rispetto alle tecnologie innovative, valorizzando il ruolo dei Competence Center, degli Edih e delle Case delle tecnologie emergenti, rafforzando la capacità di incontro tra il mondo della ricerca e le imprese nell’applicazione di sistemi tecnologici all’avanguardia. La fame di innovazione delle pmi oggi non è coperta dalle risorse individuate, serve mirare su progetti di trasferimento tecnologico in linea con le richieste dei mercati globali e trovare le adeguate coperture per garantire alle aziende un affiancamento strategico ed operativo messo a disposizione per esempio dai team dei Competence Center. Ma non basta: serve anche operare secondo una modalità sistemica, favorendo lo sviluppo tecnologico e digitale di settori quali la mobilità sostenibile e l’aerospazio, sviluppando quell’ecosistema “World Class” fondamentale per supportare le nostre imprese e attrarre al tempo stesso investimenti nel nostro territorio da parte di altre aziende.

Ma l’Italia ha le carte in regola per vincere questa sfida?

L’Italia ha tutte le carte in regola per essere attrattiva, sia considerando la competizione europea sia considerando la competizione globale. Il Pnrr ci sta offrendo quest’opportunità e dovremmo sfruttarla affinché, più che i Kpi dei singoli progetti, sia garantito lo sviluppo di tale ecosistema, che per definizione dovrà essere attivamente partecipato non solo dalle accademie ma in egual misura anche dalle imprese private”.

Cim4.0 ha lanciato di recente un piano per le Pmi: quali sono i punti salienti?

Il Piano fa leva sulle competenze distintive e sulle capacità applicative del nostro centro di competenza, ossia quelle della manifattura additiva e delle tecnologie digitali per i processi manifatturieri forti del sostegno dei nostri soci fondatori e ulteriori partner best in class. Da una parte l’offerta dei nostri servizi si consoliderà su tutto il territorio nazionale e nello stesso tempo si amplierà sul fronte tecnologico in termini di processi additivi e laser-based e di metodologie e soluzioni core del mondo digitale: intelligenza artificiale e sicurezza informatica in primis. Sul fronte dei settori industriali considereremo come traiettorie di riferimento le roadmaps dei settori “mobilità sostenibile” e “aerospace”, pronti a contaminare e sostenere tutti i settori industriali coinvolti nella transizione digital e green. Inoltre, forti del sostegno dell’Europa, del Mur e soprattutto del Ministero delle Imprese e del Made In Italy, avvieremo azioni di sostegno alla domanda di innovazione dedicate alle pmi. Per queste aziende ed anche per le startup innovative, garantiremo l’accesso a servizi di assoluta qualità e accessibili in termini di costo: dalla formazione continua alla consulenza specialistica, dai progetti di trasferimento tecnologico alle attività di testing nelle nostre linee pilota.

Cim4.0 ha un osservatorio privilegiato sulla trasformazione digitale dell’impresa. A che punto è il Paese?

La capacità di confrontarsi puntualmente e profondamente con il tessuto nazionale delle pmi ci offre la possibilità di una testimonianza schietta, vera e di sviluppare di conseguenza una sintesi più robusta e completa di quelle realizzate dai vari osservatori. Oggi l’industria italiana sfrutta ancora l’eccellenza nel campo della manifattura sviluppata nel tempo e riconosciuta da decenni a livello globale. Possiamo dire vive o meglio sopravvive di “rendita” pensiamo ad esempio a settori come l’Automotive o l’Aerospace. Alcuni “capi filiera” sono più deboli in un contesto competitivo globale, altri spostano il loro baricentro fuori dall’Italia.

E allora?

Occorre sviluppare un contesto territoriale che possa invertire la rotta. Il processo di trasformazione digitale, ad esempio, è un processo per definizione continuo, in Italia molto è stato fatto sul fronte dell’innovazione dei macchinari, importanti investimenti soprattutto da parte delle Grandi e Medie Imprese, non sempre però accompagnato dal necessario re-engineering dei processi e dalla formazione del capitale umano. Il Paese ha bisogno di procedere in questa direzione in modo accelerato e con una politica che garantisca quindi le Imprese di qualsiasi dimensione nel rinnovamento dei macchinari, nello sviluppo di progetti di re-engineering dei processi e del prodotto e nella formazione continua del capitale umano. Occorrerà insistere su più filiere produttive, quelle che incidono maggiormente nella creazione di posti di lavoro e quelle che anticipano lo sviluppo tecnologico, mobilità e aerospace in primis, garantendo l’eccellenza del made in Italy.

L’Italia ha un forte gap di competenze, come registra anche il Desi della Ue. C’è una ricetta per risolvere il problema? E quale ruolo possono svolgere i competence center?

