Industria 4.0, le "brilliant factory" di GE trampolino per l'Italia - CorCom

L'INTERVISTA

Industria 4.0, le “brilliant factory” di GE trampolino per l’Italia

Parla il presidente e Ad, Sandro De Poli: “Virtual manufacturing, sensori e digitalizzazione della supply chain al centro della produzione. A Firenze il primo progetto”. Piano Calenda: “Porterà il Paese verso il futuro, l’Italia ha le carte in regole per competere con la Germania”

08 Feb 2017

Federica Meta

Big data, software, sensori, sistemi di controllo e robotica per incrementare la produttività e ottimizzare il funzionamento delle macchine e delle operazioni. Sono questi i pilastri della strategia di GE Italia per l’Industria 4.0 che il ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, considera un esempio virtuoso da seguire. Sandro De Poli, presidente e Ad di GE Italia, la delinea a CorCom.

De Poli, cosa sta realizzando in concreto GE Italia?

La nostra strategia pone al centro la cosiddetta Brilliant Factory caratterizzata da 4 elementi: virtual manufacturing, automazione tramite sensori, ottimizzazione della produzione e ottimizzazione della supply chain. GE ha attualmente 400 fabbriche globalmente. Per trasformare il modo in cui queste fabbriche vengono gestite e per aumentarne la produttività, stiamo portando 13 progetti pilota sulle “Brilliant Factory”. In Italia abbiamo iniziato con Firenze. Altro impegno riguarda la nostra unit GE Additive.

Di che si tratta?

In Italia ci sono tre stabilimenti dove GE produce con tecnologia Additive. Lo stabilimento Avio Aero di Cameri produce eliche per le turbine dei motori di aerei. Il risultato è la creazione di eliche per i motori degli aerei in alluminio di titanio, con performance termodinamiche equivalenti a quelle dei materiali convenzionali, ma con un peso ridotto della metà. Grazie a tecniche innovative come quelle di Cameri è possibile diminuire il peso di ogni aereo, riducendo di conseguenza il consumo di carburante e le emissioni. Il polo di GE Oil & Gas a Talamona è un centro industriale d’innovazione che fa della ricerca tecnologica il suo punto di forza, specializzato nella produzione di pale, fondamentali installazioni poste sia sopra che intorno alla parte rotante di una turbina per indirizzare la compressione o l’espansione del gas al suo interno. Nel 2004 lo stabilimento è diventato Centro di eccellenza per la produzione di piccoli componenti per tutta GE. Grazie inoltre allo sviluppo recente dell’Additive Manufacturing lo stabilimento lombardo di GE Oil & Gas ha infine fatto il definitivo salto di qualità che lo ha reso pioniere nella stampa 3D applicata all’industria. Infine GE Oil & Gas Additive Center of Excellence a Firenze che svolge anche un’attività di ricerca e sviluppo.

L’Italia si sta muovendo verso Industria 4.0. Crede che il Paese abbia le carte in regola?

Non solo credo che abbia tutti i numeri per farcela, ma sono convinto ancor di più che non abbia scelta. O al massimo entro 4-5 anni rischia di scomparire dallo scenario della manifattura mondiale.

Siamo in ritardo?

No, oggi il delta tra i Paesi che hanno già digitalizzato la produzione e la supply chain – Germania in testa – e quelli che stanno accelerando adesso ancora non è così ampio. Questo significa che ci sono margini per attuare e implementare il piano Industria 4.0.

Quindi giudica positivamente il programma di Calenda?

È un piano ben strutturato, con regole di ingaggio aperte a tutte le imprese che vogliano fare smart manufacturing.

Si riferisce al fatto che gli incentivi sono “orizzontali” e non a bando? Qualcuno ha criticato la scelta, sottolineando che si rischia lo sperpero di risorse, magari dando soldi anche a chi in realtà non è interessato ad innovare.

Francamente mi sembrano critiche senza fondamento. Non ho mai conosciuto un imprenditore interessato a benefici fiscali o altre forme di incentivo, se non destinati ad investimenti mirati. Le misure del Piano per l’Industria 4.0 accelereranno la modernizzazione dell’Italia verso nuovi orizzonti di competitività. L’impegno ad assicurare adeguate infrastrutture di rete e a garantire la sicurezza e la protezione dei dati permetterà al nostro Paese di effettuare quel salto tecnologico necessario per migliorare la produttività e l’efficienza del sistema manifatturiero.

Un tema molto dibattuto riguarda il coinvolgimento delle Pmi nell’Industria 4.0. Che possibilità ci sono che queste imprese, tradizionalmente più resistenti all’innovazione, vengano spinte al cambiamento?

Il meccanismo di ingaggio della piccola e media impresa non è mai facile. A mio avviso è centrale il ruolo che possono svolgere le associazioni di categoria che si devono farsi parte dirigente del roll out del piano. Dall’altra parte è previsto anche un ruolo consulenziale da parte di istituzioni universitarie, che servirà a fare in modo che chiunque abbia interesse a investire in questo settore lo faccia seguendo i binari giusti.

Come può contribuire GE al rilancio “digitale” delle Pmi?

Le Brilliant Factory sono anche “spazi” dove mostrare alle piccole e medie imprese cosa significa fare industria 4.0, come intervenire per digitalizzare la produzione ma anche la supply chain. GE è inoltre pronta ad offrire il proprio supporto a questo piano, mettendo a disposizione dell’industria italiana la propria piattaforma digitale aperta Predix, frutto di un’ineguagliabile conoscenza delle macchine industriali e di oltre 5 anni di ricerca e sviluppo nel campo dell’Industrial Internet of Things, in collaborazione con le migliori università mondiali e italiane.

Altro tema caldo riguarda la grande trasformazione del lavoro. Lei che idea si è fatto: sarà una chance o una catastrofe in termini di posti di lavoro?

È difficile fare previsioni sull’impatto occupazionale. È chiaro che ci saranno enormi cambiamenti epocali. Ma forse l’approccio giusto per affrontare la questione è porre la domanda da un’altra prospettiva: quanti posti di lavoro verranno persi se l’Italia perde il treno del digitale? In quel caso, sì, che sarebbe lecito parlare di catastrofe.

E allora?

Serve un investimento coraggioso sulle competenze perché la nuova industria avrà sempre più bisogno di figure iper-specialistiche in grado di fra funzionare il sistema. Per l’industria 4.0 sono indispensabili ingegneri 4.0, periti 4.0.

Per fare investimenti servono soldi, tanti. E le aziende, soprattutto le piccole e medie, spesso non ce la fanno. Che fare?

Ci sono i fondi regionali per la formazione, ad esempio, che se adeguatamente utilizzati possono rappresentare una chiave. Ma è necessaria che le informazioni sulle modalità di accesso circolino. Anche in questo caso è centrale il ruolo che possono svolgere le associazioni di categoria. Poi c’è la formazione scolastica.

Che giudizio si sente dare sulla scuola e sull’università italiana?

Ci tengo a dire che il livello di preparazione degli studenti è alto. E mi riferisco sia alla formazione universitaria sia a quella superiore. Un esempio virtuoso? Gli istituti tecnici superiori che preparano figure complete che, in ambito 4.0, saranno sempre più richieste.

Argomenti trattati

Approfondimenti

I
industria 4.0
S
smart manufacturing