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LO STUDIO

Industria 4.0, “mismatch” tra domanda e offerta di lavoro zavorra per l’Italia

In un caso su 5 le imprese hanno difficoltà a trovare un candidato idoneo. Servizi informatici e meccanica “avanzata” i settori più colpiti. Per combattere la skill obsolescence le imprese puntano alla formazione continua: il 27% lancia progetti ad hoc. Lo studio di Unioncamere e Anpal

22 Dic 2017

Federica Meta

Giornalista

Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro aumenta: la difficoltà segnalata dalle imprese di trovare il candidato più idoneo passa, infatti, dal 12% dei contratti totali del 2016 ad oltre il 21% nel 2017. Lo evidenzia l’analisi sui fabbisogni occupazionali delle imprese nell’anno in corso, condotta da Unioncamere e Anpal, sui dai del sistema informativo Excelsior: tuttavia, in un mondo che cambia rapidamente e in cui la forza lavoro registra progressivi aumenti dell’età media anche le competenze dei lavoratori stanno “invecchiando” e potrebbero non essere più adeguate. Globalizzazione e digital transformation  stanno poi radicalmente mutando le skills richieste ai lavoratori e stanno facendo emergere nuove professionalità.

Il mismatch tra domanda ed offerta di lavoro, che quest’anno arriva ad interessare più di un posto di lavoro su 5, non è solo legato a un problema quantitativo ma soprattutto qualitativo, relativo cioè alla differenza tra le nuove competenze richieste dalle imprese e quelle offerte dai lavoratori: le cause della difficoltà di reperimento sono da imputare principalmente alla mancanza di adeguata preparazione dei candidati (48%), non solo ad una loro carenza numerica (42%).

Non è un caso che i settori caratterizzati dalle maggiori difficoltà di reperimento siano costituiti dal manifatturiero – maggiormente esposto alla concorrenza internazionale e protagonista della rivoluzione 4.0 – e soprattutto da quei settori più direttamente coinvolti nella rivoluzione tecnologica: servizi informatici e meccanica registrano, infatti, una difficoltà di reperimento pari rispettivamente al 40,0% e al 38,8%.

L’analisi dei fabbisogni occupazionali per titolo di studio mostra, poi, come la difficoltà di reperimento sia massima nella “filiera” elettronica e riguardi tutti i livelli di istruzione (terziaria con il 55,4% di difficoltà di reperimento, secondaria con il 36,9% e diploma professionale con il 33,5%).

L’indagine mostra inoltre come le difficoltà delle imprese nel reperire i profili desiderati aumentano quando le e-skills (che comprendono la capacità di utilizzare linguaggi e metodi informatici e matematici, il possesso di competenze digitali, la capacità di gestire applicazioni di robotica, big data IoT e dei processi di industria 4.0) sono più rilevanti per lo svolgimento dell’attività lavorativa: quasi il 30% delle figure per le quali le e-skills sono ritenute molto importanti risultano di difficile reperimento. A queste si aggiunge una richiesta molto diffusa e trasversale di competenze “green”, che è possibile definire come l’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale.

Il possesso di competenze, inoltre, è essenziale per i giovani. In particolare, per le competenze informatiche e digitali, la quota di richiesta per gli under 30 arriva a essere fino a 5 punti superiore a quella totale.

Per gestire il rischio legato alla skills obsolescence, le imprese puntino in misura crescente sulle attività di formazione continua per aggiornare e adeguare le competenze del proprio capitale umano: la quota di imprese che ha svolto tali attività è aumentata nel 2016 in misura significativa rispetto agli anni precedenti, arrivando al 27% del totale.

Questa evoluzione che sta interessando il mercato del lavoro risulta ancora più evidente esaminando i programmi di assunzione del 2017, dai quali emerge che il 60% delle imprese prevede nuove entrate – percentuale che sale al 72% per le imprese esportatrici e all’80% quelle che innovano – e oltre un terzo dei contratti sarà destinato a giovani con meno di 30 anni e per oltre il 46% a laureati e diplomati.

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