Credo fortemente che la formula per risollevare il Paese debba considerare la formazione come elemento imprescindibile. Una formazione di qualità e soprattutto per tutti, nessuno deve restare indietro. Occorre quindi da una parte garantire un’offerta di qualità coinvolgendo sia l’Università sia le Imprese, quelle che già oggi esprimono un’eccellenza sul fronte del digitale. Per formare risorse e Imprese nel campo delle tecnologie digitali occorre abbinare il docente universitario dell’ambito tecnologico o disciplinare specifico con lo specialista che oggi opera nei contesti industriali più all’avanguardia: questa rappresenta esattamente la nostra formula per garantire un’offerta formativa di qualità e centrata ai bisogni delle aziende, e soprattutto per garantire il trasferimento di conoscenza, competenza e capacità applicativa. Oggi i Competence Center sono tra i pochi che possono farlo, forti del contributo di università e leader tecnologici e di esperienze concrete, recenti e particolarmente positive. È altrettanto importante coinvolgere i Competence Center anche per supportare la domanda di formazione in particolare delle pmi. Ci siamo dotati, come Rete dei Competence Center, di metodi di assessment che possiamo trasferire e/o applicare per abilitare l’ingresso e supportare nel percorso formativo del capitale umano le imprese e i singoli lavoratori. Sono fiducioso, visto il documento recente di Indirizzo da parte del Mimit, che diventeremo uno strumento operativo sul fronte anche della formazione continua, upskilling e reskilling, di cui le aziende e l’intero Paese hanno un gran bisogno.

Cim4.0 è entrato in attività 3 anni fa: qual è il bilancio?

Il bilancio di questi tre anni come Cim4.0 è molto positivo. Siamo riusciti a rispettare tutti i Kpi del progetto, dai tempi di attuazione allo sviluppo delle due linee pilota; dalla definizione di un’offerta formativa coerente ai fabbisogni delle pmi, alla realizzazione di tre edizioni della Cim4.0 Academy, unica realtà italiana capace di preparare e mettere a disposizione delle imprese italiane per la loro transizione digitale e green oltre 70 nuovi Industry 4.0 Innovation Leader, certificati dalla Scuola Master e Formazione Permanente del Politecnico di Torino. Proprio in questi giorni ha preso il via la IV edizione della nostra Academy, fortemente centrata sulla transizione green oltre che sulla digitalizzazione. Tutto questo è stato compiuto in tre anni, partendo da un foglio bianco, e con in mezzo il periodo pandemico, mettere a terra tutti gli obiettivi richiesti dal Governo. Il merito va equamente diviso con i nostri soci fondatori, Università, Politecnico di Torino e 22 tra i più importanti player industriali che oggi operano a livello nazionale e internazionale; con gli activity partner che in questi anni si sono uniti; con il team operativo del nostro competence center ed il team tecnico del Mise, oggi Mimit, con cui abbiamo lavorato in sintonia e che ci ha sempre supportato in modalità costruttiva. In tre anni il Cim4.0 con circa 23 milioni di euro (7 milioni di euro messi a disposizione dal Ministero, 16 milioni tra cash e contributi ‘in Kind’ messi a disposizione dai nostri soci) ha sviluppato un centro nazionale ad alta specializzazione con due linee pilota uniche nel panorama italiano: una dedicata alla manifattura additiva (stampa 3D evoluta) e l’altra alle tecnologie digitali abilitanti la manifattura 4.0.

Quante pmi si cono avvicinate al vostro competence center?

Sono migliaia le aziende, di cui circa il 70% Pmi, che si sono avvicinate al nostro competence center, mentre in centinaia hanno già usufruito dei nostri servizi. All’interno del nostro centro le aziende possono toccare con mano tecnologie che vanno dalla manifattura additiva all’IoT; dalla realtà aumentata alla guida autonoma, dalla cobotica all’AI; essere supportate nei loro processi di trasferimento tecnologico; testare prodotti o servizi prima di essere immessi sul mercato; usufruire di moduli formativi personalizzati per l’aggiornamento delle competenze del loro capitale umano. In sostanza ottenere una consulenza a 360° per comprendere come aumentare la propria competitività utilizzando il meglio del 4.0 oggi disponibile adattato alle proprie specifiche esigenze.

Progetti per il futuro?

Guardiamo al presente e a futuro con ottimismo, vogliamo essere ambiziosi oltre che preparati. Mi riferisco sia a progetti di trasferimento tecnologico a vocazione europea, penso agli European Digital Innovation Hub e al progetto Expand da noi coordinato, focalizzato a supportare, in Piemonte e Valle d’Aosta, le piccole e medie imprese all’interno degli ecosistemi industriali della manifattura in primis e della pubblica amministrazione sui temi della Intelligenza Artificiale e della Sicurezza Informatica. Penso anche al nostro primo roadshow su tutto il territorio nazionale studiato per avvicinare i territori ai nostri servizi e avviare quella collaborazione con i poli d’innovazione ed i centri di trasferimento tecnologico regionali e i Digital Innovation Hub territoriali, indispensabile per rendere efficace la nostra azione di supporto alle Imprese. La prossima tappa, dopo essere partiti dall’Abruzzo, il 28 Febbraio sarà a Bari e contiamo nel 2023, grazie a questi eventi, di toccare tutti gli ecosistemi industriali del Paese e contribuire così a favorire la collaborazione auspicata e a incrementare il nostro impatto sul territorio nazionale.

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