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EYCAPRI

Industria 4.0, Scudieri (Adler): “L’automotive trainerà la svolta”

Il presidente del gruppo italiano: “L’industria auto del prossimo decennio è una primavera in piena fioritura. La fabbrica connessa deve coinvolgere tutta la catena del valore e interpretare il futuro”

07 Lug 2017

Andrea Frollà

“Non ho mai creduto a chi sosteneva che il settore fosse maturo e che l’auto come prodotto avesse esaurito il suo corso. L’industria auto del prossimo decennio è una primavera in piena fioritura ed è la frontiera hi-tech più evolutiva, non solo per sé stessa”. È una convinzione che non ammette il minimo dubbio quella di Paolo Scudieri, presidente di Adler Group, che considera il settore automotive un driver di tutto il nuovo ecosistema dell’industria 4.0. In una video-intervista rilasciata a EconomyUp in vista dell’evento EY Capri Digital Summit 2017, il numero uno del gruppo con sede a Ottaviano (NA), che progetta, sviluppa e industrializza componenti e sistemi per l’industria del trasporto, sottolinea i cambiamenti in atto spinti dall’innovazione tecnologica dei sistemi produttivi.

“La modernizzazione della produzione coinvolge tutta la catena del valore, dalla fornitura al cliente finale con un’azione rigorosa ed efficiente, dando il giusto valore alle diverse fasi – spiega Scudieri -. La fabbrica 4.0 deve interpretare il futuro, cioè garantire competitività e permettere di travalicare le limitazioni, dalle normative alla pressione fiscale passando per i costi dell’energia”. Il gruppo Adler si è mosso, aggiunge il presidente, “interpretando il concetto di fabbrica intelligente in maniera semplice e complessa allo stesso tempo” concentrando gli sforzi sulla sfida più importante, cioè “ricevere sempre più dati e interconnetterli tra uomini e macchine”.

La fabbrica intelligente e l’economia circolare, prosegue Scudieri, “rendono competitivi quei territori che per fattori terzi non lo sono” e favoriscono “cambiamenti straordinari che creano nuove competenze” e che “impattano su alcune aree di lavoro tradizionale”. In questo contesto il made in Italy, conclude il numero uno di Adler Group, è un vanto che comporta grandi responsabilità: “Essere italiani è un pregio che costa. Non c’è un gap per l’imprenditore italiano ma una palestra più dura da frequentare”.