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LA PROPOSTA

Industria 4.0, il piano “bis” di Calenda-Bentivogli

Il ministro dello Sviluppo e il segretario della Fim Cisl disegnano il nuovo patto per la fabbrica: “Formazione continua la chiave. Così si sostiene la produttività dell’Italia”

12 Gen 2018

F. Me.

Più investimenti privati per sostenere lo sviluppo delle competenze 4.0. E’ la proposta lanciata dalle pagine del Sole 24 Ore dal ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e il segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli, per accelerare sul roll ou del piano Industria 4.0.

“Dal punto di vista contrattuale occorre rispondere ad una produzione che sarà sempre più ‘sartoriale’ e quindi il contratto nazionale ha senso non solo se ne riduce drasticamente il numero delle tipologie, che negli ultimi anni è esploso, ma anche e soprattutto se il suo ruolo resta quello di ‘cornice di garanzia’ finalizzata ad assicurare il più possibile una dimensione di prossimità all’impresa – scrivono i due – Va incoraggiato il decentramento contrattuale , utile anche ai programmi condivisi di miglioramento della produttività, a livello territoriale, di sito e di rete”. Questo processo, insieme a nuovi elementi di contrattazione (welfare aziendale, formazione continua) possono rappresentare un “nuovo patto per la fabbrica”.

Altro strumento fondamentale per ricostituire base manifatturiera sono i Nuovi Contratti di Sviluppo destinati per l’ 80% al Mezzogiorno che spesso vedono protagonisti grandi aziende multinazionali: “Il rifinanziamento dei contratti di sviluppo costituisce una priorità per gli anni a venire”.

Focus anche sulla banda ultralarga come leva di produttività. Sottolineando i passi avanti fatti col piano Bul, Calenda e Bentivogli evidenziano la necessità di concentrare lo sviluppo della rete in un unico opratore, “valutando con tutte le cautele del caso un’eventuale remunerazione con tariffe regolamentate”. Questo per “utilizzare al meglio le risorse disponibili pubbliche e private, evitando duplicazioni infrastrutturali e garantendo la massima concorrenza e neutralità nell’offerta dei servizi retail”.

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