IL PIANO

Industria 4.0, Camusso: “Politica assente, serve governare il cambiamento”

La segretaria della Cgil: “Il piano non cambia solo la manifattura ma tutte le relazioni sociali. Necessario un focus sulla trasformazione del lavoro”

Pubblicato il 30 Mag 2017

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Economia 4.0 è “un sistema di incentivi, migliore di altri perché ha favorito investimenti e processi di innovazione, ma non è stato certo un elemento di governo del cambiamento”. Lo sostiene la leader della Cgil Susanna Camusso a margine di un incontro alla Fondazione Feltrinelli sulla “Jobless society”. Secondo Camusso “la cosa che si sottovaluta è che si individua una insieme di tecnologie che contemporaneamente stanno operando e che determinano una effettiva rivoluzione e forse la politica dovrebbe domandarsi quale progetto sociale ha, su quale sistema di welfare e come evita che diventi una modalità di polarizzazione e come intervenire sulla formazione”.

“La tecnologia – ha concluso – si può governare, e per questo c’è la politica, che è mancata in questa fase di trasformazione e di valorizzazione del lavoro. Industria 4.0 fa pensare che si tratti di manifattura, invece che di un tema che cambia le relazioni sociali”.

E, a chi sostiene che con la rivoluzione 4.0 “tutto sarà non standard”, Camusso ha replicato che “bisognerebbe prima dirsi cosa è standard. Da Foodora ad altre nuove realtà vorrei dire che i problemi di chi ci lavora sono orario e salario: due cose tra le più standard che esistano”. C’è quindi il problema di mantenere delle regole e poi quello di “ricostruire le forme di rappresentanza”. Altro tema cruciale è quello della formazione: “L’accesso all’innovazione non deve essere riservato solo ad alcuni”, ha sottolineato Camusso, che al governo ha rinfacciato: “Il processo di formazione permanente è già scomparso prima ancora di comparire”. Camusso ha indicato infine il nodo degli strumenti, definendo il tavolo “Lavoro 4.0” “una sorta di arabe fenice che ogni tanto viene convocato. Poi si inventeranno Welfare 4.0, cioè ce lo faranno pagare ancora di più e così via. Ci vuole invece – ha concluso – un’idea di società. Se il lavoro mancherà, e mancherà, puoi affrontare la cosa o dicendo che fari assistenza o che farai politiche di tempo-lavoro. Su questo c’è un dibattito aperto nel mondo, bisognerebbe favorirlo”.

Anche in occasione della presentazione della piattaforma “Idea diffusa” la segretaria della Cgil aveva detto a CorCom che Industria 4.0 pone sul piatto nuove domande “sulle condizioni delle persone, sugli orari di lavoro e anche sullele retribuzioni e poi ovviamente come tutto questo incide sui temi dell’universalità”.

“Sarebbe profondamente sbagliato per il paese immaginarsi che una fase di rivoluzione tecnologica senza governo si traducesse in maggiori disuguaglianze e maggiori povertà”, chiariva Camusso.

“Nel contesto del cambio di paradigma nei processi economici e industriali che stiamo vivendo – spiegava al nostro giornale – la Cgil si è messa in gioco, costituendo una ‘Consulta Industriale’, una community di persone interne ed esterne alla confederazione stessa, che ha l’obiettivo d’interrogarsi su questi cambiamenti ed elaborare strategie per Industry 4.0 e, in generale, per le politiche industriali. Lo strumento principale con cui si perseguirà questo fine sarà ‘Idea Diffusa’, una piattaforma collaborativa online ad accesso selezionato”.

Idea diffusa è una community e una piattaforma online per discutere di Industria 4.0 e scambiarsi esperienze, con un occhio di riguardo alla grande trasformazione del lavoro abilitata dalla robotica, dallo IoT e dai sistemi di “frabbrica connessa”. Dotata di un newsfeed che raccoglie e aggrega notizie sul web e basata su un repository per una documentazione digitale, “Idea diffusa” è un’agorà, un luogo di informazione collaborazione, partecipazione e lavoro.

Idea diffusa è uno dei pilastri del progetto “Lavoro 4.0” appena lanciato dal sindacato guidato da Susanna Camusso, il cui timone è nelle mani di Fabrizio Solari. “Per la Cgil – spiega Solari – è obbligatorio focalizzarsi sul lavoro e per farlo occorre partire dalla reale conoscenza dei fenomeni. Si tratta di accettare un punto di osservazione non molto diffuso nella attuale normalità dei comportamenti: serve non fermarsi a pensare all’oggi ma provare ad immaginare la realtà del 2030 che è meno lontano di quanto possa sembrare”.

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