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IL PIANO

Industria 4.0, allarme Istat: “Troppo poche le imprese disposte ad investire”

Il presidente Giorgio Alleva: “Quasi un terzo ritiene non valga la pena sostenere i costi”. In controtendenza automotive ed elettronica

12 Lug 2017

F.Me

Poche le imprese italiane pronte a fare Industria 4.0. L’allarme lo lancia Giorgio Alleva, presidente Istat , ascoltato in commissione Lavoro del Senato sull’impatto sul mercato del lavoro della quarta rivoluzione industriale.

“Per quanto riguarda l’utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle imprese, l’Italia si sta avvicinando alla media europea. Permane tuttavia un divario nello sfruttamento delle potenzialita’ offerte dalle nuove tecnologie nell’organizzazione d’impresa e, in particolare, nel commercio elettronico – ha rilevato Alleva – L’Italia è il Paese europeo con la percentuale più elevata d’imprese (quasi un terzo, contro il 22% per l’insieme dell’Unione) che ritiene non valga la pena sostenere i costi di vendere online, perché non ripagati dai benefici. La debolezza dell’offerta e della domanda tendonoa influenzarsi reciprocamente”.

Per quanto riguarda nello specifico la strategia Industria 4.0, il presidente dell’Istat ha riferito che, sulla base di una recente rilevazione, “le imprese dei comparti manifatturieri che prevedono di adottare o incrementare, durante il 2017, le tecnologie Ict promosse dal piano Industria 4.0 (Crm, Scm, Erp2, additive manufacturing, cloud internet, machine-to-machine ecc.) sono ancora relativamente poche: ci puntano 6 comparti su 22 (autoveicoli, elettronica, apparecchiature elettriche, farmaceutica, metallurgia e macchinari). “Negli autoveicoli, in particolare, prevedono di utilizzare questo tipo di tecnologie due terzi delle imprese”. ha puntualizzato.

“Nel 2016 il saldo positivo – ha sottolineato Alleva – ha riguardato soltanto due settori, apparecchiature elettriche e autoveicoli”. Meglio sul fronte servizi di mercato. “Qui le imprese che prevedono di adottare o incrementare le tecnologie Ict nel corso del 2017 sono più numerose: il saldo tra risposte positive e negative è positivo in 10 settori su 26, in particolare nei servizi postali e di corriere, nella consulenza informatica e nelle telecomunicazioni, e nel comparto della ricerca e della selezione di personale. Anche in questo caso si registra un lieve progresso rispetto al 2016″. Alleva ha infine sottolineato l’importanza degli investimenti in infrastrutture digitali per promuovere l’adozione delle nuove tecnologie.

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