8 MARZO

Digital women, strada (ancora) in salita nelle aziende italiane

Secondo i risultati di un’indagine NetConsulting Cube per CA Technologies nessuna donna tra i Data scientist. E scarseggiano le figure femminili fra i Big data engineer e gli esperti in cyber security e Iot. Ancora forti le resistenze culturali e organizzative. Ma in aumento i programmi per le “quote rosa”

08 Mar 2017

Mila Fiordalisi

Nessuna donna tra i Data scientist italiani. Tra i Big Data Engineer e i Digital Information Officer appena una donna ogni quattro uomini e la medesima situazione, se non peggiore, si ravvisa tra gli esperti in Internet delle Cose, Cyber Security, Data Protection e Mobile Application. Unica eccezione positiva riguarda la figura dell’esperto in metodologie “agile” – legata alla capacità di sviluppare in modo rapido e veloce applicazioni software – che vede le donne alla pari degli uomini. Questo lo scenario emerso dall’indagine “Donne e digital transformation: binomio vincente”, condotta da NetConsulting Cube per conto di CA Technologies su un campione di Responsabili delle Risorse Umane e Direttori dei Sistemi Informativi di 60 aziende italiane e 225 studenti di licei e istituti professionali e presentata oggi durante l’incontro “Nuovi orizzonti per le millennial digitali”, organizzato da CA insieme con Fondazione Sodalitas per promuovere il dibattito sul valore della formazione Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) e sul ruolo delle donne nell’innovazione tecnologica.

Le donne dunque scarseggiano fra le otto figure professionali legate alla trasformazione digitale e all’innovazione – Data Protection Officer, Digital Information Officer, Cyber Security Expert, Big Data Engineer, Mobile Application Developer, Data Scientist, Esperto in Metodologie Agile e Internet of Things Expert. E la situazione non sembra destinata a cambiare nel breve-medio termine, quantomeno a giudicare dalle risposte degli intervistati. Molti gli studenti, in particolare le studentesse, che ignorano alcune delle professioni in questione: se l’esperto in Intelligenza Artificiale e Robotica, quello in Cyber Security e lo sviluppatore di app mobili risultano noti ai più i restanti profili appaiono sconosciuti al 50% del campione anche se si ravvisa curiosità per le figure del Data Scientist e del Big Data Engineer.

“I risultati della ricerca sottolineano come sia necessario promuovere maggiori attività di informazione, sia da parte delle scuole che delle aziende, per consentire ai giovani di guardare a nuovi orizzonti e avere un’ampia visibilità sugli sbocchi professionali che la tecnologia può offrire loro in ogni settore”, ha commentato Michele Lamartina, Amministratore Delegato di CA Technologies. “Parallelamente, occorre una maggiore collaborazione tra il mondo della scuola, le aziende e il settore no profit per dar vita a programmi e iniziative concrete, come Deploy Your Talents e Programma il Futuro, che incoraggino ragazzi e ragazze ad avvicinarsi con interesse e senza preconcetti alle materie Stem”.

Tra le 60 aziende interpellate, gli addetti che ricoprono ruoli tecnico scientifici sono il 30% e, di questi, solo il 13% è rappresentato da donne. Si rileva dunque un significativo divario di genere, confermato dai Direttori dei Sistemi Informativi: secondo il 35% circa è ancora molto elevato, per il 41,9% si sta riducendo e per il 9,3% non esiste. Eppure, secondo il 95% dei Responsabili delle Risorse Umane, una maggiore presenza femminile favorirebbe la creazione di prodotti/servizi orientati all’universo “in rosa” e quindi contribuirebbe a far crescere il business soprattutto in risposta alla sempre più rilevante richiesta di prodotti high tech molto personalizzati da parte delle consumatrici, come sostiene oltre l’84% del campione.

Secondo i Responsabili delle Risorse Umane difficoltà si ravvisano però già in fase di recruiting: è scarsa la disponibilità di risorse laureate in discipline Stem (secondo il 43,2% degli intervistati), è basso il livello di interesse delle donne verso le professioni IT (29,7%) e sono poche le loro esperienze lavorative pregresse in ruoli tecnico-scientifici (27%). Di contro si registrano anche resistenze culturali interne all’organizzazione e difficoltà organizzative per integrare le risorse femminili in ruoli tecnico-scientifici. Inoltre, sempre secondo gli stessi interlocutori, le principali cause della minore presenza femminile nei ruoli tecnico scientifici al loro interno riguardano soprattutto la difficoltà a conciliare i tempi del lavoro con quelli familiari (50%), gli stereotipi di genere associati a queste categorie di competenze (47,4%), le minori possibilità di fare carriera rispetto agli uomini (47,4%) e la scarsa applicabilità di soluzioni lavorative part-time e flessibili (47,4%). Senza contare le resistenze aziendali al loro ingresso e alla loro affermazione (42,1%) e la mancanza di modelli femminili di successo italiani in ambiti STEM (15,8%).

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Tutti ostacoli confermati dai Direttori dei Sistemi Informativi: il 79,1% riconosce che per una donna è più difficile fare carriera in ambito tecnologico rispetto a un uomo, il 75% ritiene che le donne siano sottorappresentate nelle posizioni manageriali e di responsabilità e il 72% sostiene che le aziende dovrebbero incentivarne la presenza.

Ancora: nelle strutture Sistemi Informativi delle aziende interpellate le donne rappresentano mediamente il 28% del totale, ma salgono al 31% quando il Cio è donna.

Anche in termini di ruoli, le differenze sono sostanziali a seconda che al vertice della divisione ci sia una donna o un uomo: nel primo caso, il 78,6% è responsabile di area; nel secondo caso, le responsabili di area sono ridotte a meno di un terzo (23,5%).

Le aziende stanno però dimostrando – emerge sempre dall’indagine- di aver compreso l’esistenza di un significativo gender gap e i Responsabili delle Risorse Umane interpellati confermano di aver già avviato programmi mirati a indirizzare in modo corretto le necessità espresse dalle donne: il 52,8% ha sviluppato una politica di pari opportunità di carriera, iniziativa caldeggiata anche dal 45,2% dei Direttori dei Sistemi Informativi intervistati; il 33,3% ha reso disponibili soluzioni lavorative a tempo parziale e flessibile; il 27,8% ha creato condizioni e strutture di lavoro più adeguate e il 25% ha promosso l’utilizzo di soluzioni di Smart Working.